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I costumi della Maestà della Battaglia per il Corteo Storico Matildico DI Quattro Castella 2018

Indice

Realizzazione dei costumi

Cos’è la Maestà della Battaglia

Il Corteo Storico Matildico e la sua tradizione

Riconoscimenti e collaborazioni

Fonti bibliografiche


Realizzazione dei costumi

I due costumi sono frutto di un lungo lavoro durato circa due mesi e che cerca di mettere insieme le esigenze della coerenza storica, necessaria in rievocazione, con le esigenze scenografiche e dei committenti per la funzione dei costumi da realizzare, una coppia nobiliare non abbinata ma abbinata nei colori, ma abbinabile. In epoca altomedievale non vigeva l’obbligo, spesso credenza comune errata nell’ambiente rievocativo, di fare costumi per coppie abbinati con gioco di inversione colori tra maschio e femmina. Esistono rari casi con precisi pesi simbolici, come nel caso del Vita Mathildis (BAV, Lat. 4922) e in quelli degli armoriali del XV secolo in Francia (Armorial d'Auvergne, BnF Français 22297). Ogni costume è stato realizzato a sé indipendentemente dall’altro, come se fossero due commissioni distinte.



Schema costume maschile con scarsella e mantello


I costumi sia maschile sia femminile sono stati realizzati utilizzando schemi di taglio e modelli riferibili sia all’iconografia del XI e XII secolo (in particolare il Vita Mathildis, Cod. Vat. Lat. 4922), sia alle esigenze della rievocazione storica odierna. Sono inoltre stati consultati manoscritti antecedenti come i manoscritti tedeschi del Tesoro carolingio, quali in particolare il Codex Aureus (BSB Clm 14000, Bayerische Staatsbibliothek, IX secolo) e alcune miniature dei volumi 1 e 2 della Biblia Sancti Petri Rodensis (Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 6, , folio 73r e 89r, 99r per Vol. 1 e 1r, 2v, 5r, 48r e 63r, 75r per Vol 2), del X secolo al quale fanno riferimento anche alcune miniature dello stesso Vita Mathildis nella rappresentazione degli avi di Matilde. Il costume maschile in particolare è stato progettato interamente in scala ridotta, utilizzando come riferimento i tessuti acquistati e soprattutto per definire il preciso taglio del collare, in modo da garantire una perfetta simmetria dei motivi ornamentali del tessuto. A tal fine si è ricostruito il pattern ornamentale del tessuto in modo da garantire una precisa corrispondenza del taglio una volta riprodotto lo schema su tessuto. Dunque prima è stato ricostruito il tessuto in scala con le misure acquistate e successivamente è stato tagliato il tessuto.


Sono stati utilizzati materiali e tecniche coerenti in entrambi, in particolare tessuti di lino e lana per le vesti maschili e un tessuto in seta grossolana purpurea per la veste femminile e pura seta color naturale per il velo. Il taglio della veste maschile richiama alla dalmatica[1] in uso nell’Alto Medioevo, con manica a metà braccio e grosso collare in tessuto contrastante marrone ed oro. Per questo è stato utilizzata una replica fedele di un tessuto coevo il cui originale oggi è custodito presso la Cattedrale di Worms, di probabile origine vichinga o nordica e non strettamente tedesca. Orli ed applicazione del collare e della decorazione a bordo manica, nel costume maschile, sono stati realizzati interamente a mano. Caratterizza la tunica lo spacco frontale in uso nel Medioevo, alternativamente posto anche ai lati che serviva probabilmente per agevolare i movimenti, specie durante le cavalcate. Sempre interamente a mano è stato realizzato il mantello e l’applicazione a doppia fila di passamanerie che richiamano i motivi ornamentali romanici locali e non solo, del periodo XI e XII secolo. Completa il costume la scarsella con passante da applicare alla cintura realizzata in parte a mano e in parte a macchina, con applicazione del motivo ornamentale oro su fondo marrone ricavato da ritagli del tessuto replica; chiude la scarsella un laccio in vera pelle di cervo.


Le imbastiture sullo scollo, con motivi disposti simmetricamente del tessuto di Sartor.


Dettagli della cucitura a mano con cui lo scollo è stato fissato alla stoffa


 

Gomitolo di grossa seta grezza per la realizzazione dei passanti interni dei lacci della tunica superiore. Si possono notare le cuciture a mano che fermano il tessuto superiore. Dettaglio passante a mano.


Interno passanti e lacci


Il famoso 'gusset' che in realtà nel taglio è un quadrato ad altezza dell'incavo manica e piegato in diagonale. Nel XI secolo ancora non era stato definito il taglio come lo conosciamo oggi, successivo infatti al XIII secolo.


Il mantello è stato cucito interamente a mano


La passamaneria applicata al mantello, anch'essa interamente a mano è stata acquistata presso Mediapont Arte Tessile (RE). La passamaneria è stata fissata con una doppia cucitura a mano che fissasse gli anellini in modo compatto.


Il dettaglio interno. Purtroppo la foto è venuta sfocata, ma qui abbiamo messo anno, artigiano e committente





 




Costume femminile

Schema del costume femminile con velo e scarsella


Prove per fissare le passamanerie


Cucitura inglese. Tutte le parti a vista del costume sono state cucite con cucitura inglese e fermate a mano per creare l'effetto di un capo privo di un rovescio, specie la manica svasata.


Un lungo lavoro a mano...la preparazione della passamaneria viene sempre fatta tutta a mano prima di ogni cucitura


 



 

Prova su manichino con manicotto inferiore a vista.


 

Dettagli passamanerie sulle maniche, i clavi.

 IMG_20180520_123214

Dettagli interni, la cucitura inglese senza dritto e rovescio della manica svasata con manica inferiore. Dettagli della manica inferiore.


Veli delicati. Realizzato interamente a mano in tessuto di seta.



IMG_20180520_164743


La veste femminile è stata ricavata da cartamodello per ricavare una veste con ampia manica svasata e clavio a circa metà braccio, realizzato con passamaneria alta e lo stesso motivo, più basso, è stato invece utilizzato per bordare maniche (cucite con orlo nascosto) e scollo. Completa la veste un velo in seta cucito interamente a mano di forma semicircolare, cinto da una bordura di passamaneria. Una seconda corona con nastro in seta avvolto su benda di lino e fermato a mano e cinto da una passamaneria oro è stato realizzato quale alternativa al primo tipo di corona in tessuto per cingere il velo. Il velo, in pura seta color naturale, di forma semicircolare è stato tagliato a circa ¾ di metro in modo da non farlo eccessivamente lungo né eccessivamente corto ed è stato realizzato interamente a mano con sottopunto a vista sul dritto. Completa la veste la scarsella del medesimo tessuto, ornata con un piccolo ritaglio della passamaneria alta del clavio e realizzata in parte a mano, anch’essa con laccio in vera pelle di cervo.


Cos’è la Maestà della Battaglia

Maestà della Battaglia è un nome che racconta una storia, anzi due: l’Associazione che prende il nome dalla Madonna della Battaglia e la Chiesa della Madonna della Battaglia eretta per volere di Matilde dopo il 1092, in segno di ringraziamento alla Vergine per una battaglia vinta, malgrado le forze inferiori, contro l’Imperatore Enrico IV.


L’associazione

Maestà della Battaglia è il nome dell’Associazione per cui sono stati realizzati i due costumi, un’associazione cresciuta molto negli anni, fondata nel 2008 e che ha un organico piuttosto ampio di attività, in particolare le attività dedicate al Tiro con l’Arco storico (con partecipazione a tornei) e il corpo sbandieratori (con esperienza a livello di campionati italiani Fisb, la Federazione Italiana Sbandieratori), oltre al gruppo costumanti – Corteo Storico Matildico – e il gruppo che realizza gli spettacoli di fuoco. Si tratta di un bel gruppo unito, specie dalla passione e con un forte spirito di competizione e maturazione, specie nel settore della Rievocazione storica, che nel territorio reggiano è legatissima alla figura di Matilde di Canossa.


Maestà, fede e battaglie

Risultati immagini

La Chiesa della Madonna della Battaglia, Quattro Castella, RE


Maestà della Battaglia però è anche una frase legata ad un evento storico, realmente accaduto in territorio reggiano, durante la vita di Matilde. La Maestà [2] nel nostro Appennino rappresenta una chiesetta in miniatura, delle dimensioni di un altare per dare un’idea e dedicate alla Vergine, solitamente. Lo scopo esatto non è certo, in montagna e nelle zone un po’ più isolate avevano probabilmente una funzione protettiva di invocare il divino e al contempo di Evangelizzazione della popolazione. Il termine stesso ‘Maestà’ in realtà è molto più amplio e complesso. A partire dal Duecento erano chiamate ‘Maestà’ le opere dedicate alla Vergine con bambino [3]. Nei secoli successivi il motivo della Madonna in trono continuò ad essere praticato, anche se ormai si facevano sempre più rare le rappresentazioni isolate, diffondendosi un tipo di scena con Maria al centro e due o più santi ai lati, coinvolti in rimandi incrociati come se stessero conversando tra loro: si parla allora, dal Quattrocento in poi, di Sacra conversazione. Secondo Treccani nell’iconografia cristiana, la locuzione « indica la rappresentazione della figura di Cristo, vista frontalmente, seduta in trono, recante gli attributi della sua potenza, secondo un motivo costituitosi fin dal IV sec., in analogia con le figurazioni imperiali di quel tipo, ed esteso più tardi alla Vergine. Nel Medioevo, si dissero maestà i tabernacoli delle vie e le pale d’altare che recavano il motivo della figura sacra vista frontalmente e rappresentata con gli attributi della sua potenza». È probabile dunque che le origini della Maestà di Bianello, oggi del comune di Quattro Castella, siano proprio queste. La Maestà fu eretta infatti in onore alla Vergine per una battaglia vinta da Matilde proprio a Bianello nello scontro con le forze imperiali, nel 1092, contro Enrico IV. La cronaca, al di là delle leggende, narra di una battaglia tenuta tra gli odierni San Polo e Grassano, Bianello [4] situato in posizione strategica. Enrico IV era in superiorità numerica ed era certo di poter sbaragliare il nemico, malgrado territorio sconosciuto e posizione delle truppe matildiche, ma aveva fatto male i suoi conti. Fu proprio il fatto di non conoscere il territorio, rispetto alle truppe matildiche e, dicono le fonti, grazie ad una fittissima nebbia, che ebbe la peggio, tanto più che il nemico, conoscendo il territorio poteva facilmente aggirare l’Impero arrivandogli alle spalle. La nebbia sarebbe stata un intervento divino (per cui la grazia di Dio e della Vergine), ma non è da escludere che, proprio perché era ‘in casa sua’ Matilde e i suoi comandanti, conoscendo il territorio, sapessero come chiedere un aiuto esterno e stringere così il nemico in una morsa pericolosa, dove la legge dei più numerosi cessava di valere. Non si hanno troppe notizie su quella battaglia, mentre se ne hanno sulle vicende successive di quella Maestà. Su quel punto fu eretta successivamente una Chiesa, tutt’ora esistente e che prende appunto il nome di Chiesa della Maestà della Battaglia o Chiesa della Madonna della Battaglia che subì nei secoli numerose distruzioni e ricostruzioni; la più importante e secondo il gusto dell’epoca risale al 1724 (come attesta la data riportata nella facciata, sulla base delle fondamenta più vecchie) e qui sarebbero avvenuti addirittura alcuni miracoli, per cui ancora maggior era il bisogno di costruire una chiesa, una usanza comune nel Medioevo, ma anche dopo. Un ulteriore intervento, non del tutto chiaro essendoci solo una data, è della seconda metà del XIX secolo.


Il Corteo Storico Matildico e la sua tradizione

Il Corteo Storico Matildico non nasce in epoca medievale ma è una manifestazione a carattere storico, con obiettivi di divulgazione oltre che ricreativa (come del resto dovrebbe essere la rievocazione [5]), nata nel 1955 a Quattro Castella, in territorio reggiano e nel cuore dei territori matildici. Quattro Castella e poche altre città, sempre del comprensorio reggiano tra pianura e Appennini, considerando alcune città come Frassinoro nel modenese, sono le sole in Italia a celebrare una figura storica come Matilde di Canossa che altrimenti rimarrebbe ai più sconosciuta. La manifestazione è stata interrotta solamente dal 1972 al 1984 e nel 2015 ha festeggiato i 50 anni insieme ai 900 dall’anniversario della morte di Matilde avvenuta nel 1115.


La manifestazione, che si tiene ogni ultima domenica del mese di maggio, celebra un evento storico e di una certa importanza e risonanza politica dell’epoca, avvenuto proprio nei pressi di Bianello: il ripristino dei feudi matildici, il termine ‘re-infeudamento’ non è correttissimo, da parte di Enrico V, figlio di Enrico IV, a Matilde di Canossa. Questo riconoscimento in realtà aveva una doppia valenza simbolica, specie in ambito politico perché Enrico V, dopo aver costretto il padre ad abdicare ed essere salito al trono, ne aveva in un certo senso seguito la politica, a modo suo, per farsi riconoscere imperatore legittimo e quindi farsi forte dall’altra parte delle alleanze politiche tedesche ed estere, ma anche per ripristinare quella situazione da cui tutto era iniziato e che coinvolgeva la figura imperiale nell’elezione del candidato al soglio petrino. Enrico V era consapevole del ruolo di Matilde nella mediazione col padre, della sua posizione tra incudine e martello e soprattutto sapeva della strategica posizione dei territori fedeli a Matilde che si trovavano tra lui e il soglio di Pietro, per cui anche scendere a Roma non fu facile, tuttavia vi riuscì. Qui la posizione di Matilde non è mai stata del tutto chiara, forse su consiglio [6] di Enrico V, forse per qualche risentimento personale nei confronti della Chiesa, o forse per ragioni che sono più ipotesi lecite che pensieri messi nero su bianco, Matilde non fece nulla per fermare l’avanzata dell’Imperatore. Dopo un assedio a Roma, che costrinse il Papa a rivedere la sua politica, l'incoronazione di Enrico fu celebrata il 13 aprile in San Pietro e successivamente egli fece ritorno in Germania, fermandosi proprio a Bianello. Qui entra in gioco la rievocazione che ogni anno si tiene nel campo e che coinvolge fino a 1000 figuranti con compagnie provenienti anche da fuori. La rievocazione consta della ricostruzione, per quanto possibile e basata sul Vita Mathildis di Donizone, dell’incontro tra Enrico V e Matilde e del suo riconoscimento con ripristino dei feudi pignorati e quella che secondo alcuni fu una ‘incoronazione’ di Matilde a Viceregina d’Italia. In vice regis, in realtà potrebbe essere stata semplicemente una formula, più di carattere giuridico e sulla quale Donizone non ha fatto realizzare o realizzato di suo pugno alcuna miniatura, interessante testimonianza di quel momento. Di fatto la Corona d’Italia rimase annessa a quella imperiale, nuovi tempi si affacciavano sull’Italia che vedeva nascere i primi Comuni. Matilde fu concretamente reinvestita del ruolo che aveva avuto suo padre prima di lei quando ancora non si era attirato l’odio di Enrico III. Ogni anno i due cortei, quello di Enrico V e di Matilde sono fatti entrare da due opposti punti del campo, a cavallo, dove poi i due personaggi (interpretati solitamente da attori) si incontrano.


In genere la scaletta dell’evento prevede un ingresso dei due cortei e dei gruppi di rievocazioni ospiti, con incontro al centro del campo tra i personaggi. Dopo si tiene una tradizione, molto bella, che consiste nel presentare alla figura di Matilde l’ultimo bambino nato. A quel punto avviene la sfida tra le contrade. In realtà la sfida è divisa in due parti, con due corpi distinti: La Quintana dell’Anello, fatta a cavallo e la lotta sul ponte. Il ricavato della rievocazione è devoluto in beneficienza, un’iniziativa molto buona che si spera incoraggi il pubblico a partecipare numeroso in modo sano, utile e socialmente responsabile.


Riconoscimenti e collaborazioni

Le passamanerie sono state acquistate presso Mediapont Arte Tessile di Carleno di Sant'Ilario d'Enza (RE), laboratorio artigianale di sartoria, specializzato nel taglio storico, che ha realizzato costumi per il Palio di San Secondo Parmense e che nel 2017 ha visto sfilare il costume di Enrico V nel Corteo Storico Matildico: https://www.facebook.com/media/Enrico V. Mediapont commercia anche tessuti, passamanerie e accessori per il costume storico e la rievocazione.

Sito: http://www.mediapont.it/

Social: https://www.facebook.com/Mediapont-Arte-Tessile-1503543859970347/


L’Associazione ‘Sbandieratori e Musici Maestà della Battaglia” ha sede a Quattro Castella e per info e contatti si segnalano i link: http://www.maestadellabattaglia.it/ e la pagina fb: https://www.facebook.com/sbandieratorimaestadellabattaglia


Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento va ad Angela, Mariella e Mauro dell’Ass. Maestà della Battaglia per avermi affidato l’incarico della realizzazione di questi due costumi, che con orgoglio ho visto sfilare in Corteo.


Fonti bibliografiche

Oltre ai manoscritti citati:

· Norris, H. (1924). The Evolution of European Dress through the Earlier Ages. New York: Dover Publications.

· Norris, H. (1931). Costume & fashion. The evolution of European dress through the earlier ages. London and Toronto: J. M. Dent & Sons LTD.

· Norris, H. (1998). Medieval Costume and Fashion. New York: Dover Pubblications.

· Norris, H. (1999). Ancient European Costume and Fashion. Dover Publications.


Note

[1] Vedere riferimenti bibliografici dei manuali utilizzati

[2] In origine sembra che fu eretta solo una statua dedicata alla Vergine, oggi probabilmente andata perduta a causa delle distruzioni e ricostruzioni nei secoli.

[3] Si ricordano quelle di Coppo di Marcovaldo, di Cimabue e di altri pittori dell'epoca. dipinsero importanti Maestà gli artisti del rinnovamento come Giotto, Duccio di Buoninsegna, Simone Martini.

[4] È l'unica fortificazione rimasta in piedi dei quattro torrioni che già nell'VIII secolo si collocavano allineati sui quattro colli, partendo da ponente, Monte Vetro, Bianello, Monte Lucio e Monte Zane (anche Monte Zagno o Mon Giovanni), che attualmente sovrastano il paese di Quattro Castella.

[5] Oltre al contesto storico, la gente deve imparare e divertirsi perché se si presenta al pubblico una realtà nuda e cruda senza preparare un certo contesto, organizzare le cose in un certo modo, si rischia di cadere nei luoghi comuni che i Romantici hanno faticosamente creato per fare del Medioevo un’epoca oscura. Inoltre si rischia di deteriorare una tradizione e annoiare il pubblico stesso.

[6] Più che consigli, a quei tempi, i termini corretti erano ben altri, è lecito ipotizzare che Matilde temesse di perdere definitivamente, anche a causa della sua avanzata età, i pochi appoggi e vassalli fedeli che le restavano e che Enrico non si sia fatto eccessivi scrupoli ad alzare i toni o a fare proposte diplomatiche a cui la Chiesa non poteva fare facilmente una controfferta e inoltre Matilde aveva certamente interesse nella pace, verso cui la Chiesa da lei sostenuta sembrava non tenere, malgrado la continuità dell’opera ildebrandina di Gregorio VII da parte di Pasquale II.

Vita Mathildis Vestum

Il costume nell’Alto Medioevo italiano e tedesco attraverso le vesti e i personaggi delle miniature del codice di Donizone di Canossa

Indice

Il progetto

Il manoscritto e le fonti storiche: la realtà che non è mai stata raccontata

La Proposta ricostruttiva

Struttura del progetto sul sito

Tempi del progetto

Bibliografia


Locandina


Il progetto

Il progetto Vita Mathildis Vestum prende il nome dall’omonimo manoscritto miniato, realizzato da Donizone di Canossa negli ultimi anni di vita di Matilde, sua protettrice, e ha come obiettivo la ricostruzione, il più fedele possibile, delle vesti illustrate nelle sette miniature che rappresentano la vita della dinastia Canossiana, a partire dal fondatore Adalberto Atto e proseguendo nella genealogia fino a Matilde. Si tratta di un’impresa ardua che consisterà nello studiare e realizzare circa una trentina di costumi (contando i tre già realizzati della scena del Perdono di Canossa, nel progetto ‘Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono’, realizzati tra 2016 e 2017 [1]). L’obiettivo principale è senza dubbio quello di fare una proposta ricostruttiva interpretando le fonti iconografiche del codice miniato in esame e riscoprire la storia dell’abbigliamento altomedievale del XI secolo; cui si aggiunge l’intenzione di far conosce per il possibile anche la quotidianità in cui quelle vesti erano utilizzate e su cui la documentazione è difficile da interpretare e consentire riproduzioni fedeli. Ancora una volta le fonti fanno riferimento quasi esclusivamente al costume nobiliare e a quello ecclesiastico, perché sono le due classi sociali: nobiltà e Clero, con cui Matilde ebbe maggiormente a che fare nel corso della sua vita. Si tratta di un lavoro di molti mesi che richiederà un certo investimento, anche in termini di studio ed energie e che mira a vedere la storia di Matilde e la sua epoca per quello che realmente fu, cercando per il possibile anche di presentare quelle figure che facevano parte della società in cui viveva Matilde e la servivano, ma che l’autore del manoscritto ha omesso, come le figure servili e del popolo, i mestieri, i militari. Far rivivere Matilde e la sua storia attraverso l’abbigliamento è uno dei progetti più importanti di Vivere il Medioevo e che si spera un domani anche di mostrare al pubblico.

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Il manoscritto e le fonti storiche: la realtà che non è mai stata raccontata

Il Vita Mathildis, oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (Ms. Lat. 4922), è un manoscritto miniato pergamenaceo [2], realizzato da Donizone di Canossa verso la fine del periodo di governo di Matilde ed è l’unica biografia originale [3] esistente di Matilde di Canossa, personaggio femminile dell’Alto Medioevo italiano, vissuta nella seconda metà del XI secolo e inizi del XII. Su Matilde sono stati scritti volumi da ogni parte negli anni che di fatto non hanno gettato nuova luce su di lei né cancellato la crosta di mito che, presso la gente, ne ha fatto solo una ‘contessa’ come se quel titolo fosse il solo motivo per cui ricordarla; semmai quel mito è stato esageratamente esaltato proprio sulle note del Donizone. In realtà Matilde fu molto più di tutto questo: fu storia, non solo leggenda, se proprio di mito si vuole parlare. Se un po’ di mito non guasta mai, non deve sovrascrivere la realtà storica che fu molto meno romantica di come molti la vorrebbero. Celebrata quasi esclusivamente nelle regioni appenniniche del territorio reggiano e modenese e negli eventi che in quelle zone la videro protagonista, Matilde sembra per il resto essere un fantasma che vaga in cerca di una storia. Su Matilde ancora molto si dovrebbe scoprire, riesaminare e capire perché una donna come lei ha finito per essere dimenticata, deformata e ridotta a una sorta di eroina leggendaria del nord senza arte né parte. Poiché Donizone fu il biografo personale di Matilde, alla pari dell’Eginardo di Carlo Magno, a molti viene naturale considerarlo la fonte più importante, commettendo in buona fede l’errore di credere ad una sola voce, ma in realtà, la quantità di fonti che raccontano tutto (o quasi) di quei secoli di storia, in cui i membri della famiglia dei Canossa furono protagonisti di spicco sulla scena politica italiana ed europea, è decisamente vastissima e disomogenea, contradditoria a tratti e distribuita in modo disordinato sul territorio [4].


Donizone è la voce alta, tra le fonti a favore di Matilde, che ne racconta la vita, ma proprio per questo non è una fonte affidabile, a parere degli storici che si sono interessati a fare chiarezza sulla faccenda per amore di verità, come direbbe Muratori; perché in vero il Donizone oltre a cantare la sua mecenate, accenna anche ai fatti storici senza mai dilungarsi troppo. Numerose sono le occasioni in cui il monaco tace i passaggi che invece nella storia furono cruciali, perché ebbero Matilde o suoi diretti ascendenti o collaboratori protagonisti, e che una fonte di parte non può spiegare senza dire cose scomode. Si deve precisare che Donizone non intendeva fare lo storico [5], lui nel suo intento voleva essere più un poeta e un testimone buono di una donna come Matilde e se mai conobbe fatti famigliari o vicende private legate ai Canossa, felici o meno che fossero, facevano parte di un privato domestico che non conosceremo mai, e sul quale moltissime sono le domande che sorgono [6]. Così non si conoscono, nemmeno per descrizione testuale, gli ambienti della vita quotidiana, gli oggetti d’uso quotidiano e molto altro ancora [7]; la tradizione alimentare e la vita contadina, la vita militare [8]. I castelli, simbolo del Medioevo, in particolare dei castelli di Matilde, è rimasto veramente poco e quel che oggi è integro, non è pervenuto nell’aspetto originale poiché nel corso dei secoli sono stati trasformati in residenze o modificati per servire a scopi diversi, mentre le rocche come Canossa, cuore politico e da cui tutto prende il nome, sopravvivono come ruderi oggetto di studio e approfondimento. Donizone fu un selezionatore attento di testimonianze della vita di Matilde e lo dimostra in diverse occasioni, ma lo dimostrano anche, come già accennato, le altre fonti esterne che fanno luce dove lui preferì lasciare ombre e interrogativi. Donizone, se fu lui autore anche delle miniature e non solo della parte testuale, evita di illustrare quei personaggi che pur essendo della fazione opposta, alla fine riconobbero a Matilde i suoi meriti di mediatrice in una delle più sanguinose lotte per il potere: la Lotta alle Investiture. L’iconografia del Vita Mathildis rappresenta il giusto sull’importante e vasta genealogia di ascendenti di Matilde (fogli 20v, 21v e 28v e 30v) [9], mentre invece si trattava di una fittissima e importante rete di alleanze nel nord Italia che come una colla univano impero e feudi vincolati da giuramenti sia alla famiglia Canossa sia all’Impero di cui i Canossa erano vassalli.


Genealogia canossiana a partire da Adalberto Atto di Canossa a Tedaldo, padre di Bonifacio. È assente nella miniatura di destra la figlia Prangarda che sposò Olderico Manfredi I, da cui discese Adelaide di Susa e da lei Berta di Torino, prima moglie di Enrico IV, Imperatore. Miniature fogli 20v, 21v del Vita Mathildis. Fonte immagini: Wikipedia. [10]


Le due miniature ai fogli 28v e 30v del Vita Mathildis rappresentano Bonifacio e Beatrice. Fonte immagini: Wikipedia


Sono citate ma non rappresentate le scene di incontro e matrimonio tra Bonifacio e Beatrice di Lorena [11], le scene in cui sono presenti tutti e tre i figli di Bonifacio [12] e l’assassinio del marchese [13]. Non sono rappresentate le seconde nozze di Beatrice con Goffredo il Barbuto, né il di lui figlio Goffredo il Gobbo; queste nozze ebbero serie conseguenze anche per Matilde, perché si ritrovò a sposare un fratellastro che era anche un suo cugino [14] e che fu assassinato a sua volta. La vita matrimoniale di Matilde non fu felice, ma breve e tempestosa e dall’unione col marito nacque una bambina morta poco dopo il parto. Anche se non era necessario calcare la mano sull’aspetto emozionale della vicenda, nulla di quegli anni di vita di Matilde è stato rappresentato, nemmeno se fosse servito a umiliare il Gobbo anche da morto per essere stato un pessimo marito. Così la fuga di Matilde e gli appelli vani del marito che non ottenne niente nemmeno per intercessione papale, non sono rappresentati. A proposito di umiliazioni è raffigurata quella celebre e proverbiale di Canossa: Enrico IV è presente in miniatura (folio 49r) umiliato, ma nelle vesti imperiali quando la tradizione vorrebbe diversamente, ma non v’è alcuna miniatura dove sono rappresentati i suoi figli: Corrado il ribelle e il fratello Enrico V [15], con cui si estinse anche la dinastia imperiale e che reinvestì Matilde dei suoi feudi nel 1111 a Bianello. La miniatura dell’Umiliazione è l’ultima, quasi a voler mettere la parola fine a una serie di ‘ritratti’ di famiglia e di vicende storiche. Assenti miniature che rappresentano Arduino della Palude [16]. che le fu a fianco nelle missioni diplomatiche, citato in un passo che narra gli ultimi anni di vita di Matilde. Del tutto assenti rappresentazioni del secondo matrimonio di Matilde con Guelfo né al figlio adottivo che ne avrebbe dovuto accogliere l’eredità. Infine, non si accenna nel manoscritto alla Prima Crociata sulla quale la posizione di Matilde rimane un po’ un mistero né a Urbano II che ne fu promotore oltre ad essere stato favorevole alle nuove nozze di Matilde. Ultimo, non è rappresentato il nipote di Matilde e primo Re di Gerusalemme per antonomasia, Goffredo di Buglione, nipote acquisito con le nozze col Gobbo, in quanto figlio della di lui sorella e con il quale Matilde entrò in disaccordo per la questione dell’eredità cui lei come vedova aveva diritto.


La Comitissa (contessa) Matilde è quasi sempre rappresentata sola o con figure maschili, che non con figure femminili come potevano essere delle ancelle al suo servizio o quelle che nella memoria collettiva sono note come dame di compagnia. Il Vita Mathildis, purtroppo per la faziosità e lacunosità dell’iconografia non sarà la sola fonte ad essere considerata, e come è avvenuto per la riproduzione delle vesti della scena del Perdono o Umiliazione di Canossa saranno considerati anche tutti quei manoscritti miniati tedeschi e latini del XI secolo e di inizi del XII, specialmente quelli commissionati dalla famiglia imperiale e i cui membri sono rappresentati a partire da Ottone I di Sassonia, in modo da fare una ricostruzione il più completa e realistica possibile. È ferma intenzione considerare tutte le fonti iconografiche e non solo i manoscritti, ma anche dove possibile l’arte romanica italiana e germanica, per quanto concerne le decorazioni delle vesti e degli accessori. Non ultime saranno utilizzate anche le fonti archeologiche coeve per gli oggetti e gli accessori, anche se si tratta di fonti non strettamente delle regioni in cui Matilde visse.

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La Proposta ricostruttiva

Realizzare costumi è un’impresa non semplice, richiede ore, giorni, settimane se non mesi di duro lavoro al solo di fine di fare una proposta di come poteva essere un certo tipo di abbigliamento in una certa epoca. L’ideale sarebbe mettere in moto tutto quel processo spesso utilizzato solo da musei e per ricostruzioni particolarmente importanti come è stato fatto dalla Morgan Library per alcuni manoscritti miniati nell’esposizione Illuminating Fashion: Dress in the Art of Medieval France and the Netherlands, da cui è stato ricavato anche un dettagliato catalogo [17], e quindi l’ideale sarebbe procedere dalla ricreazione ad hoc di tessuti con metodi e colori dell’epoca in esame, fino alla confezione vera e propria, con rifacimento di ogni dettaglio inclusi bottoni e gioielli. Essendo però la proposta fatta in un contesto ben più generico ed ampio, nel caso del Vita Mathildis e si rivolge fondamentalmente al pubblico in generale e non solo a quello dei rievocatori, si utilizzeranno tessuti storicamente corretti ma già pronti, dopo aver individuato le tinte e i filati per la realizzazione degli ornamenti. Parte ardua sarà la ricostruzione, secondo i modelli in uso all’epoca, di ogni veste e degli ornamenti, la scelta del tipo di cuciture da adottare e dei punti di ricamo. Le figure che si vogliono ricostruire non sono solo quelle rappresentate dal Donizone, ma si cercherà di rappresentare, come detto, anche quelle assenti in modo da colmare per il possibile i vuoti iconografici. La proposta ricostruttiva ovviamente non sarà mai quella perfetta, l’eccellenza del costume perché di fatto nessuno è depositario della verità storica: si possono fare solo idee e proposte, congetture sulla base di fonti storiche di vario genere, ma sempre al fine di far conoscere, accattivare il pubblico e divulgare una storia che non è mai stata un segreto.


Personaggi di cui si intendono ricostruire le vesti

Si è impostato il progetto in modo da creare i costumi di ogni personaggio una volta soltanto da non creare nel pubblico confusione. Solo Bonifacio e Matilde sono rappresentati due volte nel manoscritto, probabilmente un intento dell’autore di voler rimarcare la linea di successione da parte dei Canossa (la ascendenza di Beatrice infatti non è contemplata minimamente, pur essendo di rango superiore al marito). Solo Bonifacio, con cui si chiude la discendenza maschile dei Canossa, sarà rappresentato due volte anche nei costumi, poichè nell’intento di rappresentarlo con la consorte, si vogliono proporre costumi nuziali del XI secolo, di cui si sa pochissimo e poiché si è notato che sono l’unica coppia rappresentata separatamente rispetto alle precedenti della genealogia canossiana. Bonifacio è rappresentato una volta con il fratello da giovani e la seconda volta in trono come la consorte, ma con un aspetto decisamente più maturo, questo perchè convolò a nozze per la seconda volta che era vecchio per la sua epoca (52 anni) con una ventenne Beatrice. Questo matrimonio ebbe tanti effetti politici soprattutto dopo la morte di Bonifacio, essendo l’eredità che lasciava, specie alla vedova, un boccone per tutti i partiti in causa all’epoca, specie Impero e Papato. Rappresentare due vesti nuziali interpretando le fonti a disposizione è anche un tentativo di gettare luce su un aspetto della vita delle persone – nobili soprattutto – che corrispondeva nel matrimonio, non tanto ad una scelta personale, ma ad un sacrificio politico e di onore. Matilde viene invece rappresentata una volta sola, nel Perdono, essendo che in quella scena si concentra tutto il significato del suo ruolo, specie di mediatrice, tra l’Impero e il Papato. 

Rispetto alle miniature del Vita Mathildis si ricostruiranno le seguenti figure, a partire dalla prima miniatura


1. Soldato a sinistra di Matilde in trono (f. 7v). forse Arduino della Palude. Nel manoscritto si tratta di una figura non chiaramente identificata con un personaggio storico preciso (Arduino della Palude?). Sarebbe interessante approfondire questo aspetto perché getterebbe maggior luce e darebbe maggior fisicità al personaggio storico di cui non abbiamo ritratti.

2. Donizone di Canossa, al fine di riscoprire la veste benedettina in uso in Italia nel XI secolo, diversa da altre vesti religiose di altri rami del medesimo Ordine Benedettino, benchè nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono, ne sia già stato realizzato uno per Ugo di Cluny

3. Il Re (o Imperatore) nell’atto di consegnare le reliquie dei Santi Vittore e Corona ad Alberto Atto [18], folio 19r

4. Soldati o funzionari (2) imperiali a sinistra e soldati e funzionari o figli di Adalberto Atto (2) a destra

5. Il vescovo di Brescia Goffredo o Gotefredo insieme ad alcuni confratelli (2) nella scena in cui taglia un braccio di S. Apollonio per donarlo al padre (3 costumi ecclesiastici) (f. 19r)

6. Adalberto Atto in trono, nell’albero genealogico del folio 20v insieme alla consorte Ildegarda da cui discesero il vescovo di Brescia Goffredo, ma anche Tedaldo, conte di Brescia (1001); Rodolfo, premorto al padre

7. Prangarda, moglie di Olderico Manfredi I, figlia di Aldaberto e Ildegarda, non è rappresentata ma dalle sue nozze con Olderico Manfredi II derivano molti legami tra la famiglia Canossa e i del Vasto, Este, Monferrato e i Savoia e sulla quale purtroppo non si sa quasi nulla.

8. Tedaldo di Canossa con la consorte Willa o Giulia figlia di Uberto di Toscana a sua volta figlio di Ugo di Provenza (f. 21v)

9. I figli di Tedaldo e Giulia: Tedaldo vescovo di Arezzo; Bonifacio e Corrado [19] [20] (f. 21v)

10. Bonifacio di Canossa (f. 28v) in vesti nuziali

11. Beatrice di Lorena (f. 30v) in vesti nuziali

12. Corrado il Salico e Gisella di Svevia, non rappresentati, in realtà questi due personaggi vengono citati e sono un perno nella storia canossiana e non solo imperiale. Per la ricostruzione di questi costumi saranno un prezioso riferimento manoscritti ed iconografie tedeschi

13. Matilde di Svevia, non rappresentata fu madre di Beatrice e sorella di Gisella; fu un personaggio la cui ricca storia merita di essere approfondita anche attraverso i costumi, da ricostruire attraverso l’iconografia tedesca

14. Enrico III il Nero ed Agnese di Poitou, non rappresentati ma personalità importantissime nella storia di Matile e Beatrice sua madre. Rappresentati come il figlio Enrico IV nell’iconografia tedesca.

15. Enrico IV, già rappresentato nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono, è rappresentato anche nell’iconografia tedesca

16. Ugo di Cluny e Matilde di Canossa (f. 49r) già rappresentati nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono

17. Berta di Savoia e Adelaide di Savoia, non rappresentate sono rispettivamente moglie e suocera di Enrico IV, imparentate con la famiglia imperiale e Canossa da quella figlia Prangarda, avuta da Adalberto Atto. Protagoniste di alto profilo delle vicende legate al Perdono

18. Gregorio VII, il papa della Lotta alle Investiture e della Riforma Gregoriana, nonché nemico numero uno di Enrico IV, non è rappresentato ma la sua vita e il suo ruolo furono fondamentali durante la vita di Matilde e sulla stessa contessa

19. Enrico V e Corrado. Figli di Enrico IV di primo letto, ebbero un ruolo chiave nella caduta del padre dal trono imperiale e dal potere, specie il primo che ne raccolse l’eredità e con lui finì la famiglia imperiale. Non sono rappresentati, ma il primo è colui che restituì a Matilde i suoi feudi nel 1111

20. Goffredo il Gobbo, marito e cugino, fratellastro di Marilde di Canossa. La sua figura è stata denigrata molto dal Donizone e dalle fonti di parte matildica o comunque contrarie all’Impero, essendone un sostenitore. In realtà la figura di quest’uomo, deforme dalla nascita, a giudizio di alcuni storici come Aubè sarebbe da rivalutare in parte. Anche di Goffredo non resta alcuna testimonianza iconografica se non qualche disegno successivo al Rinascimento. La figura di Goffredo offre anche uno spunto per scoprire come vivessero nel Medioevo le persone che pur essendo nate in famiglie agiate e nobili, fossero affette da deformità fisiche come la gobba o il labbro leporino, considerando l’epoca ricca di superstizioni in cui vivevano e che le costringeva ad essere emarginate.

21. Goffredo il Barbuto. Non rappresentato, è un’altra delle figure su cui cala l’oblio e di cui poco si discute nel contesto della storia matildica perché fu il secondo marito di Beatrice di Lorena e patrigno di Matilde e fu lui a voler che il figlio e la figliastra si unissero in matrimonio per suggellare maggiormente l’alleanza dell’asse anti-imperiale. Goffredo era inoltre parente di Beatrice ed ebbe un ruolo chiave nella seconda parte della lotta alle Investiture. I suoi figli furono molto legati alla casa dei Boulogne e alle vicende della Prima Crociata

22. Goffredo di Buglione. Non rappresentato. Fu un personaggio secondario o persino di terz’ordine nella vita di Matilde, entrando in conflitto con lei sulla questione dell’eredità di suo zio il Gobbo, fratello di sua madre per i possedimenti transalpini. Goffredo è celebrato da ogni fonte perché è considerato per antonomasia un eroe crociato, primo Re di Gerusalemme anche se fu il di lui fratello Baldovino a prendere la corona gerosolimitana alla rinuncia di Goffredo.

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Struttura del progetto sul sito

Il progetto sarà strutturato in modo da seguire il filo cronologico di Donizone, raccontando cioè la storia dall’inizio e ricostruendo per il possibile tutti i principali personaggi che ne furono protagonisti, in modo da permettere al lettore e ai visitatori di conoscere le vicende in ordine, seppure è difficile seguire sempre un filo dritto senza tornare indietro. Ogni costume sarà presentato non solo parlando delle vesti e di come sono fatte (taglio, colore, ornamenti e simboli), ma anche del personaggio che lo indossa in modo da inserire le singole biografie in un progetto parallelo sul portale “Personaggi ed opere del Medioevo”. In questo modo si segue anche in discesa l’albero genealogico della famiglia di Matilde, spostandocisi di tanto in tanto ai rami più esterni.

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Tempi del progetto

Mentre il progetto dedicato alle Vesti del Perdono aveva una data di scadenza, soprattutto per rispettare la ricorrenza del 28 gennaio 1077 – 28 gennaio 2017 [21] per i 940 anni dall’evento storico, questo progetto non si fisserà date. Si stima in modo approssimativo una conclusione dei lavori entro tre o quattro anni, viste le risorse e i tempi necessari, considerando che si tratta di un lavoro amatoriale e propositivo e non essendo una competizione né contro il tempo né contro altri che volessero cimentarsi in una simile impresa. Si spera di pubblicare di volta in volta i costumi in modo da far conoscere in modo graduale e continuo il proseguimento dei lavori. Si consideri inoltre che Vivere il Medioevo ha comunque in cantiere altri progetti riguardanti il costume storico, la sua ricostruzione; alcuni purtroppo destinati a rimanere solo in forma documentativa e riguardanti altri cicli e gruppi di iconografie medievali monotematiche.


Bibliografia

  • Donizone. (2008). Vita di Matilde di Canossa. (P. Golinelli, A cura di, & P. Golinelli, Trad.) Milano: Jaca Book.
  • Ferri, E. (2002). La Grancontessa. Vita, avventure e misteri di Matilde di Canossa. Mondadori.
  • Golinelli, P. (1991). Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo. Milano: Camunia.
  • Harald, Z. (2007). Canossa 1077. Storia e attualità (2a edizione ed.). Reggio Emilia: E.T.E.
  • Montanari, M. (1979). L'alimentazione contadina nell'Alto Medioevo. Liguori (collana Nuovo Medioevo).
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  • Treccani, E. (1970). Corrado II (Enciclopedia-Dantesca). Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
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  • Treccani, E. (1971). Bonifacio, marchese e duca di Toscana. (M. G. Bertolini, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/marchese-e-duca-di-toscana-bonifacio_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (1975). Bonifacio da Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 18 ). (G. Ortalli, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-da-canossa_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (1992). Donizone di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani). (P. Golinelli., A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/donizone_(Dizionario-Biografico)
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  • Treccani, E. (s.d.). Matilde di Canossa. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa/
  • Treccani, E. (s.d.). Tedaldo marchese di Canossa. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/tedaldo-marchese-di-canossa/


Note

[1] Progetto di Vivere il Medioevo: https://armadiodelmedievalista.blogspot.it/p/matilde-e-limpero-le-vesti-del-perdono.html

[2] Il manoscritto conta meno di una decina di miniature dove sono raffigurati i protagonisti principali delle vicende di Matilde di Canossa e dei suoi avi, più qualche capolettera istoriato e raffigurato con oro.

[3] Donizone fu il primo a creare questa biografia celebrativa, non fanno testo in questo specifico caso, le copie e trascrizioni successive.

[4] Bisogna affidarsi a fonti di ogni genere, per quanto riguarda le fonti scritte, da quelle ecclesiastiche a quelle civili. Gli atti in cui i personaggi citati dal Donizone compaiono, consentono di fare luce su eventi e altri personaggi presenti ma non citati dal monaco, che invece furono importanti.

[5] (Treccani, Donizone di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani), 1992)

[6] Anche se Donizone tace su fatti privati e sui legami che c’erano tra i membri della famiglia dei Canossa, i rapporti anche personali con i membri della famiglia imperiale; altre fonti, più o meno di parte, parlano facendo emergere quadri più chiari e talvolta anche dettagli imbarazzanti.

[7] Assenti reperti archeologici di quell’epoca appartenuti direttamente alla famiglia dei Canossa, spesso emergono frammenti di terracotta di epoche precedenti o successive. Assenti pure reperti tessili o frammenti di tessuti, se mai ne trovarono in buono stato alla riapertura del sarcofago di Beatrice a Pisa nel Seicento, da poter dare una testimonianza più tangibile delle vesti dell’epoca.

[8] A tal proposito si è spesso favoleggiato che Matilde combattesse personalmente come un uomo, come una sorta di leggendaria amazzone, ma in realtà, ammesso che abbia mai partecipato in prima persona a una battaglia campale, è da escludere che abbia impugnato armi e sia scesa nella mischia; piuttosto ha approvato o negato le azioni militari come un supervisore appoggiato da comandanti in carica che il campo di guerra lo conoscevano bene. Inoltre dell’epoca di Matilde non si hanno trattati schermistici, e così pure non ci sono testimonianze riguardo i combattimenti con le spade fino a Fiore dei Liberi, nel XV secolo. Piuttosto le fonti riguardanti le guerre sono decisamente diverse, si parla di vincitori e di morti, di accordi di pace, ma non di donne in testa all’esercito. Le iconografie di guerra e battaglie o combattimenti sono riportate sulle scene bibliche di bassorilievi tardo romanici o qualche manoscritto miniato non italiano.

[9] Si limita infatti a descrivere i matrimoni più importanti degli ascendenti per spiegare chi era Bonifacio, di chi era figlio e di chi era nipote, rappresentando tre generazioni a partire dal fondatore fino ai genitori di Matilde. In realtà, a partire dai figli del fondatore Adalberto Atto, grazie probabilmente alle conoscenze nella famiglia imperiale e ai legami politici dell’epoca, la rete delle alleanze stipulate con l’uso della politica matrimoniale imparentarono i Canossa con gli imperatori tedeschi, con la casa d’Este e con i Del Vasto piemontesi e i Monferrato, i Savoia. I nomi sfumano nel tempo, ma riappaiono nitidi quando si arriva alle vicende dell’Umiliazione che coinvolsero quei parenti che Donizone tace, ma che altre fonti ricordano.

[10] Non è possibile riprodurre liberamente le immagini originali del codice digitalizzato della BaV.

[11] Favoleggiate già all’epoca, l’iconografia purtroppo assente avrebbe permesso di gettare luce su come avveniva un matrimonio di quel livello nell’Alto Medioevo. Se anche le miniature fossero state rozze, avrebbero comunque gettato luce su vesti e cerimonie nuziali del XI e XII secolo che Donizone sicuramente conosceva.

[12] In questo modo, se non è il lettore a cercare l’informazione, passa al pubblico che la sola figlia nata dalle nozze fu Matilde, mentre invece furono ben tre i figli, tra cui un maschio, senza contare eventuali e non documentati aborti di Beatrice. La sposa aveva almeno trent’anni in meno del marito che era alle sue seconde nozze, mentre le prime erano state sterili e lui giungeva vedovo alle seconde.

[13] Anche su questo evento le fonti e gli storici non sono sempre concordi, ma certamente chi voleva Bonifacio morto era qualcuno che ne temeva il crescente potere e dunque la possibilità che si potesse ribellare. In tal caso l’iconografia avrebbe avuto un ruolo importante e invece è assente; pur non facendo nomi perché le identità del mandante e dell’assassino non sono mai state sicure, si poteva certamente rappresentare la cerimonia funebre, ma sarebbero state messe in pubblico situazioni ed emozioni private, del tutto inappropriate, per la circostanza.

[14] Probabilmente la situazione era scandalosa già all’epoca perché in un certo senso rasentava un grave incesto da cui nulla derivò di buono e anzi, peggiorò di molto la situazione perché Matilde fuggì.

[15] Enrico IV è rappresentato con Enrico V in un manoscritto miniato tedesco (Cronica di Ekkehard von Aura), mentre il padre, Enrico III il Nero è rappresentato con la moglie nell’Evangeliario di Speyer e su internet si trovano miniature difficili da associare a manoscritti precisi e così è difficile identificare i personaggi.

[16] Fu uno dei più importanti vassalli e collaboratori di Matilde di Canossa e il Dizionario Biografico degli Italiani nella voce curata da Gloria Casagrande in Treccani, grazie a numerosissime fonti modenesi e reggiane, documenta la vita di questo personaggio politico soprattutto nel periodo finale del governo di Matilde, quando probabilmente aumentò la sua importanza e il casato acquistò il suo pregio. Donizone lo cita ma non lo rappresenta mai.

[17] http://www.themorgan.org/collection/Illuminating-Fashion/replicas

[18] Non è specificato chi sia il re citato da Donizone, ma molto probabilmente si tratta di un imperatore (Ottone o un suo diretto successore, mentre Adalberto era ancora in vita). Questa figura ovviamente verrebbe ricostruita anche utilizzando l’iconografia dei manoscritti germanici, al fine di ricostruire una veste storicamente aderente

[19] Non si ha alcuna notizia su altra figlia della coppia: Maria, moglie di Ugone d'Este. Non si conosce l’esatta identità dei consorti, da non confondere con le famiglie toscane coeve che hanno altra parentela.

[20] Anche di Corrado si hanno poche notizie

[21] Per cause di forza maggiore, il progetto fu ultimato e pubblicato solo ad aprile 2017