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Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume storico

Questionario

Questionario
Questionario sulla rievocazione storica ed il costume.
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Costume femminile nel Medioevo

Premessa sull’abbigliamento femminile medievale e sulla donna medioevale

Dopo la caduta dell’impero romano l’abbigliamento femminile cambiò radicalmente. Venne abbandonata la tradizionale tunica con drappo, sostituita pian piano (specie nel nord europeo) da una semplice tunica di un unico colore dalla manica più o meno lunga.
L’abito era sempre quello, tutto l’anno, ma per le donne d’alto lignaggio nei mesi più freddi faceva eccezione un mantello in genere di pelliccia lavorata e degli stivaletti, molto corti, in pelle morbida e lavorata. Sotto l’abito in genere non veniva indossato nulla e le donne erano completamente nude.
L’abbigliamento rimase tale fin circa i secoli X-XI, quando la donna cominciò a divenire oggetto e soggetto del peccato, creatura ancor più discriminata e ritenuta socialmente inferiore rispetto l’uomo e quindi si provvide a coprirla il più possibile. È in questi secoli che appunto comparirono le prime sottovesti. Non erano queste che altre tuniche, in lino o lana, più sottili e in funzione da biancheria intima (sotto le donne erano sempre nude) e da veste da notte. La tunica che prima aveva svolto entrambi i ruoli oltre a quello di indumento, ora svolgeva solo quest’ultimo.
In genere le tuniche erano o a manica lunga (la manica però si apriva verso il polso) o erano senza manica. Nel secolo successivo (XII) la manica dell’abito assume un aspetto diverso: si allarga e ha un “allungo” verso il polso.
A seconda della zona, l’abito mutava leggermente d’aspetto pur mantenendo però le funzioni e gli aspetti “primari”.
La sottoveste era in genere accollata, ma non troppo, a seconda degli usi e dei costumi; mentre l’abito divenne sempre più scollato. La forma della scollatura variava da circolare ad appuntita a quadrata. Vennero adottati, ma molto raramente e specie in Inghilterra, i primi “colli alti”.
La sottoveste o sottotunica si allacciava davanti con un cordone che passava attraverso dei buchini lavorati a mano o a delle asoline o addirittura si allacciava con dei bottoni in legno (molto rari e non sempre identici tra loro).
È nel XII secolo che compare, almeno per gli alti ranghi della società, il soprabito.
Non era altro questo che una normalissima tunica appena più stretta (e a volte anche corta) aperta sul petto e tenuta unita solamente o da un bottone o da una catenina o ancora da un cordone, a seconda dei gusti, della moda.
Il mantello non perse la sua importanza e cominciarono a comparire mantelli sempre più grandi e sempre più lavorati. Il mantello prese oltre la funzione protettiva, quella accessoria.
Nei secoli (XI-XII) le scarpe si alternano dai sandalini ai comodi stivali in morbida pelle. In sostanza non cambia molto rispetto i secoli precedenti, ma per gli alti ranghi sociali la lavorazione è molto curata. Verso la fine del XV secolo, età di inizio Rinascimento, le scarpe femminili assumono un aspetto sempre più simile a quello che si vedrà nel secolo XVII e gli stivaletti scompaiono, almeno nei ranghi alti e permanendo in forme pressoché volgari, nella società contadina.
L’abbigliamento comprendeva anche la testa talvolta, a seconda della zona e della moda si ritrova tra gli alti ranghi comodi capellini (o cuffiette) appoggiate sul capo (i capelli erano raccolti in trecce solitamente) e tenute ferme da un morbido velo (spesso di seta) che fermato alla cuffietta scendeva sotto il collo avvolgendolo e venendo fermato dietro.
Nei secoli XIV e XV la manica del vestito assume un aspetto diverso, a sbuffo e la vita, che prima era tenuta alta nel vestito, tende ad abbassarsi leggermente. Il mantello grosso e pesante dei primi secoli tende ad abbellirsi assumendo un aspetto più grazioso e fine.
Altra caratteristica che domina l’abbigliamento femminile della donna nobile medievale è lo strascico che dal XI al XIV secolo si allunga e si accorcia a piacimento a seconda della moda e del gusto personale.
Per i mesi invernali erano inoltre previsti piccoli guanti in pelle, usati solo nei ranghi più alti (duchi e principi) e sottili, oggi apparirebbero stupidi e volgari, brutti.
L’abbigliamento femminile, come anche quello maschile, fu soggetto ad un evoluzione progressiva e non fu un contrasto se non laddove il cambiamento era stato netto, ovvero laddove si passo dalla corta tunica barbara alla dalmatica di damascato, lunga e lavorata.
L’abbigliamento femminile dei ranghi più alti era un’eccezione vera e propria in alcuni casi, perchè in genere nella nobiltà l’abbigliamento variava da quello borghese solo nel pregio del tessuto e nella lavorazione, nelle forme, nella cura delle cuciture.
Mentre negli alti ranghi l’abito era in genere di velluto, broccato o tessuti importanti dall’Oriente come il damascato, nei bassi ranghi l’abito era di seta, lino o lana.
Cambiavano i colori: sgargianti e contrastanti nei ranghi alti, intonati e scuri nei ranghi bassi. È ferma credenza che le donne usassero solo ed esclusivamente colori scuri, nulla di più falso e lo confermano i dipinti dell’epoca (vedi quadro sotto). I colori scuri, come il nero, avevano nel Medioevo una specifica funzione, quella di mortificare la carne, ma è risaputo che questa funzione non fu mai onorata. Il nero, colore della morte e del lutto, della tristezza e del dolore, era il prediletto per la mortificazione delle passioni, ma si pensa che appunto fosse usato solo negli abiti per cerimonie funebri. In genere gli abiti femminili medievali nobili erano di colore blu scuro, verde smeraldo, porpora, viola scuro in contrasto con bianco, fucsia, giallo e turchese. Nei ranghi bassi invece si è notato che si usavano il blu scuro, verde smeraldo, porpora, viola scuro in contrasto con bianco o con il nero.
Le scarpe e gli stivaletti non variavano a dispetto dell’alta nobiltà. Il mantello era invece meno lavorato e tenuto spesso fermo da un elaborato cordone.
Nei ceti poveri la donna indossava, ma non sempre, la semplice sottoveste e l’abito rozzo di sopra. Il mantello non sempre c’era e si usava al suo posto una volgare coperta in lana. Le scarpe erano degli zoccoli duri in legno, scomodi e larghi.
Negli alti ranghi della scala sociale, nei medi e anche nei ceti poveri non esistevano per donne gravide abiti pre-mamam. Ci si limitava ad allargarli sempre di più in vita alzando quest’ultima fin subito sotto il seno. Si tornavano a restringere poi dopo la gravidanza.
Come detto prima, nel Medioevo, aveva preso l’usanza di coprire il capo femminile e la copertura era differente a seconda dello status sociale. Le donne nobili, in generale, erano solerti a portare nei primi secoli del Medioevo il classico velo con soggolo.
Il velo, è da precisare, non identificava obbligatoriamente una suora o una monaca. Queste ultime si differenziavano dal resto della popolazione femminile non tanto per il velo che copriva il loro capo (le monache erano rasate in genere. La tonsura era infatti un gesto di sacrificio di se stesse a Dio, donando una parte di sé in segno di totale devozione e abbandono e disposizione al sacrificio) quanto per l’abito povero e guercio e spesso di colore nero o scuro, unico per tutte, dal rosario e dalla presenza sempre fissa di una o più consorelle dell’ordine.
Ma com’era la donna, la femmina, nel Medioevo?
Ci si aspetta la dama o contadina di bell’aspetto e ben disposta, nulla di più ingannevole perchè, come viene detto più avanti, non erano belle e non sempre si incontrava una donna dai modi gentili.
La donna medievale era piccola di statura (non superava 1.60 m) e tendenzialmente magra, salvo casi eccezionali. Era più pulita del maschio, ma sempre poco pulita se confrontata con la donna di oggi, ma non aveva sempre un corpo sano e forte.
Il carattere della donna medievale è il carattere di una donna spesso austera e depressa, umile e sottomessa in tutto e per tutto, oggetto del marito in tutti i sensi, costretta all’obbedienza e alla prolificazione per garantire l’erede maschio. Punita se sbagliava, simbolo del peccato e della vergogna, della tentazione e del tradimento, priva della libertà di scegliere. In sostanza la donna era una schiava, spesso in senso stretto perché doveva assecondare marito e famiglia in tutto e per tutto. Era schiava la nobile, era schiava la popolana, era schiava la povera. Purtroppo si crede che le donne nobili fossero più colte e più libere, falso perché non erano più intelligenti o mature di una non nobile e quando non erano schiave del marito o della famiglia erano schiave dei loro doveri politici. Si tende sempre a generalizzare, ma è anche bene precisare che c’erano donne buone d’animo e gentili e devote, fedeli.
In generale, prive della libertà di essere donne, vivere come donne, ma non prive del tormento e della totale mancanza di diritto perché il loro era quello del marito.
Promesse spose alla nascita a degli sconosciuti, che spesso erano parenti strettissimi (quando non si trattava di incesto) o a degli estranei alla famiglia che però facevano con un matrimonio un interesse. La donna medievale è sempre stata vista con un occhio di compassione ed è sbagliato perché c’erano anche quelle che sapevano stare sottomesse senza essere schiave, che sapevano alzare la testa senza superbia, che sapevano essere donne, orgogliose di se stesse e del marito e trattate con rispetto.

L’abito della plebea

Per donna povera si intendeva innanzitutto una donna di umili origini e quindi una donna del popolo, la plebea, quella che nel Rinascimento e nell’Età moderna sarà la borghese.
L’abito delle povere/popolane era, come detto sopra, molto semplice e comprendeva nei primi secoli del medioevo solo la tunica che svolgeva le tre funzioni già dette. Successivamente l’abito rimase composto dalla tunica che divenne vestito e dalla sottotunica che fungeva da biancheria intima e da camice notturno. In testa le donne povere erano solerti a portare una cuffia che nel corso del tempo cambiò leggermente la sua forma. La funzione era anche quella di proteggere i capelli dall’umidità e dagli odori della casa, specie quello del fumo che già si attaccava agli indumenti. L’uso di cuffie non impedì però alle donne dell’epoca, le povere e le serve specialmente, di venire a contatto con pidocchi e pulci che comunque si attaccavano non solo ai capelli ma anche agli indumenti e da qui a tutto il corpo.
La donna povera non indossava abiti di tessuto pregiato, ma nemmeno di tessuto normale, bensì grezzo o lavorato in casa. Talvolta l’abito era vecchio e rattoppato e per di più passato di madre in figlia. Lo stesso era per gli uomini dello stesso ceto sociale.
L’abito dei poveri era più spesso in lana, specie quello delle donne. L’abito era quasi un simbolo dello status e del loro ruolo dentro e fuori l’ambiente domestico. La donna povera infatti si occupava interamente della casa, di allattare i propri figli e quelli dei nobili qualora fosse a servizio di una ricca casata come nutrice (era una serva comunque).
i colori erano generalmente scuri o squallidi (grigio, marrone) nell’abito plebeo.
Generalmente le plebee non erano nemmeno belle (al contrario di quanto facciano credere le fiabe ambientate nel medioevo) e tanto meno in buona salute. L’aspetto peggiorava in seguito a gravidanze e aborti, malattie e condizioni di vita.
[Bisogna poi dire che come le plebee, anche le nobildonne non erano sempre di bell’aspetto e la bellezza era virtù di poche, per non dire di nessuna. Le condizioni di vita in genere non hanno concesso alla donna medievale di raggiungere la bellezza cantata dai trovatori. Come le plebee anche le nobili si sformavano dopo le gravidanze o una malattia e abbruttivano. Forse è per questo che i nobili finivano ad una certa età per prendere in seconde o terze nozze o semplicemente come amanti delle ragazzine, ancora acerbe e desiderabili e non sformate o abbruttite.
Visto con occhio moderno sembra strano, ma era la realtà dei fatti. C’era una certa predilezione per le ragazze di bordello o di locanda e per le prostitute, specie quelle giovani. Come oggi, le prostitute non rientravano in una precisa fascia di età perché si andava dai 15 anni ai 30 e a trent’anni una donna poteva già dirsi vecchia, considerando che l’età media femminile era sui 35 anni. Era più facile trovare in una locanda una giovane ragazza sui 15 anni o verso i 25 che una di trenta]


L’abito da sposa

Premessa sul matrimonio

Il matrimonio non era il coronamento di un sogno d’amore quanto quello di un sogno economico e i matrimoni erano veri propri contratti dove la merce di scambio era la donna. Il contratto non aveva però solo il lato economico, ma anche quello politico, al fine di fare delle alleanze. Essendo la donna priva del diritto di decidere di sé stessa, veniva promessa in genere dal padre, se orfana dai fratelli o ancora dai parenti più stretti o addirittura dal signore locale ad un compagno del pari rango della ragazza. La sposa portava con sé la dote, ossia una parte dei beni o del patrimonio della famiglia.
Il matrimonio poteva avvenire benissimo tra cugini o tra conoscenti o estranei, a seconda dell’offerta più allettante. In genere i due sposi si conoscevano il giorno stesso delle nozze e il giuramento di sangue era forzato e non volontario.
INFATTI OGGI È STATO ABOLITO E NELLA FORMULA DEL RITO CRISTIANO COMPARE CHIARA ED ESPLICITA LA DOMANDA CIRCA L’INTENZIONE DEI DUE SPOSI DI VOLERSI SPOSARE SENZA ALCUNA COSTRIZIONE.
 
La sposa medievale doveva essere casta, vergine fisicamente e s’è riscontrato in alcune fonti, se pur non del tutto accreditate, che questa subisse una vera e propria visita prima delle nozze. Questa visita era effettuata da nutrici o donne di fiducia da parte del casato del marito. In alcuni casi la visita era fatta dalle donne della famiglia dello sposo e in questo modo si evitavano imbrogli di tutti i tipi, considerando che erano svariati i metodi per simulare una verginità inesistente. Si pensa, ma non ci sono fonti certe, che anche la famiglia della sposa avesse il dovere di fare frequenti visite per evitare la ragazza si concedesse fuori dal matrimonio.
Ad ogni modo, prima delle nozze, veniva visitata e l’esito il più delle volte serviva non solo a confermare o meno la verginità quanto anche la capacità di garantire o meno una prole, una discendenza al casato del marito.
Una volta sposata, la donna era di proprietà del marito che poteva usarla a suo piacimento.
I matrimoni medievali erano stabiliti a tavolino e avevano il solo scopo di perpetuare il nome di un casato, la donna aveva, infatti, il dovere di garantire una prole. Quando infatti la donna non aveva una corporatura adatta alla generazione dei figli veniva mandata in convento. Questo avveniva soprattutto nei ceti bassi.
Nei ceti alti funzionava allo stesso modo solo che la donna in un certo senso aveva sì meno diritti per se stessa, almeno per quel che riguarda il matrimonio, ma aveva come contropartita più privilegi oltre ai divieti che se violati costavano caro prezzo.
Nei ceti alti il matrimonio avveniva spesso per mandato di rappresentanza e il rappresentante legato al rappresentato dal vincolo di mandato. È il caso famoso di Paolo e Francesca da Rimini. Non fu il marito di Francesca a presentarsi quel giorno ma il fratello, Paolo. Altre volte avveniva la stessa cosa contemporaneamente per i due sposi, si sposavano per rappresentanza.

L’abito

Desiderose più che mai di incontrare un perfetto estraneo, il giorno delle loro nozze le fanciulle indossavano l’abito nuziale.
Nei ceti bassi l’abito era molto semplice, talvolta era un abito aggiustato o prestato da un’amica o dalla madre della sposa a quest’ultima. Non era bianco e veniva in genere posto sul capo della ragazza una coroncina di fiori. L’età media del matrimonio per una ragazza povera era piuttosto bassa e coincideva con il pieno compimento dello stadio adolescenziale.
Nei ceti alti l’abito era commissionato o fatto interamente indosso alla sposa dalle sue ancelle o serve. Anche qui non era bianco il colore dell’abito.
La sposa nobile in genere faceva il bagno, indossava della biancheria pulita e poi indossava l’abito. Il capo era acconciato in trecce attaccate al capo e coperte da un copricapo magnificamente lavorato a mano. L’abito variava anche secondo il tempo e della moda. Nelle case principesche l’abito era sontuoso e in tessuti preziosissimi. In questi casi la sposa era affiancata durante l’ascesa all’altare da damigelle vestite tutte ugualmente e coronate da fiori di campo.
 

L’abito monacale femminile

Differenziava molto da quello delle altre donne, indipendentemente dal ceto. Le monache avevano solitamente due: la sottotunica bianca e la tunica vera e propria, scura, sopra la prima. è da precisare che non sempre l’abito monacale è stato scuro, si hanno notizia di abiti chiari, sul grigio, in uso presso alcuni monasteri nel nord-ovest europeo, come in Irlanda.
In genere le due tuniche erano lunghe fino ai piedi e i calzari erano poverissimi e non permettevano alcuna protezione dal freddo o da altro lungo il cammino.
L’abito variava dalle suore alle novizie.
Queste ultime indossavano una veste semplice e si coprivano il capo con un velo sottile, non erano tosate e si riconosceva; mentre le anziane che avevano fatto voto indossavano un altro abito e avevano un altro velo.
Qualora la novizia avesse preso i voti avrebbe indossato l’abito delle vere e proprie monache.
È da precisare che nei conventi non vi erano solo novizie chiamate al voto per vocazione, ma anche figlie di nobili chiamate all’educazione se si aveva intenzione di maritarle o chiamate al voto se la dote era già passata. Il voto in questi casi era infatti forzato. Nei casi delle educande l’abito era uguale a quello delle novizie.

3 commenti:

  1. ciao, complimenti, ottimo resoconto e ottimo sito! avrei delle domande specifiche da fare sull'argomento e non solo, potete darmi una mail a cui scrivere? grazie e buon lavoro

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    1. Ciao Fausto, grazie dei complimenti :) anche se questo è un articolo un po' vecchiotto e stiamo lavorando al meglio per pubblicare lo studio sul costume e nuovi post dettagliati. Se desideri porgere delle domande specifiche al blog, risponderò più che volentieri, ma bisogna che tu vada a questo link: http://armadiodelmedievalista.blogspot.it/p/scrivici_10.html e clicchi sul secondo pulsante "Domande sul costume medievale". Ti dovrebbe aprire automaticamente il programma di invio della posta elettronica dove troverai l'indirizzo del blog. Mi raccomando solo di specificare o almeno indicare l'oggetto della mail, che troverai precompilato. Se non dovessi riuscire a inviare la mail, qui trovi l'indirizzo: inthemiddleage@hotmail.it.

      Grazie ancora!
      Chiara di Vivere il Medioevo

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