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Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume storico

Questionario

Questionario
Questionario sulla rievocazione storica ed il costume.

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Dalla fonte scritta al costume storico: i Manoscritti miniati. Parte seconda. Manoscritti e costume storico

Indice

Miniatura medievale e costume storico

Quali manoscritti miniati consultare

Fonti bibliografiche

 

Miniatura medievale e costume storico

Per quanto riguarda il costume storico, la miniatura, rispetto al testo, è sicuramente la parte che più interessa il rievocatore ed il ricercatore poiché dall’immagine si può avere un’idea dei modelli, dei colori e dei tessuti o delle decorazioni in uso e quindi si riesce a ricavare una serie di parametri che permetteranno di realizzare un capo coerente rispetto ad un periodo preciso.

 

Schema 1 – Schema del tipo d’informazioni ricavabili dalle miniature medievali.

 

Bisogna, inoltre, partire dal presupposto che la miniatura non deve mai essere interpretata alla lettera, perché le informazioni che si possono ricavare sono sempre limitate nel numero e parziali nella qualità. Ad esempio: da un manoscritto altomedievale non sempre è possibile avere notizie sulla trama di un tessuto come accade invece per un reperto tessile coevo che presenta invece una trama precisa e i colori sono meglio apprezzabili; inoltre in un reperto tessile, grazie alle didascalie, è possibile conoscere l’esatta dimensione del motivo che si ripete oltre e la composizione tessile (seta, lino, ecc.). Alla pari di altre fonti iconografiche la miniatura medievale ha un suo risvolto ideologico nel rappresentare i personaggi delle vicende narrate, siano i testi utilizzati delle Bibbie, Vangeli o testi di altro genere, anche non religiosi. I miniatori medievali non hanno creato i codici miniati per fornire alle generazioni moderne una “fotografia” della loro epoca perché oggi se ne ricavassero costumi. I dettagli degli ambienti e dell’abbigliamento erano rappresentati solo ove il miniatore lo ritenesse strettamente necessario. Questo è uno dei motivi per cui nei primi manoscritti miniati la rappresentazione dei personaggi serve a trasmettere il messaggio o l’evento principale delle scene narrate nei testi, che nemmeno i vestiti che indossavano e i dettagli spesso sono tra loro molto simili: ricorre infatti spesso il classico motivo del trifoglio sparso sulla trama dei tessuti a simboleggiare la Trinità (specie nelle vesti di alto rango o quelle ecclesiastiche) [1]. Nei manoscritti di epoca successiva le vesti sono decisamente più curate e si può vedere che i personaggi rappresentati, spesso gli stessi committenti, indossano vesti ricchissime, lussuose poiché il messaggio non è più solo quello del significato dell’evento della scena, ma si vuole anche descrivere la società in cui si vive, specialmente quella in cui vive il committente, facendo uno sfoggio della sua liberalità. Alcuni esemplari celebri, realizzati da importanti miniatori dei secoli XIV e XV presentano immagini molto nitide dove sono rappresentati come in un ritratto i visi delle persone, i dettagli delle vesti e del loro taglio, le fodere e gli accessori, gli ambienti. Va specificato che anche la miniatura più dettagliata presenta comunque dei limiti nel fornire informazioni. Il rievocatore ed il costumista si devono servire di queste fonti per ricavare informazioni sul costume, utilizzando però anche altri tipi di fonti, e, progettare successivamente l’abbigliamento dei personaggi, in base al loro rango, alla funzione, al genere. Molto spesso nelle rievocazioni si osservano soprattutto figure nobiliari, in prevalenza femminili, con scarsissime figure del popolo, dei mestieri, della Chiesa, e figure appartenenti al repertorio del cosiddetto immaginario medievale [2]. I costumi nobili poi non sempre sono coerenti con l’epoca rappresentata sebbene molti asseriscano di cercare di riprodurli il più fedelmente possibile [3]. Queste figure assenti nei cortei con i loro costumi e i loro strumenti e simboli sono però presenti nelle fonti iconografiche quali miniature e dipinti, affreschi e non si capisce la ragione della loro assenza nelle rievocazioni se non nella mancanza di voglia di volontari a interpretare ‘ruoli scomodi’. Paradossali i casi in cui qualora queste figure siano presenti, siano sempre limitate alla classica figura della strega condotta al rogo con il boia incappucciato o a quei casi in cui vengono addirittura assoldati gruppi dichiaratamente fantasy che mostrano personaggi che non si avvicinano nemmeno alle figure più pittoresche dell’immaginario medievale. Tra coloro che hanno partecipato al questionario e che si occupano specificamente dei costumi storici (non solo logistica del corteo), nessuno di fatto realizza i costumi e poiché tale responsabilità è delegata spesso a terzi, non è stato possibile sapere da questi quali fonti vengano consultate prima di commissionare i costumi [4]. Eppure, le stesse persone, raccontano che prima di ogni spesa ci si riunisce per decidere cosa fare e come farlo, si effettua persino una ricerca storica o si chiede una consulenza ad un esperto locale di fiducia per stabilire tessuti, colori e modelli e poi ci si rivolge allo specialista. Gli specialisti che hanno partecipato al questionario hanno fornito risposte che confermano questa situazione, ma sono pochissimi: appena il 4% del totale dei partecipanti [5], il che significa che il restante 96% li realizza a livello domestico come detto anche in nota e di questi solo sei persone hanno accettato di partecipare alla seconda parte del questionario fornendo la descrizione del loro metodo di lavoro. Due persone hanno citato le miniature dei manoscritti tra le fonti iconografiche consultate, oltre agli affreschi e ai dipinti dell’epoca; mentre tra le fonti scritte sono citati testi e manuali di storia del costume italiani e stranieri [6]; testi di storia dei tessuti e della tessitura. Il fatto che i manoscritti miniati siano così poco usati è probabilmente per via del fatto che, come si diceva nella parte dedicata alle principali fonti storiche scritte, è ancora molto diffusa l’erronea convinzione secondo la quale queste preziosissime fonti sono inaccessibili ai ‘non addetti ai lavori’. I titoli di testi di storia del costume, miniature, dipinti e affreschi quando non siano presenti specificamente su testi di cui si è già a conoscenza e in possesso, sono generalmente reperiti attraverso la rete internet [7]; diversamente si è osservato che la miniatura è poco usata anche dagli stessi istituti che studiano la storia del costume, salvo alcuni progetti specifici di musei e università o biblioteche di fama internazionale, come quello della Morgan Library: da una raccolta di manoscritti ha realizzato quattro costumi del XV secolo oltre ad un testo noto: “Illuminating fashion: dress in the Art of medieval France and the Netherlands” edito nel 2011 dalla stessa biblioteca. I costumi sono fedelissime repliche di due costumi maschili e due femminili rappresentati nelle miniature, tratti da quattro diversi manoscritti di cui la Morgan Library è custode. Altro caso che vede la miniatura medievale come fonte iconografica e come sola fonte di riferimento è quello del personaggio storico di Matilde di Canossa nelle rievocazioni a lei dedicate nel solo territorio emiliano. Celebre il Vita Mathildis [8]: l’unico manoscritto realizzato per Matilde durante il suoi ultimi anni di vita e che vuole essere, ma che non lo è [9],una fedele biografia a lei dedicata in versi poetici, accompagnati da alcune miniature tra cui quelle che la ritraggono, opera dello stesso autore del testo, Donizone. Tuttavia, pur essendo questa l’unica fonte locale dove la donna è ritratta, non è l’unico manoscritto di quel periodo dove siano presenti miniature che possano dare più informazioni sul costume della sua epoca perché non esisteva il costume matildico: esisteva il costume del XI secolo. Matilde di Canossa era per giunta di origini germaniche da entrambi i rami genitoriali [10] e quindi avrebbe senso consultare anche fonti coeve tedesche tra i manoscritti miniati e l’Impero, pur essendo in crisi, ne vanta un certo numero tra cui un esemplare dove gli stessi Enrico III il Nero ed Enrico IV sono rappresentati e dove i costumi dei personaggi hanno molti punti in comune con i costumi bizantini.

 

Difficilmente in altre rievocazioni vengono utilizzati i manoscritti miniati tra le fonti storiche scritte e le miniature tra le fonti iconografiche per la ricerca storica, la quale deve essere la base di un costume filologico. Ben inteso: non è obbligatorio l’uso delle miniature, senza di esse un costume non perde il suo valore, ma d’altra parte la miniatura non è una fonte iconografica da scartare a priori, tanto più che molti manoscritti miniati anche celebri, come descritto nella parte dedicata alle fonti digitali, sono consultabili anche online. Questa facilità di accesso presenta comunque numerosi limiti, già descritti [11], specialmente se si devono realizzare costumi storici appartenenti ad un’area delimitata di territorio in un certo periodo storico e qui occorre per forza rifarsi alle biblioteche ed Archivi di Stato della propria città di riferimento che possano custodire manoscritti miniati locali o averne una versione online. Questi siti non sempre sono accessibili attraverso una ricerca su internet o nelle banche dati europee, quindi occorre accedere direttamente all’ente che potrebbe ospitare questi testi. Costumi di un certo periodo secondo le fonti di una precisa città sono tra i tanti limiti imposti dai regolamenti dei cortei storici, non sempre rispettati, al fine di garantire per quanto possibile una certa filologia dei costumi, dei cortei e della rievocazione stessa; anche se l’esperienza insegna che le cose non stanno affatto così.

 

Quali manoscritti miniati consultare

 

Schema 2 – Principali tipi di manoscritti, in funzione del loro contenuto. Esistono alcune piccolissime sottocategorie di manoscritti che rientrano in più di una delle categorie presentate in questi documenti, come i testi scritti da alcuni Santi e i loro trattati o scritti personali, autobiografici, ecc che, anche per ragioni di spazio, non sono stati inseriti in questo schema, ma sono comunque citati tra le fonti utilizzate e nel testo.

 

Per quanto riguarda la realizzazione di costumi storici del periodo medievale, al pubblico cui si rivolge questa ricerca interessano soprattutto i manoscritti europei piuttosto che quelli orientali. Non va dimenticata, d’altra parte, l’importanza che ha avuto l’Oriente, specialmente l’Islam, nello sviluppo delle tecniche tessili in Occidente e nel Mediterraneo e i cui manoscritti sono una fonte preziosa per la ricostruzione dei costumi islamici, dal Medioevo all’Età moderna. Prima di cominciare una ricerca di miniature di manoscritti è bene avere chiaro che tipo di figura si vuole ricostruire e avere anche un’idea del tipo di ornamento che si vuole attribuire a quella figura, specie se nobile, quindi il suo rango e poi procedere con la ricerca di miniature. La prima ricerca nei manoscritti è quasi sempre preliminare, serve ad individuare personaggio, rango e modello, nella seconda ricerca dettagliata si individuano colore, tipo di tessuto, complementi ed ornamenti.

 

Nelle rievocazioni la maggioranza dei figuranti che sfilano è composta esclusivamente da nobili, con una striminzita minoranza di popolani e altre figure della società medievale, il che non corrisponde alla realtà storica. Nei cortei storici oggi mancano spesso o sono scarsamente rappresentate le figure ecclesiastiche, i popolani, i mestieri e i militari [12]. Siccome si è deciso di procedere in ordine cronologico, saranno trattati prima i tipi di manoscritto miniato altomedievale e poi quelli bassomedievali, in modo da non creare confusione nel lettore, rispettando al contempo anche la gerarchia sociale della società medievale.

 

Schema 3 – Schema della composizione dei cortei nelle rievocazioni storiche medievali, con i diversi personaggi della società medievale, suddivisi nelle categorie di appartenenza. Lo schema si riferisce ai manoscritti di tutto il periodo medievale.

 

Schema 4 – Schema dei principali tipi di manoscritti miniati in funzione dei personaggi i cui costumi si vogliono ricostruire, divisi per categoria di manoscritto. Lo schema si riferisce ai manoscritti di tutto il periodo medievale.

 

Schema 5 – Schema del tipo di informazioni ricavabili sull’abbigliamento, facendo una comparazione tra manoscritti dell’Alto e del Basso Medioevo.

 

Fonti bibliografiche

Le fonti bibliografiche consultate per la redazione di questo articolo e in particolar modo gli schemi, sono le stesse utilizzate nel primo post dedicato ai manoscritti miniati quali fonti iconografiche di riferimento: https://armadiodelmedievalista.blogspot.it/Fonti bibliografiche.

 

Note


[1] Alcuni lo chiamano “centamani” o dal sanscrito “chintamani”, ma sotto tale nome non si trova nulla nelle fonti storiche occidentali che faccia riferimento allo stesso tipo di decorazione presente in alcuni manoscritti e associabile quindi al trifolio. L’unico riferimento al simbolo propriamente detto è rappresentato da qualche rarissimo reperto tessile di provenienza turca e indiana a partire dalla fine del XV secolo come dimostra la raccolta del MeT Museum di New York all’indirizzo: http://www.metmuseum.org/toah/hd/tott/hd tott.htm

[2] Dati riferiti al sondaggio “Rievocazioni e cortei storici...qual è lo status quo?” edizione 2017.

[3] La maggior parte dei partecipanti al sondaggio “Rievocazioni e cortei storici...qual è lo status quo?”(2017), tra coloro che nei cortei delle proprie rievocazioni si occupano specificamente di corteo e costumi storici, hanno risposto che i costumi vengono pensati in base al periodo storico in cui è ambientata la rievocazione. Coloro che si occupano appunto di cortei e costumi, nella totalità dei partecipanti, sono però solo una piccola parte, appena il 19%. Non solo, molto spesso queste persone non hanno titoli di studio specifici in questo settore (i titoli sono molto più generici e riguardano la moda in generale) e se ne interessano come hobby o studio individuale amatoriale (9% sul totale dei partecipanti), mentre il restante 10% si occupa prevalentemente della logistica dei costumi ma nessuno di questi di fatto li realizza: la realizzazione infatti viene per metà gestita a livello domestico dai figuranti stessi e per l’altra metà commissionati ad una sartoria o laboratorio specializzato, dopo aver chiesto una consulenza al laboratorio o artigiano stesso o ad un esperto locale di fiducia.

[4] Vedere nota precedente

[5] A questi non è stato chiesto di approfondire, nel questionario o in altro modo, il loro metodo di realizzazione poiché molti lavorano solo sulla fase tecnica di realizzazione e non sulla ricerca storica, essendo che spesso il cliente giunge con l’idea specifica già pronta e raramente chiede una piccola consulenza su cosa fare e come farlo. Solo le sartorie storiche di grosse dimensioni e di importanza e fama nazionale normalmente hanno una parte del personale che si occupa della ricerca storica; non lavorano per le rievocazioni e nessun partecipante del questionario corrispondeva a questo profilo, poiché spesso queste grosse sartorie hanno anche l’obbligo di tutelare segreti industriali.

[6] L’accesso alle miniature è indiretto, e solo a quelle selezionate dagli autori dei testi consultati

[7] La ricerca tramite internet fornisce miniature relative alle parole chiave, ma bisogna sempre verificare i dati relativi al manoscritto poiché essi non sempre sono affidabili su siti diversi da quelli che ospitano anche la copia digitale di un testo antico.

[8] Biblioteca Apostolica Vaticana, Latin 4922

[9] Il Golinelli, traduttore e studioso del Vita Mathildis e del personaggio di Matilde di Canossa nel testo “Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo” consulta anche altre fonti nell’analisi della vita di Matilde e della sua famiglia e più volte riprende Donizone per la sua lacunosa faziosità, ben inteso, tipica dei biografi dei grandi personaggi che miravano a dipingere anche i peggiori sotto le più rosee luci.

[10] Il padre proveniva per ramo paterno da una famiglia longobarda e i Longobardi erano una popolazione germanica e la madre era la nipote, per parte materna, dello stesso Imperatore Corrado, nonno di Enrico IV.

[11] Vedere la parte dedicata ad Internet quale fonte per i manoscritti digitalizzati

[12] Il caso dei militari è un caso a sé, perché solo per la storia del costume militare, limitata al Medioevo, sarebbe necessario uno studio a parte. Ad eccezione di quelle compagnie di rievocazione interamente ispirate a un ordine militare storico, con esibizione di combattimenti e tornei con armi in uso in un’epoca specifica; nelle rievocazioni oggi molto spesso le figure militari sono degli armigeri privi talvolta di insegne e con le protezioni minime quanto basta a non farsi male durante i combattimenti con le spade.