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Cappuccio medievale con mantellina
Il modello di cappuccio medievale che viene qui di seguito proposto è comune nell’abbigliamento maschile, specie presso il popolo, anzi quasi esclusivamente presso il popolo, per tutta la durata del Medioevo e se ne trovano tracce anche nelle fonti pittoriche dell’epoca, ma soprattutto nei reperti riportati alla luce da recenti scavi di Londra nel periodo degli anni ‘70 e '80 [1], i reperti sono stati divisi in vari cataloghi, su vari argomenti e sono stati datati al periodo di tre secoli che va dal 1150 al 1450. I reperti di cui parliamo in termini di costume sono stati raccolti e documentati nel Textiles and clothing. c. 1150 – 1450 della serie Medieval excavations finds from London:4 [2]. Si tratta infatti del quarto volume della serie nel quale sono anche stati introdotti gli studi e le ricerche fatte sui reperti tessili riportati alla luce, studi e ricerche che hanno permesso di fare delle ricostruzioni degli indumenti riportati alla luce in frammenti. Tra questi frammenti vi sono anche quelli di un modello di cappuccio medievale con mantellina.
Figura 1 – Ricostruzione del cartamodello di un cappuccio. Reperto n. 246 e datato alla fine del XIV secolo.
Gli stessi scavi hanno riportato alla luce anche un altro modello di cappuccio, molto simile al n. 246, ed è il n. 174, anch’esso datato allo stesso periodo, il XIV secolo.
Figura 2 – Modello n. 174, datato al XIV secolo.
Mentre nel primo modello si vede chiaramente che presenta occhielli a livello del collo, nel secondo questi occhielli mancano, ma entrambi i cappucci hanno struttura simile con una parte, quella alta e posteriore, allungata, come mostrano anche i disegni qui di seguito.
Figura 3 – I due modelli di cappuccio con mantellina.
A causa della loro forma allungata, questi tipi di cappucci vengono anche chiamati liripipes dal latino medievale liripipium [3]. A Londra sono stati trovati in tutto sei cappucci con questa struttura e analoghi frammenti sono stati trovati anche in Olanda e Scandinavia.
Il cartamodello per costumi ad oggigiorno
La realizzazione del cartamodello non è difficile ma nemmeno facile. Si procede disegnando un normale cappuccio, magari aiutandoci con una immagine come quella dei lembi ritrovati negli scavi. A computer, aiutandoci magari con un software come Visio, di progettazione, ingrandiamo l’immagine fino a triplicarla, infatti nel libro è stata inserita in rapporto 1:3. Nel testo l’immagine è lunga 15 cm e quindi nella realtà saranno 15 x 3 = 45 c (per la precisione sarebbero 45.54 cm).
Figura 4 – immagine del secondo cartamodello a computer, immagine tratta dal libro e misurata.
Si moltiplica quindi per tre e si ingrandisce fino ad ottenere la misura di poco più di 45 cm. Si può fare la stessa operazione anche per il primo modello.
La protuberanza dietro al cappuccio dovrebbe arrivare a circa una trentina di centimetri e una ricostruzione virtuale lo conferma, ma sembra che nella realtà fossero spesso anche molto più lunghe fino al doppio. Per riprodurre virtualmente il cartamodello e poi stamparlo nelle reali dimensioni un foglio formato A3 non basta, ce ne vogliono almeno 3. Per chi volesse stamparlo, l’ideale sarebbe usare un plotter con fogli formato A1, altrimenti si stampa in formato A4 e si ricostruisce una specie di puzzle e con la carta velina si va poi a ricalcare il disegno. In una riproduzione fedele, si consiglia la cucitura a mano con punto sorfilo e di tenere 1 cm al massimo di margine, anche nella cucitura a macchina (ma con punti piccoli, dimensioni 2-3 con filo grosso e tensione regolata di conseguenza).
Nei due modelli differenti di cui si parlava poco prima, si nota che mentre alcuni fossero aperti, sul collo, altri fossero invece chiusi e tenuti stretti da una fitta colonna di bottoni. La forma di entrambi i modelli, riprodotti anche a computer suggerisce che questi indumenti fossero piuttosto stretti, specie a livello del collo e ciò suggerisce una possibile funzione anche termo-protettiva del cappuccio.
Nel secondo modello in particolare, in figura viene mostrato che nella parte dietro del collo vi fosse una giuntura che è stata ritrovata però scucita. In inglese, il termine che si trova anche nel settore tessile è seam e in questo caso si parla di back seam con riferimento ad una giuntura che ha lo scopo di riprendere le sagome anatomiche, in questo caso quello del collo e viene cucito al centro di due lembi. Probabilmente il modello originale aveva un lembo di forma trapezoidale, dovendo anche riprendere una parte del collo.
Figura 5 – Cartamodello ricostruito virtualmente, si vedono in rosa, nella linea un po’ più spessa le parti che vengono assemblate.
Il cartamodello si può però riproporre come un unico pezzo come nella figura che segue, dove è un unico pezzo.
Figura 6 – Ricostruzione virtuale della giuntura e a destra, lembo di tessuto che andrebbe dietro al collo.
Il primo modello di cappuccio, quello “quadrato” è senz’altro quello più diffuso anche oggi nella realizzazione di riproduzioni per rievocazioni storiche.
Tessuti e colori
In accordo con le fonti storiche, a partire dal XII secolo per questo tipo di indumento o accessorio, se vogliamo essere più precisi, il tessuto più usato era il lino. In inglese si trova la descrizione tabby wave in riferimento alla particolare trama del tessuto che in italiano viene definito come tela. Inoltre mancano riferimenti alla realizzazione di simili accessori e quindi cappucci con tessuti alternativi al lino come lana o canapa. Quanto ai colori per figure del popolo si consigliano colori grezzi, spenti o colori della terra: beige, marrone, nero, grigio mentre per figure più elevate si possono e quanto al tessuto meglio lino o canapa, ma anche di lana va bene.
Figura 7 – La trama del tessuto, dove i fili si intrecciano tra di loro. Il filo usato è solitamente di fattura grossolana nei ritrovamenti archeologici.
Oggi questo tipo di ordito, fatto con appositi macchinari e fili sottilissimi è usato anche nella produzione di chiffon, organza e taffettà.
Per figure nobiliari dove questo cappuccio presenta anche i merli nel bordo si possono usare tessuti come velluto e seta in tinta con il costume che deve indossare un potenziale figurante. Nel testo Patterns for Theatrical Costumes. Garments, Trims, and Accessories from Ancient Egypt to 1915 di Katherine Strand Holkeboer il cappuccio con il liripipe viene raffigurato così:
Figura 8 – Immagine tratta dal Patterns for Theatrical Costumes. Garments, Trims, and Accessories from Ancient Egypt to 1915 di Katherine Strand
Per cappucci di questo genere, a volte li si vede anche in due colori, ma era probabilmente in uso per figure goliardiche come i giullari e gli attori di teatro, mentre per le figure nobili si consiglia di usare un unico colore, in tinta con quello del costume.
Fonti bibliografiche
- Plain weave – Wikipedia, ENG
- Liripipe – Wikipedia, ENG
Fonti dei testi e delle immagini
- Patterns for Theatrical Costumes. Garments, Trims, and Accessories from Ancient Egypt to 1915 di Katherine Strand, Drama Publishers ed., 1993 - 350 pp.
- The medieval tailor assistant (making common garments 1200 – 1500), Sarah Thursfield – Costume and Fashion Press, 2001, 224 pp.
- Manner custom and dress during the Middle age and the Reinassance period, di Paul Lacroix, NY Appleton and Co. ed. 1874 – 660 pp.
- Textiles and clothing. c. 1150 – 1450. Medieval excavations finds from London: 4 di Elisabeth Crowfoot, Frances Pritchard and Kay Staniland. Museum of London, ed. 2001 – 256 pp.
Note
[1] I reperti sono stati catalogati solo di recente e pubblicati per la prima volta in un libro nel 2001.
[2] Textiles and clothing. c. 1150 – 1450. Medieval excavations finds from London:4 di Elisabeth Crowfoot, Frances Pritchard and Kay Staniland.
[3] In italiano non esiste una traduzione specifica. Il termine liripipes venne coniato in Inghilterra nel XIV secolo e fa riferimento in particolare al lembo che pende dal cappuccio. Questo lembo era solitamente corto, arrivando a circa 30 cm ma in alcuni casi poteva anche essere il doppio.
Il Cavaliere di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme
Il costume fa fede alla documentazione dedicata ai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme pubblicata sul blog.
Fu poco dopo la Prima Crociata che iniziarono ad affermarsi e mettersi in campo i cosiddetti Ordini Monastico Cavallereschi, scoppiò come una moda, destinata a portare molti di quegli stessi ordini a estinguersi e rimanere solo col nome, a volte nemmeno quello, sui nostri libri di storia. Bisogna però fare una precisazione, nel parlare degli Ordini Monastico Cavallereschi, i quali non vanno confusi con gli Ordini Cavallereschi (e basta): questi Ordini avevano il preciso scopo di proteggere la popolazione civile, i pellegrini. Questi ordini tuttavia rappresentarono al tempo stesso le forze militari più importanti nelle crociate successive e questo portò a divergenze nelle funzioni e negli scopi. Gli Ordini Monastico-Cavallereschi non nacquero, come molti credono, subito dopo la prima Crociata, ma molto prima. L’ordine di cui è stato riprodotto il costume è uno dei più importanti che ancora oggi sopravvive col nome di Ordine di Malta: si tratta dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni dell'Ospedale di Gerusalemme, chiamati anche Cavalieri Ospitalieri. In particolare in questo articolo vedremo i loro costumi, che ancora oggi affascinano milioni di persone in tutto il mondo. Le sole fonti che abbiamo sono quelle di pietra, quelle scolpite nella roccia che sono certamente delle immagini poco colorate poiché raramente venivano coperte con pigmenti colorati e poi abbiamo le fonti scritte, le fonti che costituivano la loro Regola che per l’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri non era dettagliata e chiara circa la divisa e l’armamento dei membri. La regola degli Ospitalieri era enfatica su tali questioni, ma al tempo stesso era difficile garantire che tutti i membri seguissero il regolamento alla perfezione, poiché l’origine dei membri stessi era diversa e non tutti potevano permettersi una cosa o l’altra. Lo Statuto Ospitaliero o le sentenze dei capitoli proibivano varie forme di attrezzature decorate e finemente o riccamente lavorate. I primi dettagli riguardanti la regola comparvero solo nel XIII secolo. L’uniforme dei cavalieri Ospitalieri era una vera e propria divisa, inizialmente però molto più somiglianti alle tuniche dei primi monaci che non ad un particolare ordine. Il colore delle tuniche era il nero (secondo alcuni marrone) ed era spesso indossata sopra l’armatura. Le croci erano cucite sulla tunica e sui mantelli, ma erano cucite in modo da poterle facilmente rimuovere prima di passare in terre non cristiane. Quanto alle pelli e tessuti pregiati erano vietate le pelli di animali selvatici ma non le pellicce utilizzate per foderare i mantelli. Ogni confratello, per comporre la propria uniforme consisteva di tre camicie, tre coppie di calzoni, una cotta, una tunica, un abito monastico con cappuccio, due mantelli uno dei quali rivestito internamente di pelliccia. In merito alla biancheria, ognuno possedeva tre lenzuoli di lino contenuti in un sacco fatto dello stesso tessuto. In questo caso l’uniforme del cavaliere è stata riprodotta solo in parte (camicia, tunica e mantello). Sulla testa ogni confratello indossava una cuffia bianca che prima doveva essere di doppio spessore e più tardi divenne mono strato, semplice. Tranne che durante determinati momenti, la cuffia indossata era coperta da una specie di berrettino che arrivava alle orecchie da ambo i lati e aveva probabilmente uno scopo protettivo, specie quando sopra vi veniva messa la cotta di maglia e infine l’elmo. Prima del 1280, quando ne venne vietato l’uso, era indossato talvolta anche il copricapo a turbante. Tipico dei paesi orientali, il turbante era molto diffuso sia nella moda maschile sia in quella femminile anche nei territori di Gerusalemme e vedere dei cavalieri che lo indossavano fu probabilmente per molti una vera e propria ispirazione, tanto che i francesi che andarono in crociata lo adottarono e lo inserirono nella loro moda, specie i militari. Il turbante, munito di un lembo che serviva a coprire il volto nell’attraversare i deserti non aveva anche una precisa funzione protettiva e non si capisce l’abolizione del suo utilizzo da parte dell’Ordine. Secondo alcuni non fu per motivi di razzismo nei confronti di altre etnie con altri costumi che il turbante fu abolito, ma perché probabilmente non era un indumento strettamente necessario. Anche se erano più monaci che soldati, i confratelli dell’ordine non potevano certo indossare dei sandali (planeaus) né i copri scarpe usati nel mondo islamico (galoches) ma solo normali scarpe da soldato. Solo dalla fine del XII secolo fu permesso portare stivali come già facevano i cavalieri della loro epoca, anche se dato che questi erano fatti di tessuti di un certo costo, l’uso degli stivali dalla fine del XIII secolo divenne limitata ai momenti di vita quotidiana e non per il combattimento. Gli stivali inoltre non dovevano essere appuntiti davanti. All’interno dell’Ordine i cambiamenti sull’abbigliamento erano sempre in atto e la prima regola ufficiale sul costume in funzione della gerarchia giunse solo nel 1259. Ultima parte dell’abbigliamento completo di un cavaliere era quella rappresentata dall’armatura e dalle armi. Inizialmente pare che le armi e le parti di armatura non fossero diverse da quelle comunemente usate all’epoca, la sola differenza stava probabilmente nella mancanza assoluta di elementi di decorazione. Nel XII secolo il corredo bellico del cavaliere consisteva di uno scudo, di un usbergo, di spada e pugnale. Sotto la cotta veniva indossata una specie di maglia trapuntata e lunga che proteggeva anche le cosce e che non è stata riprodotta. La testa veniva protetta oltre che dagli indumenti precedentemente descritti anche dall’elmo. Oltre a spada e pugnale alcuni soldati potevano portare lance corte e mazze da fanteria.
Figura 1 – Cavaliere dell’ordine, tunica senza maniche.
Le armature dell’Ordine erano quasi tutte di importazione europea e non erano realizzate negli Stati Crociati. Il valore delle varie parti dell’armatura era vario e abbiamo fonti da Genova e Venezia.
Figura 2 – Posizionamento della croce piccola sulla tunica.
Figura 3 – Cucitura della croce al petto, a mano con sorfilo sull’orlo
La riproduzione del costume, come scritto sopra, comprende solo la tunica, la camicia ed il mantello. La camicia è in lana, color naturale, cucita interamente a mano, così come il mantello, di lana marrone scuro, con la croce greca cucita sul fianco. La tunica è invece di lino grosso, dello stesso colore del mantello e con una croce greca di dimensioni minori rispetto a quella del mantello, cucita a mano anch’essa.
Come realizzare delle scarpe medievali a partire da vecchi stivali
Innanzitutto ci servono dei vecchi stivali, meglio se a punta e in finta pelle, magari scamosciata come quelli della fotografia che segue.
Figura 1 – Un vecchio paio di stivali
Ora dobbiamo tagliare lo stivale ad altezza della caviglia facendo attenzione a non tagliare la parte rigida che accoglie il nostro tallone e magari ci aiutiamo disegnando prima l’orlo da tagliare.
Figura 2 – Tratteggio del ritaglio
Ed otteniamo questo (vedi immagine successiva)
Figura 3 – stivale tagliato
Ora dobbiamo fare l’orlo alla nostra scarpa. Possiamo procedere facendo una semplice piega e cucendo il tessuto scamosciato (orlo semplice) aggiungendo poi eventualmente della fliselina per nascondere la cucitura. Meglio se il lavoro lo fate a mano (ci vuole tempo ma ne vale la pena).
Figura 4 – Orlo della scarpa
Ora, se il vostro stivale è ben messo da tutte le parti siete già a posto e avete finito la vostra lavorataccia, se invece come nel mio caso ci sono degli strappi qua e là allora aiutandovi con il taglia punti (uno strumento piccolissimo che danno nelle macchine da cucire e che serve appunto per scucire) tagliate via il primo strato di tessuto senza danneggiare quelli sottostanti e senza danneggiare quello che andate togliendo perché successivamente vi servirà come “cartamodello”.
Figura 5 – il mio stivale con gli strappi e il tratteggio della parte che ho rimosso
A questo punto il nostro prezioso ritaglio lo mettiamo da parte facendo attenzione a non mescolarlo ad altri ritagli invece inutili. Il polpaccio del nostro stivale che avevano precedentemente messo da parte lo riprendiamo e togliamo anche qui il primo strato come abbiamo fatto per la parte di stivale dove c’erano degli strappi. Appoggiamo il tessuto sul rovescio e ricalchiamo i contorni facendo attenzione che siano precisi (magari tenendoci 1-3 mm di margine). Il nostro pezzo nuovo ora lo andiamo a cucire alla parte mancante e quello che segue è il risultato. Ah, importante: per fare un bel lavoro bisognerebbe aprire la suola esterna, quella che tocca il suolo, solo un poco verso le parti esterne in modo infilarci il tessuto “nuovo” e cucendo con un ago grosso e resistente anche la gomma. Meglio usare un filo in poliestere e in tinta con il vostro stivale! Se avete solo del filo nero va benissimo!
Figura 6 – la scarpa finita
Molto spesso può capitare che il fondo interno, sotto la suola interna, si sgretoli perché fatto in cartone e altri materiali che si sbriciolano durante i lavaggi e con l’usura. Se la suoletta interna è rovinata dovete cambiarla! Prendetene una traspirante in stoffa. Vuotate il vostro stivale da tutte le briciole e pezzettini duri rimasti. Ora avete il polpaccio del vostro stivale senza la “pelle”. Prendete la suoletta nuova e appoggiatela sul tessuto esterno e cominciate a cucire infilando di volta in volta ago e filo per ogni buchino. Il risultato deve essere questo:
Figura 7 – La cucitura della nuova suola interna
Quando avete cucito tutto ritagliate con qualche mm di margine (2-3 mm dai punti di cucitura) la sagoma della vostra suola, facendo attenzione a non tagliare i punti. Ora infilate la vostra suola nella vostra scarpa e fate lo stesso lavoro con l’altro stivale. Ecco come deve venire una scarpa medievale!
Figura 8 – Scarpa finita con suola (prima che venga messa dentro)
Per evitare che dopo un uso anche breve queste scarpe medievali prendano odori mefitici usate sempre delle calzine in cotone e dopo ogni uso lasciatele in un luogo fresco ed asciutto per circa un giorno in modo che prendano aria e dateci un poco di quei deodoranti apposta da scarpe, meglio fragranze fresche e naturali, magari mentate. Inoltre se avete preso una suoletta che si può lavare in lavatrice fate sempre lavaggi delicati freddi o 30°C) e stendetele come se fossero delle calze ma senza piegarle, inoltre una volta asciutte stiratele per evitare che si stropicci, raccomando con sopra un panno onde evitare che la vostra suoletta si attacchi al vostro ferro e usate temperature medie, lasciate prendere nuovamente aria alla vostra suola e ora è pronta per un nuovo tour-de-pe!
Le maniche lunghe svasate sono altomedievali o bassomedievali? Questo è il dilemma?
Ho frugato in lungo e in largo nei libri (pochissimi) che parlano del costume medievale alla ricerca di una sostanziale evoluzione del costume medievale in dieci secoli e non ho trovato granché, anzi, si può dire che la moda in quei secoli abbia seguito un andazzo un po’ eterogeneo.
In questa immagine tratta dal testo The history of fashion in France, si nota come già in epoche precedenti il Medioevo la manica del costume femminile fosse tipicamente lunga e svasata (terza figura da sin.). La prima donna da sinistra è una donna della società gallica e quindi appartenente ad una delle popolazioni barbariche, i Celti (per i Romani, i Galli); la seconda donna invece indossa un costume definibile gallo-romano ossia nè dell’una o dell’altra di società, ma una specie di via di mezzo che si ritroverà poi nel costume normanno, probabilmente come ultimo e finale risultato dell’incontro di popolazioni diverse e costumi diversi durante il periodo delle incursioni; la terza donna appartiene invece ai primissimi secoli del Medioevo e il suo costume è della società Merovingia. I colori sono vari in notevole contrasto tra loro e non ci sono parti del corpo scoperte come le braccia, infine viene la donna carolingia che indossa una tunica dalla fattezza romana con maniche lunghe e leggermente svasate, la bordatura decorata ma non troppo e infine il capo coperto da un velo alla maniera romana; si verificò quindi una sorta di rewind del costume, si ritornò sulle orme del passato e questo probabilmente fu anche dovuto alla mentalità carolingia, salito al trono,Carlo Magno aveva come obiettivo il ripristino dei territori un tempo occupati da Roma e le sue guerre riuscirono a ricreare un territorio abbastanza vasto da poter essere designato come il Sacro (per la religione cristiana) Romano Impero. Probabilmente il costume carolingio non fu solo un risultato della mentalità ma anche dell’incontro del popolo franco con la cultura e la società romana (o meglio, quel che ne rimaneva), anche se considerata l’epoca carolingia e l’epoca romana ci sono ben 400 anni di differenza che molto probabilmente non sono sufficienti ad avvalorare l’ipotesi.
La donna carolingia inoltre indossa una sottotunica, probabilmente con funzione di indumento intimo, non esistendo all’epoca la biancheria che noi oggi indossiamo tutti i giorni. Anche la pettinatura è diversa tra carolingi e merovingi, la donna merovingia non ha il capo rigorosamente coperto come la carolingia e mostra i capelli magnificamente addobbati ed intrecciati.
Nell’immagine qui sopra, invece sono mostrati a destra altri due modelli di costume dell’epoca carolingia e a sinistra due modelli dell’epoca successiva, quella sotto i Capetingi, in cui si osserva che la manica svasata scompare completamente mentre la tunica riprende le forme della tunica merovingia, il collo si impreziosisce di decori, aumentano le tuniche (due, una per l’intimo ed una per il quotidiano), il mantello diventa un elemento fondamentale dell’abbigliamento femminile; così anche il capo torna ad essere scoperto verso la fine del X secolo e i capelli vengono mostrati intrecciati, acconciati in mille modi, ma successivamente torna di moda il copricapo ed il velo, che sembra avesse principalmente la funzione di coprire gran parte del capo, specie i capelli. Il velo viene successivamente e progressivamente sostituito con dei cappelli o delle cuffie che raccolgono i capelli e questo fin verso la fine del 1300. Da come si vedrà però nell’immagine che seguirà, anche in epoca capetingia ci fu un ritorno al passato nella moda, con l’alternarsi del capo coperto e scoperto, della sottotunica e della svasatura delle maniche, delle dimensioni del mantello e delle decorazioni dell’abbigliamento.
Lo stile altomedievale della moda francese tenderà a scomparire definitivamente con l’avvento sul trono di Francia della dinastia dei Valois e qui la moda subisce una vera e propria evoluzione con un aumento notevole dei dettagli preziosi e della fattura dell’abbigliamento, delle acconciature e dei copricapo, la manica dell’abito femminile durante il regno di Carlo VI è molto svasata tanto che quasi tocca terra, l’abito è in prezioso damasco e i bordi sono in pelliccia di ermellino, il capo è sormontato da un enorme copricapo a corna cui è attaccato il velo in seta. Al collo le nobildonne iniziano ad indossare gioielli e inoltre sono anche più scollate rispetto alle loro antenate dell’alto Medioevo. In alcuni casi l’abito è talmente decorato da sembrare uno stendardo (prima immagine a sinistra).
Durante il regno di Carlo VI però la moda subisce ulteriori cambiamenti, pochi decenni perché le generazioni cambino e così anche la moda, già quando sale al trono Carlo VII i costumi sono decisamente cambiati, siamo nel XV secolo, verso la fine della sanguinosa Guerra dei Cento Anni ed il costume non ha quasi più nulla di medievale, alla fine del XV secolo si notano già i primi segni di rinascita nella moda e tutto quello che appartiene al passato viene sostituito con nuovi tessuti.
In conclusione è difficile stabilire esattamente a quale epoca del Medioevo appartiene la manica svasata, quando nella maggior parte delle rappresentazioni pittoriche medievali il costume femminile è sotto forma di tunica dalla manica stretta e il capo è quasi sempre coperto, inoltre le tuniche sono sempre molto accollate, la veste non è mai una sola, spesso le tuniche sono sempre due e i colori sono grosso modo quelli legati alla terra ed alla natura: marron, nero, rosso, giallo, blu; il bianco era riservato all’abito nuziale o al velo. Chi volesse oggi riprodurre con esattezza un costume medievale con manica svasata e assegnargli successivamente un esatta collocazione storica non riuscirebbe dal momento che come si è già detto, la manica svasata non fu una prerogativa del costume in un periodo limitato di tempo dell’intero Medioevo, ma fu una caratteristica del costume medievale più volte ripreso e abbandonato.
Fonti bibliografiche
- The history of fashion in France, from the french of M, Augustine Challamel, by Mrs. Cashel Hoey and Mr. John Lillie, 1882
Realizzazione del cappuccio
Finalmente, grazie anche alle insistenze dei miei utenti, riesco a inserire l’articolo per la realizzazione del cappuccio medievale.
Non è difficile, anzi, è molto semplice. E’ sufficiente prendere una felpa con cappuccio e piegare il cappuccio in modo che i due lembi coincidano, come vedete nella figura.
A questo punto ponete il cappuccio sopra un foglio di carta velina da cartamodello e tenendo ben fermo il cappuccio, ricalcatene il contorno come indicato nella figura successiva.
Ora avete ottenuto il disegno del cappuccio che a ritagliare, come indicato nella figura successiva.
quando avrete ritagliato la vostra sagoma l’andrete ad appoggiare su tessuto, mi raccomando di usare lo stesso tessuto usato per fare il mantello. Se fate un mantello nero, quando andate a disegnare il mantello, tenetevi sempre un pezzo di tessuto da parte, almeno 70 cm, per il cappuccio che realizzerete dopo. Una volta ritagliata la sagoma, l’appoggiate sul tessuto che va piegato se è un pezzo molto grande, in modo che sia doppio. Fermate con degli spillini il cartamodello al tessuto e poi disegnate su tessuto la sagoma (linea blu), stando però ad 1 cm di margine che vi servirà poi per la cucitura.
Ora avete disegnato su tessuto il vostro cappuccio.
Ritagliate la sagoma e cucite dai lati dove è indicato nella figura sotto (tratteggio grosso blu).
il lato che sotto è illustrato tratteggiato in grosso e rosso è la parte che va cucita al collo del mantello!
Ecco fatto il vostro cappuccio!