Ricerca

Visite al sito

ViM Traductor...

Viandanti del blog...

Vivere il Medioevo 2014. Powered by Blogger.

Costume storico

Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume creativo...

Costume creativo...
Progetti di cucito rivolti ai più piccoli.

Portfolio

Portfolio
Entra nella sezione dedicata ai portfolio dei costumi e dei progetti di Vivere il Medioevo

I più letti...

Visualizzazione post con etichetta Storia del costume. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia del costume. Mostra tutti i post

Nozze a Cascia: abiti, cerimonie e riti nuziali della Cascia del ‘400 (Tratto dalla Vita di Santa Rita)

Indice

L’amore e la guerra di Rita: l’incontro e le nozze con Paolo Mancini

     Nozze sobrie

Bibliografia

     Internet


L’amore e la guerra di Rita: l’incontro e le nozze con Paolo Mancini

Di Paolo di Ferdinando Mancini sappiamo poco e sappiamo che faceva parte di quelle famiglie che si dilettavano a guerreggiare e praticare la faida nella Cascia di quegli ultimi anni del XIV secolo e i primi del successivo. Era molto più grande di Rita, sui venti mentre lei era appena dodicenne. Paolo era dunque un soldato sicuramente, cavaliere è probabile ma non nel senso di appartenente ad un Ordine equestre, nobile o comunque ricco e di famiglia in vista con buona probabilità. Paolo non godeva di ottima fama, proprio perché sicuramente era solito unirsi o essere in prima fila durante le cavalcate in territorio nemico, aveva le mani intrise di sangue e conosceva poche regole, oltre a quelle della scherma anche se non è possibile immaginarlo attorno ad un manuale di combattimento, essendo il Fiore dei Liberi pubblicato solo nel 1409 (1410) a Ferrara. Aveva imparato la guerra con la pratica. Era legato a circoli potenti, famigliari e politici, all’interno dei quali ricopriva un ruolo che gli assicurava rispetto [1]. Oggi saremmo propensi a fare atroci paragoni essendo la realtà della faida e della vendetta ancora praticate laddove regna l’anarchia. Non era un capo in senso assoluto, ma un gregario [2] potente che disponeva a sua volta di altri gregari, dei quali si avvaleva per fare ciò che doveva. Sembra che quando vide Rita la prima volta, se ne fosse innamorato e per rispetto ne avesse chiesto la mano al padre. Probabilmente la notizia è agiografica, perché come è possibile pensare che ad un tale individuo, promotore della violenza, un paciere come Antonio Lotti concedesse la mano della figlia da poco adolescente senza opporre obiezioni?


I genitori di Rita avevano certamente in mente di maritare la figlia per assicurarle un futuro e una certa protezione come accadeva a quei tempi assicurandole magari una dote, ma da più parti pare che la giovane fosse reticente. Paolo però rappresentava al contempo qualcuno che l’avrebbe potuto proteggere sostituendo un domani la protezione della famiglia di origine. Paolo, come lo definisce l’autore «era coinvolto, come tanti giovani di lama lesta e spirito intraprendente, nel grande gioco delle rivalità casciane, che era principalmente politico». Non è possibile però che fosse un figlio di nessuno e se aveva chiesto la mano di Rita, considerava non solo il suo status sociale ma anche il proprio per credere di averne quanto meno diritto. Ciò ha condotto gli storici a pensare che probabilmente era un ufficiale militare della Guarnigione di Collegiacone [3], o forse anche un ricco commerciante o mediatore di affari con la propria famiglia e aveva un ruolo nel crocevia commerciale che passava per il centro Italia tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo [4]. Dalle ricerche d’archivio sul suo cognome emergono notizie sulla sua famiglia e si trovano riferimenti ad un mulino, che era una fonte di ricchezza per l’epoca e la professione di mugnaio era fiscalmente privilegiata e questo faceva di lui un piccolo monopolista locale di farina, pane e derivati. Era dunque ricco, ma non per questo amato considerando che gli agricoltori alle sue dipendenze spesso avevano visto i loro diritti violati sulla parte a loro spettante del raccolto. La casa accanto al mulino sul fiume Corno, fu probabilmente la seconda residenza di famiglia di Paolo e Rita.


Malgrado avesse l’anima nera e fosse coinvolto in traffici e faide sporche di sangue, Paolo era risolutamente e sinceramente innamorato di Rita e voleva sposarla secondo le regole. Se i genitori di lei e forse anche quelli di lui fossero perplessi da questa unione è una lecita domanda perché nessuna delle due parti vedeva di buon occhio per molte ragioni, specie politiche, le possibili conseguenze di quell’unione. Tuttavia sembra che acconsentirono. Paolo di Ferdinando [5] è l’uomo chiamato nei documenti del 1393 pretendente alla mano di Rita. Come si fossero conosciuti è un po’ un mistero, probabilmente erano compaesani e Paolo non trascorreva tutto il suo tempo, seppur la maggior parte, nelle lotte e negli intrighi. Altre ipotesi suggeriscono che la conobbe in una occasione offertagli dalla sorte o da Dio, durante l’esercizio dell’attività di famiglia. Seppure reticente, forse perché appena adolescente, le fonti non parlano di rifiuto di Rita a sposarsi né negano un suo reciproco sentimento nei confronti di un uomo così diverso da lei. Non esistevano problemi legali perché gli Statuti casciani [6] attestano l’età minima per le nozze ai maschi a quattordici anni e per le femmine a dodici, dunque Rita poteva sposarsi. Per noi oggi sarebbe follia, ma bisogna considerare la mentalità e anche l’età media, lo stile di vita e l’elevato tasso di mortalità infantile e anche in puerperio.


L’agiografia non riporta di focose passioni o cose travolgenti benché confrontando un carattere come quello che poteva avere Paolo con quello mite sicuramente di Rita, si sarebbe detto che fossero incompatibili, considerando anche che venivano da due mondi completamente agli antipodi: la pace e la guerra, impossibili forse da conciliare. L’agiografia tace e questo anche in segno di rispetto di un amore coniugale sincero e che mette una nota positiva alla leggenda nera che circonda lui. Profondamente rispettata dal padre e onorata dal marito Rita forse sfugge ai luoghi comuni del suo tempo e ad alcune convenzioni, tuttavia Paolo è definito come uno dal brutto carattere, rissoso e tendente alle sfuriate a cui lei non reagiva apparentemente mai fino a quando non era sbollita la collera. Trascorsero insieme diciotto anni e dunque un matrimonio duraturo per l’epoca, vita insieme che terminò drammaticamente quando venne assassinato. Erano felici insieme e forse la vicinanza mitigò il caratteraccio di lui e lei fu a lungo un esempio per lui a cambiare vita e rinunciare alla violenza delle faide. Il fatto che Rita avesse ricevuta una profonda e ampia educazione religiosa non fa di lei una bigotta incapace di provare le forti emozioni umane, tipiche dell’adolescenza e dunque il desiderio e la passione che portano a provare attrazione, amore per il proprio uomo. Rita era innamorata di quel ragazzo e seppe amarlo intensamente fin da principio, ma pare che attesero due anni prima delle nozze vere e proprie. Dunque Rita convolò a nozze a quattordici anni quando Paolo aveva superato la ventina. Qui testimonianze postume indirette e agiografia fanno la gara a colmare il vuoto storico che le fonti non raccontano, per descrivere l’amore tra queste due persone. Un Medioevo romantico, diverso da quello descritto nel contesto storico che però non va mai dimenticato perché anche se felici insieme, Rita e Paolo erano consapevolissimi di essere in un mondo che non perdonava niente e nessuno e ne pagarono il prezzo.


Torna all’indice

Nozze sobrie

Arrivati al giorno tanto agognato delle nozze, Rita e Paolo iniziarono il nuovo percorso insieme. Le fonti parlano di un matrimonio sobrio e non per tirchieria delle famiglie che volendo avrebbero potuto spendere anche molto, ma per i limiti imposti dalle Leggi suntuarie casciane [7][8]. Così per quanto riguardava i matrimoni, poneva limiti severi alla libertà di scambiarsi doni, di invitare alla cerimonia chiunque si volesse, di largheggiare nell’ospitalità. Soltanto gli sposi potevano farsi reciprocamente dei regali. Non era loro permesso, per, di farne ad altri, né riceverne. Nemmeno dai suoceri o dai parenti più stretti. Al pranzo, poi, non potevano prendere parte che i consanguinei fino al terzo grado e gli affini fino al secondo. In pratica: genitori, fratelli e cognati, eventualmente nonni e nipoti e qualche zio, ma niente cugini e amici [9]. C’era tuttavia della grazia nel nitore [10] dei riti nuziali e delle sobrie cerimonie famigliari che gli statuti e l’etichetta di Cascia prevedevano.


Per quanto riguarda il momento immediatamente precedente alle nozze troviamo riti che ci sembrano più famigliari e vicini ai nostri tempi che al Medioevo che siamo abituati a sentire raccontare. Paolo mandò a casa di Rita, qualche tempo prima del matrimonio doni semplici ma raffinati: una cintura e degli abiti. A recapitarli furono, secondo la tradizione, tre donne. Le quali però non poterono accettare a casa di Rita niente da bere o da mangiare salvo un “bicchierino e pastine”. Di lì a poco tempo, quando la data era ormai prossima, Paolo mandò altri doni più pregiati: tessuti e ornamenti personali, forse gioielli. A recapitarli, questa volta furono tre uomini.


Venne infine il giorno del matrimonio che si celebrò in Casa Lotti (una cappella di famiglia) o più verisimilmente la Chiesa di Montano che era li vicina. Il problema del luogo è relativo e l’autore, Cuomo, sostiene che probabilmente tutto il rito avvenne in una volta sola iniziando dalla casa della sposa e che rappresentava la parte meramente contrattuale poiché vi erano anche beni materiali di valore e conclusosi in chiesa per la liturgia nuziale con la somministrazione del sacramento. Erano presenti dieci uomini e dieci donne in tutto. Rita e Paolo si scambiarono gli anelli di foggia umbra, diversi dalle comuni fedi nuziali poiché rappresentavano due mani che si stringono. Mentre quello di Paolo è andato perduto, quello di Rita è conservato invece ed esposto al pubblico nel convento che ne porta il nome [11].


  

Figura 2 – L’anello nuziale accanto alla teca che custodisce il corpo intatto della Santa. Fonte: web. Accanto una riproduzione moderna che mostra più in dettaglio le due mani che si stringono.


Quanto agli abiti si può solo fantasticare, servendocisi di fonti sul costume, leggi suntuarie e storiografia oltre alle fonti iconografiche coeve, quale fossero quelli nuziali di Rita e Paolo. Un piccolo libricino noto come Regole per alcune anime divote[12], un breviario casciano in volgare umbro di quel tempo, ci fornisce alcune limitazioni probabilmente prese dagli statuti suntuari casciani per cui sappiamo anche cosa sicuramente non avrebbe indossato Rita quel giorno. Non c’erano sicuramente esagerazioni in eccentriche ‘forgie o frappature’ [13], code o altri addobbi vistosi che potessero farla passare per covella qualsiasi [14], ma sicuramente non si sarà ecceduto nemmeno in francescano rigore. È possibile che possa aver indossato “vestimenta rachamate” su una “camiscia lavorata al collaro o vero le estremità de le maniche” e che non abbia rinunciato a quegli ornamenti che la sua condizione le consentiva di possedere – e di esibire in determinate occasioni, per tradizione di famiglia – come “el collaro de oro o de argento o de perle o de seta o de altra materia” [15]. Non ci sono termini specifici di vestiario per identificare, almeno nelle fonti iconografiche un modello di abito ma la presenza di una veste ricamata lavorata al collo e alle estremità delle maniche fa ragionevolmente presumere – ed è un’ipotesi del tutto legittima – che Rita indossasse una versione della pellanda [16] o una gamurra [17]. Sul colore non ci viene data nessuna informazione e purtroppo non si hanno fonti iconografiche né coeve né postume di questo sposalizio per avere qualche dettaglio in più sulle vesti e gli ambienti di uno sposalizio tanto speciale.


 

Figura 3 - Cappella di Teodolinda, Storie di Teodolinda, Monza. Zavattari, 1444. Si nota la pellanda della regina mentre le ancelle, specie quella frontale indossa una veste già tipicamente rinascimentale. In questo caso la pellanda non mostra il collare come nelle versioni francesi, specie nei manoscritti miniati o nell’esemplare del Maestro della Manta del Castello di Saluzzo, in Piemonte sempre della prima metà del XV secolo, a fianco (rappresentazione di Eleonora di Arborea). Ovviamente questi modelli di pellanda sono molto lussuosi, è possibile che Rita indossasse una versione dal taglio più simile a quello della Manta, ma senza le frange e i particolari dettagli delle maniche.


Figura 4 – Esempi di gamurre tratte dall’affresco ‘Adorazione del sacro legno e incontro tra Salomone e la Regina di Saba’ di Piero della Francesca del 1452 (ultimi anni di vita di Santa Rita). Si tratta di immagini usate ad esempio, poiché non si hanno ritratti della vita di Rita prima della vita monastica e anche dopo, l’immagine che la ritrae sfrutta soprattutto la simbologia ritiana per il fedele.


Quanto agli uomini è presumibile che la loro tenuta sia stata pressoché uniforme. La moda maschile prevedeva per le occasioni solenni un abito da cerimonia denominato giornea [18], che consisteva in un’elegante tunica da sovrapporre alla camicia. Le fonti iconografiche e i termini volgari che identificavano uno stesso abito o una sua leggera variante rispetto al taglio originale, creano molta confusione nell’identificare con precisione questo modello di abito. Affreschi italiani di quel periodo comunque sono un’ottima fonte cui attingere, ma si trovano più fonti quattrocentesche che del secolo precedente.


Figura 5 - Cappella dei Magi, Palazzo Medici Riccardi. Benozzo Gozzoli, Firenze 1459. Si osservano in questo affresco coevo del periodo in cui visse gli ultimi anni Santa Rita da Cascia, molti modelli di giornea che è quella tunica indossata con la manica aperta e foderata di pelliccia.


Non vi fu banchetto subito dopo la cerimonia, come accade invece oggi, ma una semplice offerta rituale di vino e ancora pastine, una sorta di rinfresco, diremmo oggi. Paolo se ne tornò a casa sua senza Rita e mandò solo più tardi, quando lei fu pronta, degli amici a prenderla. Così voleva la consuetudine casciana. Lui l’attese sulla soglia. Nessuno lungo la strada potè offrire doni alla sposa né pretendere pedaggi da lei o dagli accompagnatori, per l’attraversamento di proprietà private, il che indica che le loro abitazioni non fossero così vicine.


A casa dello sposo si tenne il primo vero convito, cui parteciparono esclusivamente i suoi parenti, entro i limiti di consanguineità e affinità stabiliti, come si è visto, dalle leggi casciane. Un secondo pranzo si tenne in casa della sposa, una settimana dopo, con solo i parenti di lei. Paolo vi prese parte con tre uomini e tre donne della sua casa portando un cesto di vivande quale rituale ‘contributo del marito’ al banchetto. Anche su questa usanza, certo antecedente alle leggi suntuarie, gli Statuti casciani interferivano, stabilendo che non più di una cesta poteva essere portata. Rita portò con sé nella nuova casa una cassa contenente il suo corredo, scodelle di terracotta ed altri oggetti per la casa [19].


Torna all’indice

Bibliografia

  • Cuomo, F. (1997). Santa Rita degli Impossibili. Casale Monferrato: Piemme.
  • Levi Pizetsky, R. (1964). Storia del costume in Italia (Vol. I). Treccani.
  • Levi Pizetsky, R. (1964). Storia del costume in Italia (Vol. II). Treccani.
  • Muzzarelli, M. G. (1996). Gli inganni delle apparenze. Disciplina di vesti e ornamenti alla fine del Medioevo. Torino: Paravia & C. S.p.A.
  • Muzzarelli, M. G. (1999). Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo. Bologna: Il Mulino.
  • Muzzarelli, M. G. (2006). Ma cosa avevano in testa? Copricapi femminili proibiti e consentiti fra Medioevo ed età moderna.
  • Muzzarelli, M. G. (2015). Uomini, vesti e regole. Dall’alto medioevo alla prima età moderna. In M. G. Muzzarelli, Gli inganni delle apparenze. Disciplina di vesti e ornamenti alla fine del Medioevo (p. 23-98). Torino, Italia: Paravia.
  • Ottaviani, M. G. (2001). Alcune riflessioni sulla statuizione tardomedievale. Reti Medievali.
  • Patrone, A. M. (1974). L'ascesa della borghesia nell'Italia comunale. Tratto da http://www.rm.unina.it/didattica/fonti/patrone/indice.htm#sez6
  • Pisetzky, R. L. (1978). Il costume e la moda nella società italiana. Milano: Einaudi ed.
  • Rossi, M. (2005). Polisemia di un concetto: la pace nel basso medioevo. Note di lettura . Reti Medievali.
  • Vecellio, C. (1598). Habiti antichi et moderni di tutto il Mondo di Cesare Vecellio. Venezia: Sessa.
  • Vecellio, C. (1664). Habiti antichi. Venezia: Damiano Zenaro (1590-1598 ca.).
  • Vecellio, C. (1849). Habiti antichi et moderni di tutto il mondo (IV ed.).

Internet

  • Treccani, E. (1931). Cascia - Enciclopedia Italiana. (AA.VV., A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/cascia_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1932). Gamurra - Enciclopedia Italiana. (G. A. Scaravaglio, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/gamurra_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1933). Giornea - Enciclopedia Italiana. (G. A. Scaravaglio, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/giornea_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1935). Pellanda - Enciclopedia Italiana. (G. A. Scaravaglio, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/pellanda_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1936). Santa Rita da Cascia - Enciclopedia Italiana. (B. Paulucci, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/rita-da-cascia-santa_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1938). Cascia - Enciclopedia Italiana - I Appendice. (AA.VV., A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/cascia_res-470e7893-8b74-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1959). Cascia - Enciclopedia dell' Arte Antica. (U. Ciotti, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/cascia_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/
  • Treccani, E. (2016). Santa Rita da Cascia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 87 . (L. Scaraffia, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/rita-da-cascia-santa_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, V. (s.d.). Nitore. Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/nitore/

Note

[1] (Cuomo, 1997)

[2] Dal lat. gregarius, der. di grex gregis «gregge»; propr. «del gregge, che fa parte del gregge». Soldato semplice

[3] Colle Giacone fa parte del comune di Cascia, in provincia di Perugia

[4] (Cuomo, 1997) pp. 60-61

[5] Era costume usare al posto del cognome di oggi, la genealogia paterna

[6] Al di sotto dell’età minima era necessario il consenso del padre, del fratello carnale o di un parente in grado di tutelare la famiglia contro il rischio di ‘nozze colorate’, ovvero una unione ambigua e nociva all’autonomia dei nuclei famigliari, per tutelare la quale era stata codificata una sorta di endogamia politica. Lo scopo era anche impedire che gli equilibri della società casciana potessero risentire dei contraccolpi dell’assorbimento di una famiglia da parte di un’altra. Per i trasgressori erano persino previste pene pecuniarie di almeno cento libbre senza sconti.

[7] Gli Statuti suntuari casciani regolavano le spese per le nozze ponendo espliciti divieti al titolo De expensis non fiendis in nuptiis et sponsalibus. Libro III, Rubrica 16. (Cuomo, 1997) Note pp. 314-315 “Amore”.

[8] Cascia come tutte le città mercantili e corrotte nonostante l’intenso fervore religioso, nelle quali era facile l’accumulo della ricchezza in spregio alla povertà di un’alta percentuale della popolazione, tendeva a darsi un’apparenza di austerità contenendo la vistosità delle feste, dei banchetti, delle celebrazioni che non corrispondevano a occasioni di pubblico interesse.

[9] Lo scopo ufficiale era quello di imporre il risparmio alle famiglie, ma c’era dietro a questo rigore una sorta di compiacimento integralista per quella malintesa sublimazione della povertà che, esaltata talvolta con trascinante furono finiva spesso col degenerare nei lugubri eccessi dei penitenti.

[10] Dal lat. nitor -oris, der. di nitēre «splendere» Lucentezza, nitidezza. fig., chiarezza, eleganza.

[11] Oggi questo anello è stato riprodotto in copie odierne in oro o altri metalli per le coppie che si sposano.

[12] (Cuomo, 1997)

[13] Grossa frangia ornamentale all’orlo di un abito da evitare. Breviario casciano. (Cuomo, 1997)

[14] Da quod velles per fare riferimento a piccole cose che andavano ad aumentare la vanità femminile, una sorta di gingillo che portavano le donne da nulla.

[15] Regole per alcune anime divote

[16] La pellanda (o opelanda o anche pelarda) sembra fosse così chiamata perché foderata di pelli; tuttavia se essa trasse la sua origine dalla houppelande francese, fu poi veste tipicamente italiana, e durante i secoli XIV e XV fu comune agli uomini e alle donne, specie in Lombardia e nell'Italia settentrionale. Apparsa in Francia verso la metà del sec. XIV, rimane in voga sino alla fine del regno di Carlo VI (1422) nella sua forma primitiva: veste ampia, da portare sopra altre vesti, aperta davanti e spesso anche ai lati, con maniche larghe e lunghissime, e in genere ornata di ricami e foderata di pelliccia. (Treccani E. , Pellanda - Enciclopedia Italiana, 1935)

[17] Gamurra, (etim. incerta; ant. fr. chamarre; sp. Zamarra). Antica veste da donna, detta anche camora o zippa (Italia settentrionale) e zimarra (Venezia, sec. XVI). Nel Medioevo è per lo più ampia e lunga, aperta davanti sopra la tunica o il vestito, foderata di pelliccia o d'altra stoffa, guarnita di frange e di cordoni d'oro e d'argento, con o senza maniche. Mentre in Italia è vestito esclusivamente femminile, in Francia la chamarre è anche abito maschile, trasformazione della "pelanda" (houppelande) e del surcot. Attillata alla vita e composta di una sottana e di un corpetto o tagliata a foggia di una sopravveste intera, larga in fondo sopra la faldiglia o il vertigado, chiusa al collo da un collare di merletto o aperta su di un'ampia scollatura, la gamurra, attraverso varî mutamenti, rimane la veste tipica dei secoli XV-XVI. (Treccani E. , Gamurra - Enciclopedia Italiana, 1932)

[18] Su questo capo i termini volgari creano confusione. Per capire bene il taglio dell’abito Treccani fornisce alcune definizioni. Antica sopravveste militare che copriva il petto e il dorso del soldato nel XIV sec., in seguito adottata dagli uomini d'ogni condizione, divenne una specie di piccola dalmatica senza cintura, con i due lembi fermati alla vita sotto le braccia; poi, provvista di maniche aperte per lasciar passare quelle del vestito di sotto, si guarnì di gioielli, di galloni e di ricami, si foderò di pelliccia e di seta, e per il popolo, un poco più lunga di quella adottata dai nobili, fu confezionata in tela o in panno. La giornea fu abitualmente adottata per cavalcare, ornata di stemmi e d'insegne (giornea a divisa). Verso il 1450 la giornea era una casacca corta, aperta davanti con maniche aperte o anche chiuse al polso ma sempre molto larghe, e molto imbottita sulle spalle. Sopra la giornea si portavano catene d'oro a più giri e medaglioni. Negl'inventarî del 1400 si parla spesso anche di giornee di donna, sopravvesti o zimarre aperte davanti, o anche ai lati sotto le braccia, spesso con maniche di diverso colore e foderate di pelliccia, ornate di frange e di ricami. Sempre nei conti quattrocenteschi figurano "jorneuzze" come abbigliamento da bambini. La giornea scompare nella seconda metà del '400. Sembra, secondo Treccani che la giornea derivi dalla guarnacca nata sempre come veste maschile, veniva portata sopra altri abiti; era un indumento modesto e serio, foderata di pelliccia, la guarnacca nel Duecento era lunga fino ai piedi, con maniche a forma di mantello, a larghe aperture per le braccia; nel '300 la scollatura formava davanti due piccoli rovesci arrotondati e foderati di pelliccia. Molto spesso aveva il cappuccio attaccato; la parte superiore scendeva a formare le maniche, ed era sempre aperta dai due lati sotto le braccia. Adottata dalla nobiltà e dalla borghesia venne sostituita in Francia alla fine del ‘300 dal gardecorps e dal pelliccione, mentre rimase come mantello da pioggia per la gente del popolo. In Italia continuò invece sino al '500.

[19] (Cuomo, 1997) pp. 83-86

Le figure ecclesiastiche nella miniatura altomedievale

Indice

Il clero nell’Alto Medioevo attraverso le miniature

      Le monache nella miniatura e nell’iconografia altomedievale

      I monaci guerrieri e gli Ordini Monastico cavallereschi nei testi miniati

Fonti bibliografiche

     Libri

     Siti internet

           Tedesche

           Inglesi

           Francesi

           Italiane

           Treccani

Siti di Enti pubblici e privati

Manoscritti, miniature e copertine

Testi consultati scaricabili online


Il clero nell’Alto Medioevo attraverso le miniature

Spostandoci lungo la gerarchia sociale dell’Alto Medioevo, dopo la nobiltà, si ritrovano le figure ecclesiastiche, presenti nelle miniature dei manoscritti e le loro rappresentazioni possono offrire spunto per la riproduzione di vesti liturgiche, anch’esse scarse e maldestramente rappresentate nei cortei storici, ove spesso la figura ecclesiastica presente è il monaco incappucciato [1]. Naturalmente il manoscritto miniato non deve essere la sola fonte iconografica di riferimento, bisogna sempre fare un’attenta ricerca e un’integrazione tra diversi tipi di fonti perché una veste da sola indosso ad una figura non dice nulla e non solo, in una rievocazione storica il pubblico non capirebbe nemmeno il senso di una veste. Una figura ecclesiastica è una figura precisa nella società medievale, ha una posizione nella gerarchia e le sue vesti trasmettono un messaggio esattamente come all’epoca. È importante sottolineare che nel Medioevo il mondo ecclesiastico aveva un ruolo cruciale nella società, poiché esercitava un potere spirituale e temporale, influenzando di fatto personaggi, eventi e vita quotidiana. Si parla in questo caso si parla di figure di posizione elevata nella gerarchia e in precise occasioni, festività religiose. Le festività religiose o eventi (es. matrimoni particolarmente importanti) in cui siano presenti figure ecclesiastiche come vescovi, specie nelle grandi città, sono spesso oggetto della rievocazione storica, benché oggi si tenda a togliere molto anche rispetto ad una tradizione originale riducendo il tutto a un corteo storico che perde però il fascino della sua vera storia.


Nel questionario dedicato alla rievocazione storica [2], il 40,7% dei partecipanti ha risposto che nel proprio corteo le figure ecclesiastiche sono molto poche (senza specificare), il 18,5% ha solo figure importanti come i vescovi; mentre il 22.2% invece non ne ha affatto. Inoltre non si tiene quasi mai conto dell’Ordine di appartenenza di un monaco riducendo le vesti monastiche ad un frate cappuccino né si tiene conto, per personaggi più importanti, della loro posizione nella gerarchia ecclesiastica, che non era quella di oggi pur essendo per certi aspetti molto simile. Un vescovo non ha solo abiti più suntuosi, ma abiti specifici, strumenti simbolici specifici e non basta mettergli pastorale e mitra in testa per identificarli e buttarli nella mischia. La gerarchia ecclesiastica ha impiegato secoli per essere costruita e fatta funzionare in modo armonico. Sono occorse riforme sin dai tempi di Carlo Magno per imporre, anche da parte dell’Imperatore, un certo ritmo nell’azione, uno stimolo al buon funzionamento, pur sfociando questa ingerenza nelle attività della Chiesa in una guerra in piena regola nel XI secolo, quando ebbe inizio la Lotta alle Investiture. In alcuni casi si vedono poi bizzarre figure non ben identificate e prese barbaramente in prestito al mondo bassomedievale che vorrebbero rappresentare streghe e inquisitori, appartenenti però non solo al Basso Medioevo, ma all’età moderna, contando solo i processi ufficiali autorizzati, non quelli voluti dal popolo in preda all’isteria e alla superstizione. Non vanno poi dimenticate quelle figure tanto care al mondo cavalleresco dei cosiddetti ‘monaci guerrieri’ i cui più celebri rappresentati sono i Templari, spesso presenti come anonimi crociati vestiti di bianco con la croce rossa sul petto, in ogni rievocazione senza che però il pubblico possa capire la loro esatta funzione e si finisce per credere ad un’onnipresenza di quest’ordine in ogni luogo e tempo. I Templari sono certamente quelli che in un’epoca come la nostra farebbero milioni di adesioni su un social, ma che nella realtà storica erano molto meno esaltati di quanto si creda, e non erano comunque l’unico ordine monastico-cavalleresco esistente. La maggior parte degli Ordini monastico-cavallereschi sono nati dopo la Prima Crociata e si potrebbe anzi dire, in seno alla seconda. Dal fraticello al monaco guerriero la rievocazione oggi si arricchisce a tratti di figure strane e rivisitate che però nulla hanno di storico dalle vesti agli accessori. Qualche utente nel questionario ha scritto di aver visto monaci rasati con cresta, orecchino, piercing e non ultimo, ciabatte in plastica nera con marchio in evidenza. Non si chiede ai rievocatori di tonsurare i loro volontari, né di reclutarne dei calvi o con calvizie, ma è certamente necessario uno studio minimo di queste figure che permetta di rendere una rievocazione, un evento quantomeno credibile.


Figura 1 – Gerarchia semplificata del Clero in epoca altomedievale. In realtà era molto più complessa e non c’erano le regole di diritto canonico odierno, per cui anche ricostruire la storia della gerarchia stessa è difficile. Inoltre bisogna considerare che la figura dell’Abate e del priore cambiavano anche in funzione dell’Ordine monastico di riferimento, della zona, non erano sempre onnipresenti. Nella storia di un luogo generalmente, se è stata presente un’abbazia, allora è possibile risalire a qualche informazione che possa essere in un qualche modo utilizzata per una ricostruzione fedele in una rievocazione del luogo medesimo in un certo periodo storico.


Figura 2 – Elenco semplificato degli Ordini Riformati, ossia nati in seno all’Ordine Benedettino a partire dall’Alto Medioevo e figure storiche da essi formate o fondatori, fino al XI secolo.


Figura 3 – Continuazione dell’elenco precedente, Ordini riformati fino al XII secolo con relativo fondatore o personaggi in essi formati.


Figura 4 – Monaci di Vivien alla corte di Carlo il Calvo gli consegnano il manoscritto. Si notino gli abiti dei monaci, i colori e le decorazioni in alcuni, oltre al fatto che in questo caso è anche possibile risalire al numero delle vesti. In questa scena i monaci indossano probabilmente vesti sacerdotali come dimostrano le dalmatiche con clavi, le casule [3] decorate con trifogli o colori specifici (il rosso). Immagine tratta dalla Bibbia di Vivien, folio 423r. © Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 1 [4]


Figura 5 – Immagine tratta dal Sacramentarium di Carlo il Calvo, folio 2v, in cui è rappresentata l’incoronazione di un principe per mano di Dio (si noti l’immagine in alto che esce dalle nuvole). Il principe, probabilmente Carlo il Calvo, è affiancato da due Santi in vesti liturgiche sacerdotali, in particolare le dalmatiche con clavi e le casule. Anche in tal caso è possibile individuare i modelli di vesti liturgiche, i colori e le decorazioni ed il numero delle vesti. Il manoscritto fu redatto da uno scriptorium anonimo essendo che quello di Tours, smise la produzione di manoscritti nel 853 durante l’invasione normanna [5]. Il Sacramentarium è ospitato dalla © Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 1141 [6].


Figura 6 – Dettaglio del manoscritto del Salterio di Folchart. In questa pagina Re Davide viene raffigurato con i costumi dell’epoca carolingia, folio 12 mentre a destra. Il manoscritto è ospitato presso la Biblioteca dell’Abbazia di San Gallo. © St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 23 [7]


Figura 7 – San Magno di Füssen guarisce un cielo presso Bregenz. Notare l’abbigliamento monastico indossato da San Magno, vissuto nel IX secolo, anche se il manoscritto è postumo, con aggiunte fino al XIII secolo. La miniatura è tratta dalle Vite di santi benedettini, © St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 565, folio 242 [8].


Figura 8 – Goffredo di Canossa, (X secolo – Brescia, 998) è stato un vescovo italiano e conte di Brescia. È illustrato nel codice Vita Mathildis nella rappresentazione della genealogia canossiana di Bonifacio, padre di Matilde. Fonte immagine: Wikipedia. Il codice è il Vita Mathildis, Bibiblioteca Apostolica Vaticana, Cod. lat. 4922. A causa delle restrizioni del copyright non ci è stato possibile riprodurre un’altra immagine a inizio manoscritto in cui si vedono altre vesti vescovili.


Figura 9 – Il Perdono di Canossa. Si noti l’abito monastico dell’Abate Ugo di Cluny. La veste è ampia e il cappuccio è indossato, seppure non si capisce se sia unito alla tonaca o no. Fonte immagine: Wikipedia. Il codice è il Vita Mathildis, Bibiblioteca Apostolica Vaticana, Cod. lat. 4922.


In un manoscritto miniato le informazioni che si possono ricavare in merito ad un abito ecclesiastico sono molto limitate e non permettono sempre di risalire ad un preciso modello da riprodurre su tessuto, come avviene invece facendo un confronto con un reperto tessile.


Figura 10 – Sciamito bizantino in seta, del IX-X secolo, ritrovato nel 2002 in una nicchia dell’Abbazia di Nonantola, dove tutt’ora sono esposti all’interno del Museo Diocesano. Da un reperto è possibile infatti apprezzare meglio una decorazione che altrimenti in una miniatura molto antica, se non perfettamente conservata, sarebbe difficile anche solo da individuare.


Spesso anche i Santi sono rappresentati con tanto di nome, come sacerdoti e questo perché in vita lo erano (vescovi o abati, in alcuni casi si tratta invece di monaci) come nel Sacramentarium di Carlo il Calvo; in altri casi sono raffigurati vescovi accanto a figure regnanti o comunque di alta nobiltà, seppure le rappresentazioni più dettagliate sono datate alla fine dell’Alto Medioevo. Un esempio è offerto dalle scene dell’Evangeliario di Enrico il Leone. Nel manoscritto sono numerose le figure ecclesiastiche vescovili con indosso elementi precisi del vestiario dal pallio alla casula o la mitra.


Anche colori e i simboli applicati sulle vesti sono informazioni che da un manoscritto possono essere ricavate, ma senza fonti che specifichino in quali ricorrenze e con quale significato erano utilizzati, si rischia nella pratica di commettere inesattezze. Mentre un monaco poteva essere riconosciuto rispetto al confratello di un altro ordine, per il diverso colore della tunica o la presenza di un elemento in più o in meno come lo scapolare, non è la stessa cosa per un vescovo. La veste di un vescovo doveva avere simboli che immediatamente il popolo potesse interpretare univocamente, come ad esempio la croce o l’Agnello o scene così importanti da non lasciare spazio a dubbi, come ad esempio le tappe della Crocifissione. Quanto al colore è bene prestare attenzione perché non vanno interpretati alla lettera per evitare errori che trasmetterebbero messaggi ambigui.


In generale la miniatura altomedievale presenta figure monastiche, vescovili e di Santi che hanno ricoperto un particolare incarico quando erano in vita. Tali rappresentazioni, come si è detto, non vanno prese a sé ma confrontate o comunque supportate da altre fonti, specie testi sull’abbigliamento ecclesiastico e liturgico per la ricostruzione di una veste coerente. Non è tutto, salvo casi particolari in cui il manoscritto sia riferito ad un certo Ordine monastico, o racconti una storia con personaggi importanti citati nelle miniature [9] è difficile, in assenza di colori, individuare l’Ordine di riferimento. Vero è che la maggior parte di monaci in epoca medievale erano benedettini, ma come si è visto dagli schemi intorno al Mille iniziarono a nascere ordini minori e solo alcuni adottarono una veste specifica per distinguersi o aggiungendo o eliminando elementi che li contraddistinguevano essendo la veste dello stesso colore dell’Ordine originario.


Figura 11 – Enrico il Leone e sua moglie Matilde d’Inghilterra. Enrico offre il Vangelo e accanto a loro sono raffigurati Giovanni Battista e San Bartolomeo [10], figure care alla Chiesa di Brunswick e alla Casa Guelfa. Si notino le vesti indossate dalla figura vescovile dove sono evidenti oltre al sottile pallio bianco, anche la ricca casula decorata. Evangeliario di Enrico il Leone, Herzog August Bibliothek Wolfenbüttel Cod. Guelf. 105 Noviss. 2°, folio 19r [11]

Torna all’indice

Le monache nella miniatura e nell’iconografia altomedievale

Per quanto riguarda le figure monastiche femminili nell’Alto Medioevo, il problema non è piccolo: esse non sono quasi mai rappresentate nella miniatura essendo i primi ordini femminili claustrali e senza una precisa regola, nati comunque in seno al mondo benedettino, almeno all’inizio della storia del monachesimo. In questo caso è molto grande il vuoto di informazioni da colmare perché non ci sono informazioni di alcun genere e le figure femminili dei primi testi miniati mostrano donne con abiti più simili al mondo romano che nemmeno a quello medievale, ma mai identici e dunque riferibili ad un Ordine. Le figure femminili sono spesso simboli o allegorie, figure di Sante. Qualche informazione è possibile ricavarla in merito soprattutto a colori e tessuti solo da fonti storiografiche o biografiche se si conosce un nome (es, una regina che una volta vedova prende i voti o una donna di importante famiglia che prende i voti per scelta o per sfuggire a un matrimonio politico), ma si tratta sempre di informazioni generiche, mai specifiche su taglio e dettagli. Alcune rare immagini di monache e abiti monacali femminili si trovano verso la fine del XII secolo e quindi verso la fine dell’Alto Medioevo e un esempio particolare è offerto da un testo miniato noto come Scivias di Hildegard of Bingen [12] dove si vede appunto la figura della Santa in abito benedettino.


Figura 12 – Ildegarda di Bingen in un foglio perduto di un manoscritto miniato datato tra la seconda metà del XII secolo e la prima del XIII. È una delle rarissime testimonianze di abito monastico femminile. Non si conosce l’esatta origine di questa miniatura e dunque il codice da cui proviene. Fonte immagine: Wikipedia.


L’unica altra tipologia di fonte iconografica altomedievale a noi sconosciuta che potrebbe compensare il vuoto dei manoscritti è dato dall’arte pittorica o scultorea di cui però non conosciamo esempi. Questo genere di fonti compenserebbe comunque solo in parte poiché non darebbe informazione sul colore e sul tipo di tessuto in assenza di altre possibili fonti informative. Mentre sono note a noi le opere delle monache poiché anch’esse come i monaci lavoravano a vesti e paramenti sacri o a manoscritti, non ci sono troppe informazioni sulle loro vesti. La maggior parte di testi sul monachesimo femminile, anche stranieri, sono tutti in genere riferiti al periodo bassomedievale e non a quello altomedievale.


Torna all’indice

I monaci guerrieri e gli Ordini Monastico cavallereschi nei testi miniati

Si è detto che queste figure presenti nella realtà storica sono spesso identificate, ormai un luogo comune, con i soli Templari, ma in realtà gli Ordini monastico cavallereschi oltre ad essere numerosi e avere un proprio abito, uno statuto, ecc., fanno parte di quel periodo di transizione che portò l’Europa verso il Basso Medioevo. Si tratta di ordini particolari essendo sia monaci sia soldati con una propria organizzazione e gerarchia. La rappresentazione di cavalieri con simboli o insegne particolari o appartenenti a specifici ordini è quasi assente nei manoscritti altomedievali e comunque posteriore al XII secolo e la stessa Osprey nei testi in cui mostra fotografie di fonti originali, per quanto riguarda le fonti manoscritte non si trovano mai antecedenti al Basso Medioevo. Solo per l’Ordine templare è citato un affresco, ma non delle miniature successive a 1200. Ne consegue che la rappresentazione di Cavalieri di Ordini cavallereschi prima del XII secolo è errata nelle rievocazioni che propongono eventi storici antecedenti.

Torna all’indice

Fonti bibliografiche

Le fonti sono aggiornate in aggiunta a quelle utilizzate già nella prima parte dedicata al tema ‘manoscritti e costumi’, tuttavia la riproponiamo per comodità del lettore e dello studioso che si servono di questa pagina. Per il dossier e l’indice completo degli argomenti sinora pubblicati di questo studio: http://armadiodelmedievalista.blogspot.it/p/come-si-realizza-un-costume-medievale.html

Libri

  • AA.VV. (1864). The Lindisfarne and Rushworth Gospels. Durham.
  • AA.VV. (1971). The Cloisters Apocalypse. New York: Metropolitan Museum of Art.
  • AA.VV. (1977). Treasures of Early Irish Art 1500 BC to 1500 AD. New York: Metropolitan Museum fo New York.
  • AA.VV. (1997). The Robert Lehman Collection. New York: Metropolitan Museum of Art.
  • AA.VV. (2006). Islamic Codicology / an Introduction to the Study of Manuscripts in Arabic Script. (D. Dusinberre, & D. Radzinowicz, Trad.) London: Al-Furqan Islamic Heritage Foundation.
  • Amann, E. (1977). Storia della Chiesa. L'epoca carolingia (757-888). San Paolo.
  • Ariès, P., & Duby, G. (2001). La vita privata. Dall'impero romano all'anno Mille (Vol. I). (M. Garin, M. Carpitella, M. Pierini, G. Vèrnole, G. Barone, & C. D. Nonno, Trad.) Laterza.
  • Ashdown, C. M. (s.d.). British costume during XIX centuries (civil and ecclesiastical). London: Thomas Nelson and sons Ltd. .
  • Baker, P. L. (1986). A history of islamic court dress in the middle east. London: University of London.
  • Barbero, A. (2002). Carlo Magno. Un padre d'Europa. Laterza.
  • Bechtold, T., & Mussak, R. (2009). Handbook of natural colorants. Wiley.
  • Benton, J. R. (2009). Materials, methods, and masterpieces of medieval art . Santa Barbara, California : ABC-CLIO, LLC.
  • Berzelius, G. (1841). Trattato di chimica (Vol. 7). Puzziello Tipografo Editore.
  • Binney, E. (1973). Turkish Miniature Paintings and Manuscripts/from the collection of Edwin Binney. New York: Metropolitan Museum of Art.
  • Birch, W. d.-1. (1876). The history, art and palaeography of the manuscript styled the Utrecht psalter. London.
  • Bornstein, D., & Rusconi, R. (1996). Women and Religion in Medieval and Renaissance Italy. University of Chicago Press.
  • Bradley, J. (2008). ‘You Shall surely not Die’. The Concepts of Sin and Death as Expressed in the Manuscript Art of Northwestern Europe, c. 800–1200. Boston: Brill.
  • Burns, E. J. (2004). Medieval fabrications : dress, textiles, clothwork, and other cultural. New York: Palgrave Macmillan .
  • Calthrop, D. (1906). English Costume. (Vol. II - The Middle Ages). Londra: Adam and Charles Black.
  • Caskey, J., Cohen, A., & Safran, L. (2011). Confronting the borders of medieval art. Boston: Brill.
  • Cennini, C. (1859). Il libro dell'arte, o Trattato della pittura di Cennino Cennini. (C. M. Gaetano Milanesi, A cura di) Firenze: Le Monnier.
  • Cennini, C. (Inizi del XV secolo). Libro dell'Arte. Padova.
  • Challamel, M. (1882). History of fashion in France or, the dress of women from the gallo-roman period to the present time. New York: Scribner and Welford.
  • Cleland, L., Davies, G., & Llewellyn-Jones, L. (2007). Greek and Roman Dress from A to Z. Routledge.
  • Coatsworth, E., & Pinder, M. (2002). The Art of the Anglo-Saxon Goldsmith. Fine Metalwork in Anglo-Saxon England its Practice and Practitioners. Woodbridge: Boydell Press .
  • Cortese, D. (2003). Arabic Ismaili Manuscripts. The Zåhid’ Alí Collection in the Library of The Institute of Ismaili Studies. London: I.B.Tauris Publishers.
  • Crone, R. A. (2000). A History of Color. The Evolution ofTheories of Lights and Color . Dordrecht, The Netherlands : Kluwer Academic Publishers .
  • Crowfoot, E., Pritchard, F., & Staniland, K. (2001). Textiles and Clothing: Medieval Finds from Excavations in London, c.1150-c.1450 (Vol. Medieval Finds from Excavations in London Vol. IV). London: Boydell Press.
  • Darby, W. A. (1866). Church Vestments. An examination, scriptural, historical, and ecclesiastical. With an illustration. London.
  • Denny-Brown, A. (2012). Fashioning change: the trope of clothing in high- and late-medieval England. Ohio State University.
  • Deroche, F. (2006). Islamic Codicology: an Introduction to the Study of Manuscripts in Arabic Script. London: Al-Furqan Islamic Heritage Foundation.
  • Dodwell, C. (1954). The Canterbury School of illumination (1066 - 1200). Cambridge: Cambridge University Press.
  • Dodwell, C. (1954). The Canterbury school of illumination 1066-1200. New York: Cambridge University Press.
  • Donizone. (2008). Vita di Matilde di Canossa. (P. Golinelli, A cura di, & P. Golinelli, Trad.) Milano: Jaca Book.
  • Duby, G. (2003). Il cavaliere la donna il prete. Il matrimonio nella Francia feudale. (S. B. Cattarini, Trad.) Laterza.
  • Duby, G. (2010). L'arte e la società medievale (3 ed.). (S. B. Cattarini, Trad.) Laterza.
  • Dückers, R., & Roelofs, P. (2009). The Limbourg Brothers: Reflections on the Origins and the Legacy of Three Illuminators from Nijmegen. Boston: Brill.
  • E. Amann, A. D. (1953). Storia della Chiesa. L'epoca feudale (888-1057). San Paolo.
  • Ellis, P. B., & Ellsworth, R. (s.d.). The Book of Deer. Library of Celtic Illuminated manuscripts (Vol. 1). Constable London.
  • Embleton, G. (2000). Medieval military costume. Crowood press.
  • Fairholt, F. W. (1860). Costume in England: a history of dress from the earliest period until the close of the end of the eighteenth century. London: Chapman and Hall.
  • Ferrario, G. (1823). Il costume antico e moderno o storia del governo, della milizia, della religione, delle arti scienze ed usanze di tutti i popoli antichi e moderni (Vol. I). Firenze.
  • Fliche, A., Foreville, R., & Pina, J. R. (1974). Storia della Chiesa. Dal primo Concilio Lateranense all'avvento di Innocenzo III (Vol. 2). San Paolo.
  • Frazer, M. E. (1986). Medieval Church Treasuries. The Metropolitan Museum of Art Bulletin, v. 43, no. 3.
  • Freeman, M. B. (1956). A Book of Hours Made for The Duke of Berry. The Metropolitan Museum of Art Bulletin.
  • Gacek, A. (2009). Arabic Manuscripts. A Vademecum for Readers. Boston: Brill.
  • Gale, R. O. (1976). Anglo Saxon Costume a Study of Secular Civilian Clothing and Jewellery Fashions. Newcastle: University of Newcastle upon Tyne.
  • Gervers, V. (1982). The Influence of Ottoman Turkish Textiles and Costume in Eastern Europe with particular reference to Hungary. Royal Ontario Museum Publications in History, Technology, and Art.
  • Golinelli, P. (1991). Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo. Milano: Camunia.
  • Grew, F., Neergaard, M. d., & (illustrations), S. M. (2007). Shoes and Pattens. Medieval finds from excavations in London, Museum of London. London: Boydell Press.
  • Gulácsi, Z. (2005). Mediaeval Manichaean Book Art. A Codicological Study of Iranian and Turkic Illuminated Book Fragments from 8th–11th Century East Central Asia. Boston: Brill.
  • Hamburger, J. F. (1997). Nuns as Artists: The Visual Culture of a Medieval Convent. University of California Press.
  • Hangard-Maugè. (1858). Les arts somptuaires. Histoire du costume et de l’Ameublement et des arts et industries qui sy rattachent. Parigi.
  • Hartley, D. (2003). Medieval costume and how to ricreate it (Republication of "Medieval Costume and Life" ed.). New York, USA: Dover Publications.
  • Hedeman, A. D. (s.d.). The Royal Image. Illustrations of the Grandes Chroniques de France, 1274–1422. Los Angeles: University of California Press.
  • Heller, S. (2007). Fashion in medieval France. Cambridge: D.S. Brewer.
  • Herbert, D. (1906). A Manual of Costume as Illustrated by Monumental Brasses (Ill. ed.). London: Alexander Moring Ltd.
  • Hinton, H. (1868). Select historical costumes compiled from the most reliable sources. New York: Wynkoop & Sherwood.
  • Hoffman, E. R. (2007). Late Antique and Medieval Art of the Mediterranean (World Blackwell Anthologies in Art History). Blackwell Publishing.
  • Hoffman, K. (1970). The Year 1200: A Centennial Exhibition at The Metropolitan Museum of Art (Vol. I). New York: The Metropolitan Museum of Art.
  • Holkeboer, K. (s.d.). Patterns for Theatrical costumes: Garments, trimes and accessories from Ancient Egypt to 1915.
  • Hope, T. (1812). Costume of the Ancients. London: William Miller.
  • Houston, M. (1996). Medieval costume in England and France. The 13th, 14th and 15th centuries. New York: Dover Publications.
  • Houston, M. G. (1871). Ancient Egyptian, Assyrian, and Persian costumes and decorations. London.
  • Huang, A. L., & Jahnke, C. (2015). Textiles and the medieval economy. Production, trade and consumption of textiles 8th–16th centuries. Oxbow Books.
  • Hunt, E. M. (2006). Illuminating the Borders of Northern French and Flemish Manuscripts, 1270-1310. New York & London: Routledge.
  • Husband, T. B. (1971, Marzo). Ecclesiastical Vestments of the Middle Ages: An Exhibition. The Metropolitan Museum of Art Bulletin, 29(7).
  • Husband, T. B. (2010). The Art of Illumination The Limbourg Brothers and the Belles Heures of Jean de France Duc de Berry. New York: Metropolitan Museum of Art.
  • Innemée, K. C. (1992). Ecclesiastical Dress in the Medieval Near East. Brill Academic Publishers.
  • Kessler, H. L. (2000). Spiritual Seeing: Picturing God's Invisibility in Medieval Art. Pennsylvania State University Press.
  • Kiernan, K. S. (1996). Beowulf and the Beowulf manuscript . University of Michigan.
  • Kogman-Appel, K. (2004). Jewish book art between Islam and Christianity: the decoration of Hebrew bibles in medieval Spain. Boston: Brill.
  • Kohler, C. (1930). A history of costume (II ed.). New York: G. Howard Watt.
  • Komaroff, L. (1992). Islamic Art in Metropolitan Museum. Historical context. Nwe York: Metropolitan Museum of Art.
  • Kren, T., & McKendrick, S. (2003). Illuminating the Renaissance: The Triumph of Flemish Manuscript Painting in Europe . Los Angeles, California: Getty Publications.
  • Kren, T., & Morrison, E. (2006). Flemish Manuscript Painting in Context. Recent Research. Los Angeles, California: Getty Publications.
  • Kren, T., Teviotdale, E. C., & Barstow, A. S. (1997). Capolavori del J. Paul Getty Museum: Manoscritti miniati. Los Angeles: The J. Paul Getty Museum .
  • Kuiper, K. (2010). Islamic Art, Literature, and Culture (the Islamic world). New York: Britannica Education Publishing in association with Rosen Educational Services, LLC.
  • Labriolle, P. d., Bardy, G., Brehier, L., & Plinval, G. d. (1959). Storia della Chiesa. Dalla morte di Teodosio all'avvento di San Gregorio Magno (Vol. 4). San Paolo.
  • Lacroix, P. (1860). Costumes historiques de la France. Paris: Ch. De Lamotte.
  • Láng, B. (2008). Unlocked books: manuscripts of learned magic in the medieval libraries of Central Europe. Pennsylvania State University Press.
  • Langlois, E. (1910). Les manuscrits du Roman de la Rose: description et classement. Lille - Paris: Tallandier; H. Champion.
  • Le Bras, G. (1973). Le Istituzioni eccleisastiche della cristianità medievale. Torino: Editrice S.A.I.E.
  • Lebreton, G., & Zeiller, G. (1959). Storia della Chiesa. Dalla fine del II secolo alla pace costantiniana (Vol. 2). San Paolo.
  • Levi Pizetsky, R. (1978). Il costume e la moda nella società italiana. Milano: Einaudi ed.
  • Madan, F. (1920). Books In Manuscript. A Short Introduction to their Study and Use. With eight Illustrations. London: Kegan Paul, Trench, Trubner & Co., Ltd. .
  • Madden, S. F. (1833). Illuminated ornaments selected from manuscripts and early printed books from the sixth to the seventeenth centuries. London.
  • Markale, J. (1980). Eleonora d'Aquitania. La regina dei trovatori. Rusconi Libri.
  • Mathews, T. F. (2001). The Armenian Gospels of Gladzor: The life of Christ illuminated. Los Angeles, California: Getty Publications.
  • Middleton, J. H. (1892). Illuminated manuscripts in classical and medieval times: their art and their technique. Cambridge.
  • Milanesi, G. (1850). Storia della miniatura italiana con documenti inediti. Firenze.
  • Moser, T. C. (2004). A cosmos of desire: the medieval Latin erotic lyric in English manuscripts. The University of Michigan Press .
  • Nicholas Eastaugh, V. W. (2004). The Pigment Compendium. A Dictionary of Historical Pigments. Oxford: Elsevier.
  • Norbert, W. (2007). Capolavori della miniatura. I codici miniati più belli del mondo dal 400 al 1600. Taschen.
  • Norris, H. (1931). Costume & fashion. The evolution of European dress through the earlier ages. London and Toronto: J. M. Dent & Sons LTD.
  • Norris, H. (1998). Medieval Costume and Fashion. New York: Dover Pubblications.
  • Norris, H. (1999). Ancient European Costume and Fashion. Dover Publications.
  • Norris, M. (2005). Medieval Art: A Resource for Educators. New York: The Metropolitan Museum of Art.
  • Northmore Pugin, A. (1868). Glossary of Ecclesiastical Ornament and Costume. London: Bernard Quaritch.
  • Owst, G. R. (2010). Preaching in Medieval England: An Introduction to Sermon Manuscripts of the Period c.1350-1450. New York: Cambridge University Press.
  • Palanque, G. R., Bardy, G., & Labriolle, P. d. (1961). Storia della Chiesa. Dalla pace costantiniana alla morte di Teodosio (Vol. 3). San Paolo.
  • Pastoreau, M. (2008). Black. History of a color. Princeton University Press.
  • Pisetzky, R. L. (1964). Storia del costume in Italia (Vol. I). Treccani.
  • Planchè, J. (1819). A Cyclopedia Of Costume Vol. II A General History Of Costume In Europe (Vol. II). London.
  • Planchè, J. (1836). History of British costume. London: William Clowes and sons.
  • Planchè, J. (1846). British Costume. A complete history of the dress of the hinabitants of the British islands. London: William Clowes and sons.
  • Porcher, J. (1960). Medieval french miniatures. New York: Harry N. Abrams, Inc.
  • Power, E. (2010). Medieval English Nunneries: C.1275 to 1535. Cambridge University Press.
  • Quaile, E. (1897). Illuminated manuscripts: their origin, history and characteristics. Liverpool.
  • Quaritch, B. (1894). Palæography. Notes upon the history of writing and the medieval art of illumination. London.
  • Robinson, S. F. (1908). Celtic illuminative art in the gospel books of Durrow, Lindisfarne, and Kells. Dublin.
  • Ross, L. (1996). Medieval art: a topical dictionary. Greenwood Press.
  • Rudolph, C. (2006). A companion to Medieval art: Romanesque and Gothic in Northern Europe. Blackwell Publishing.
  • Scala., E. (2002). Absent narratives, manuscript textuality, and literary structure in late medieval England. New York: Palgrave Macmillan.
  • Schrader, j. L. (1986). A Medieval Bestiary. The Metropolitan Museum of Art Bulletin, v. 44, no. 1.
  • Shaw, H. (1851). The decorative arts, ecclesiastical and civil, of the Middle Ages. London: William Pickering.
  • Shaw, H. (1866). A Handbook of the Art of Illumination as Practised During the Middle Ages. London: Brill.
  • Singh, H. B., & Bharati, K. A. (2014). Handbook of natural dyes . New Delhi: Woodhead Publishing India Pvt. Ltd.
  • Stewart, R. A. (1896). Ecclesiastical Vestments: Their Development and History. London: E. Stock.
  • Stoddard, W. S. (1972). Art and Architecture in Medieval France. Medieval architecture, sculpture, stained glass, manuscripts. The art of the church treasuries. University of Chicago Press.
  • Strutt, J., & Planchè, J. (1793). The regal and ecclesiastical antiquities of England: containing the representations of all the English monarchs, from Edward the Confessor to Henry the Eighth (1 ed.). London: Benjamin and John White.
  • Sumner, G. (2002). Roman Military Clothing: 100 BC-AD 200 (Vol. 1). Oxford: Osprey.
  • Sumner, G. (2003). Roman Military Clothing (Vol. 2). Oxford: Osprey Publishing.
  • Sumner, G., & D’Amato, R. (2005). Roman Military Clothing (Vol. 3). Oxford: Osprey Publishing.
  • Thursfield, S. (2001). The Medieval Tailor's Assistant. Making common garments 1200 -1500. United Kingdom : Ruth Bean Publishers.
  • Trimm, H. H., & Jr., W. H. (2011). Dyes anD Drugs. New Uses and Implications. New York: CRC Press.
  • Tymms, W. R., & Wyatt, M. D. (s.d.). The Art of Illuminating as Practised in Europe from the Earliest Times. London.
  • Van Beveren, J. J., & Dupressoir, C. (1847). Costume de Moyen Age d'après les manuscrits. Bruxelles: Libraire Historique Artistique.
  • Vocabolario, T. (s.d.). Mercenario. Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/mercenario/
  • Westwood, J. O. (1863). Fac-similes of the miniatures & ornaments of Anglo-Saxon & Irish manuscripts. Londra.
  • Wilson, D. M., & Klindt-Jensen, O. (1966). Viking Art. New York: Cornell University Press.
  • Wixom, W. D. (2002, Winter). Picturing the Apocalypse: Illustrated Leaves from a Medieval Spanish Manuscript. The Metropolitan Museum of Art Bulletin, 59(3).


Torna all’indice

Siti internet

https://commons wikimedia org/wiki/Category:Grandes Chroniques de France BNF FR 2813)

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Très Riches Heures du Duc de Berry


Tedesche

Inglesi

Francesi

Italiane

Treccani

  • Treccani, E. (1931). Dalmatica - Enciclopedia Italiana. (P. Romanelli, A. Sant, & G. D. Luca, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/dalmatica_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1935). Pallio (indumento sacro). (S. Ricci, & U. E. Paoli, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/pallio_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1935). Pianeta (indumento sacro) - Enciclopedia italiana. (G. D. Luca, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/pianeta_res-8b530f4d-8bb5-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (2011). Pallio. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/pallio_%28Dizionario-di-Storia%29/
  • Treccani, V. (s.d.). Casula. Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/casula/
  • Treccani, V. (s.d.). Palla. Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/palla2/
  • Treccani, V. (s.d.). Priore. Tratto da http://www.treccani.it/vocabolario/priore/

Siti di Enti pubblici e privati

Duomo di Fidenza - https://www.museoduomofidenza.it/

Duomo di Modena - https://www.duomodimodena.it/

Duomo di Parma - https://www.cattedrale.parma.it/

Torna all’indice

Manoscritti, miniature e copertine

Per alcuni manoscritti digitali di alcune biblioteche, ad eccezione di quelle che distribuiscono in tutto o in parte il loro materiale sotto licenza di Pubblico Dominio, o con licenze Creative Commons (CC) e affini, non è stato possibile riprodurre alcuna immagine a causa delle restrittive disposizioni sul copyright. In questo elenco sono citati tutti i manoscritti utilizzati quali fonti iconografiche di riferimento a sostegno delle argomentazioni scritte, anche quelli di cui non è stato possibile riprodurre alcuna immagine. Sono stati utilizzati manoscritti datati dal VIII al XV secolo, provenienti dalle principali Biblioteche europee. Per alcuni manoscritti sono stati elencati i link di riferimento per le informazioni sul manoscritto, e, quando presenti, i link dove il manoscritto o la serie con medesimo titolo, sono consultabili online.


L’elenco e la ricerca bibliografica dei manoscritti consultati per la ricerca di questo articolo, sono stati compilati grazie anche al seguente sito: Manuscript Miniatures consultabile al link: http://manuscriptminiatures.com/ dove è possibile svolgere una ricerca per parametri e trovare i manoscritti miniati e loro allocazioni, anche online.


  • Ab urbe condita (Les decades de Titus Livius, Tito Livio) – British Library, Royal 15 D VI

w Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=7741

w Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 15 e vi

· http://www.johannesoffenbarung.ch/bilderzyklen/trierer1.php

· https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Trierer Apokalypse?uselang=de – Wikimedia Commons

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8813&

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 12 c xix

  • Bestiario Royal 12 F. xiii – British Library, Royal 12 F. xiii

· Rif. Info http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=95

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 12 f xiii

· Rif. Info: http://www.themorgan.org/collection/Crusader-Bible

· Rif. Manoscritto: http://www.themorgan.org/collection/Crusader-Bible/thumbs

  • Bibbia di Holkham (Holkham Bible) – British Library, Add. MS 47682

· Rif. Info: http://www.bl.uk/onlinegallery/sacredtexts/holkham.html

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Add MS 47682

w Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8520

w Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 19 D II

  • Bibbia istoriata (fino al Libro di Ester) – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 9685 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b90613966)
  • Bibbia istoriata (Bible historiale, Guyart des Moulins) – British Library, Royal 15 D III

w Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=7246

w Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 19 D III

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8525

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 1526

  • Bibbia moralizzata (Bible moralisée) – British Library, Harley 1527

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8524

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 1527

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0006/bsb00066287/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00066287

  • Biblia pauperum – Bayerische Staatsbibliothek, BSB Clm 23426

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0008/bsb00082370/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00082370

  • Biblia Sancti Martialis Lemovicensis altera – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 8

· Vol I (Rif. I https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b85410155)

· Vol II (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8550862j)

  • Biblia Sancti Petri Rodensis - Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 6

· Vol I (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b85388026)

· Vol II (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8538801s)

· Vol III (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b85388130)

· Vol IV (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8538814d)

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=7789

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 6 E IX)

· Vol I – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5187 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55007510d)

· Vol II – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5188 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55007513r)

· Vol III – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5189 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55007511v)

· Vol IV – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5190 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b550075129)

· Rif. Info https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6453

· Rif. Manoscritto https://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=harley ms 2788)

· Rif. Versione indicizzata: https://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0005/bsb00057171/images/

· Rif. Versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00057171

  • Codex Eyckensis – Trésor de l'église Sainte-Catherine, Maaseik (Rif. http://depot.lias.be/delivery/...pid=IE5258806)
  • Codex Manesse – Universitätsbibliothek Heidelberg, Cod. Pal. germ. 848. Immagini distribuite secondo Creative Commons (CC-BY-SA 3.0).

· Rif. Info: https://www.ub.uni-heidelberg.de/.../handschriften/codexmanesse.html

· Rif. Manoscritto: http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/cpg848/0243).

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0008/bsb00080685/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00080685

  • Cronaca del mondo in versi (Weltchronik in Versen) – Bayerische Staatsbibliothek, BSB Cgm 5

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0007/bsb00079954/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00079954

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6549

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 10 e iv

  • Decretum Gratiani (1170 ca.) – Bayerische Staatsbibliothek, Clm 17161

· Rif. Versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0006/bsb00065191/images/

· Rif. Versione nuova: https://pracht-auf-pergament.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00065191

  • Der starke Rennewart (Willehalm) – Bayerische Staatsbibliothek, BSB Cgm 193,V

· Rif. Versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0004/bsb00047861/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00047861

  • Dialogus de laudibus sanctae crucis – Bayerische Staatsbibliothek, BSB Clm 14159

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0001/bsb00018415/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00018415

· Rif. Versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0007/bsb00072196/images/

· Rif. Versione nuova: https://pracht-auf-pergament.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00072196

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=7931

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 2821

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=7932

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/Viewer.aspx?ref=harley ms 2820 fs001r)

  • Evangeliario di Echternach – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 9389 (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b530193948)
  • Evangeliario di Enrico II – Staatsbibliothek Bamberg, Msc. Bibl. 95. Il manoscritto fa parte della serie della Biblioteca Enriciana

· Rif. Info: https://www.staatsbibliothek-bamberg.de/index.php?id=1501

· Rif. Manoscritto: http://bsbsbb.bsb.lrz.de/~db/0000/sbb00000056/images/index.html

  • Evangeliario di Enrico III (o Codex Aureus di Speyerer) – El Escorial, Real Biblioteca, Cod. Vitrinas 17. Il manoscritto purtroppo non è disponibile per la consultazione online, tuttavia su Wikimedia Commons, è possibile trovare alcune miniature distribuite sotto licenza di pubblico dominio: Codex Aureus (Speyerer Evangeliar.
  • Evangeliario di Enrico il Leone (Evangeliar Heinrichs des Löwen) – Herzog August Bibliothek in Wolfenbüttel. Cod. Guelf. 105 Noviss. 2°

· Rif. Info: https://diglib.hab.de/?db=mss&list=ms&id=105-noviss-2f

· Rif. Manoscritto: https://diglib.hab.de/wdb.php?dir=mss/105-noviss-2f&distype=thumbs).

  • Evangeliario di Godescalco – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, NAL 1203 (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000718s)
  • Evangeliario di Lorsch – Noto anche come Codex Aureus di Lorsch, il manoscritto fa parte di una serie di testi appartenuti in epoca medievale al Monastero di Lorsch dove risulta registrato dal 830 fino al XV secolo. Quando la biblioteca del monastero divenne proprietà del principe Ottheinrich del Palatinato nel XVI secolo fu accorpata a quella preesistente di Heidelberg. Dopo che ne divenne proprietario nel XVII secolo il principe Massimiliano di Baviera il manoscritto fu diviso in due tre parti, una rimase a Roma ed è oggi conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana mentre l’altra dopo alcuni passaggi giunse alla Biblioteca Naţională a României “Alba Iulia” dove si trova tutt’ora. Il pannello frontale in avorio, la cui immagine è stata riportata anche in questo articolo, invece è ospitato presso Victoria and Albert Museum e consultabile all’indirizzo: https://collections.vam.ac.uk/item/O113554/front-cover-of-the-lorsch-gospel-cover-unknown/. La parte con i Vangeli di Marco e Matteo dell’Evangeliario è il frammento ospitato in Romania presso la Biblioteca Nazionale della Romania (Biblioteca Naţională a României) di Bucarest e consultabile all’indirizzo: https://bibliotheca-laureshamensis-digital.de/view/bnr msrII1, il portale della Biblioteca dell'Università di Heidelberg. dove è anche possibile consultare tutto il manoscritto, compresa la seconda parte con i Vangeli di Luca e Giovanni di proprietà dello Stato del Vaticano. L’intero volume digitale, diviso nelle due parti, è consultabile online presso il sito della Biblioteca dell'Università di Heidelberg all’indirizzo: https://bibliotheca-laureshamensis-digital.de/view/lorscher evangeliar. I termini di utilizzo dei tre frammenti dipendono dai custodi attuali: solo il pannello e la prima parte dei Vangeli, quelli custoditi presso la Biblioteca Nazionale della Romania sono riproducibili solo ed esclusivamente per fini divulgativi, culturali non commerciali. Per quanto riguarda la Biblioteca Nazionale della Romania le immagini sono disponibili ai sensi del regolamento del Creative Common con licenza BY-NC-SA.
  • Evangeliario di Lotario – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 266 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8451637v)
  • Evangeliario di Ottone III - Bayerische Staatsbibliothek, Clm 4453 (Rif. http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0009/bsb00096593/images/)
  • Evangeliario di Saint-Denis - Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 9387 (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b550014262)
  • Evangeliario di Saint-Médard de Soissons – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 8850 (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8452550p)
  • Evangeliario di San Gallo – St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 51 (Rif. https://www.e-codices.unifr.ch/de/list/one/csg/0051)
  • Evangeliario di Treviri – Bibliothèque de la cathédrale Saint-Pierre de Trèves, Ms.61 / 134
  • Evangeliario ottoniano – Si tratta di un manoscritto quasi anonimo datato al terzo quarto del XI secolo e realizzato probabilmente presso l’Abbazia di Echternach (da cui uscirono altri importanti manoscritti miniati in epoca precedente). Il manoscritto è attualmente ospitato presso la British Library di Londra, Harley MS 2821.

· Rif. Info: https://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 2821

· Rif. Manoscritto: https://www.bl.uk/manuscripts/Viewer.aspx?ref=harley ms 2821 fs001r

· Rif. Versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0004/bsb00046506/images/

· Rif. Versione nuova: https://pracht-auf-pergament.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=-bsb00046506)

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6533

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 20 B XX

· Vol. I – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5087 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b550098052)

· Vol. II – Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5088 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b55007168j)

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8711

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 20 D IV

  • Lancillotto del Lago (Lancelot du Lac, Gautier Map) – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 112

· Vol. I (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8527587p)

· Vol III (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8527589h)

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0001/bsb00012920/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00012920

  • Le "Pseudo-Clementine" – St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 86 (Rif. https://www.e-codices.unifr.ch/it/list/one/csg/0086)
  • Le Grandi Cronache di Francia (Les Grandes chroniques de France). Si tratta di una raccolta di cronache, compilate a partire dal XIII secolo che documentavano le vicende dei sovrani francesi a partire dalle origini dei Franchi dai Troiani fino all’epoca in cui i manoscritti furono realizzati. L’opera nel suo complesso racconta le vicende delle dinastie Merovingia, Carolingia e Capetingia dei re di Francia, con miniature numeroisssime raffiguranti personaggi e gli eventi narrati. Si tratta di una produzione iniziata per volere di Re Luigi IX, detto il Santo. Si stima che tutta l’opera sia rappresentata da ben 130 manoscritti databili dalla seconda metà del XIII secolo fino al XV e tra essi vi sono alcuni testi interamente dedicati ai più importanti sovrani francesi tra cui Carlomagno. Esistono numerosi manoscritti e diversi esemplari giunti sino a noi, anche se i più pregiati in assoluto sono quelli di Jean Fouquet del XV secolo. Come accade per il Roman de la Rose, anche in questo caso si tratta di un’opera i cui manoscritti singoli sono sparsi in diverse biblioteche, anche se la maggior parte sono consultabili online. I manocritti della British Library sono stati citati, riportando il link che possiede le immagini di Pubblico Dominio, per consultare online i manoscritti occorre selezionare la collocazione e cercarla su internet.

· British Library, Royal MS 16 G VI (Rif. http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8469)

· British Library, Royal 20 C VII (Rif. http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8466)

· Principi della Casa Reale di Francia – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Français 2608 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8451604g)

· Carlo V e Carlo VI – Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Français 2813 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84472995)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 6465 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10538041t)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 2609 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b10507341p)

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8148

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Yates Thompson MS 13

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6439

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Yates Thompson MS 3

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6440

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Yates Thompson MS 27

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8361

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 4431

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 309 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b105295945)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 311 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b52504906t)

· Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5080 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b7100627v)

  • Miscellanea (X secolo) – British Library, Additional 24199

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6785

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Add MS 24199

  • Miscellanea: manoscritto che contiene tre diversi testi i cui titoli sono rispettivamente i seguenti in elenco. Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 5690 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84386221)

· Dictys Cretensis, De bello Trojano libri sex

· Florus , Historiarum Romanarum epitomeTitus Livius

· Historiarum decades prima, tertia et quarta

· Rif. Versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0007/bsb00070697/images/

· Rif. Versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00070697

· Rif. Vol. I http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8449047c

· Rif. Vol. II http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8449048s

· Bibliothèque de l'Arsenal, 3338 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000294f)

· Bibliothèque de l'Arsenal, 5210 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000297p)

· Bibliothèque de l'Arsenal, Ms-5226 réserve (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60002983)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1575 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60003333)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 25526 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000369q)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1567 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000325j)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1665 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000336b)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 9345 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000341n)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 12589 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000344w)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1561 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000319t)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1564 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60003229)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1576 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000334h)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 19156 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000357h)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 12588 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000343g)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 1565 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000323q)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Rothschild 2801 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b6000378p)

· Bibliothèque nationale de France, Français 380 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60003014)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 12595 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b60002167)

· Bodleian Library, MS Douce 195 (Rif. http://bodley30.bodley.ox.ac.uk:8180/luna/servlet/view/all/what/MS.%20Douce%20195?os=150)

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8755

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Royal MS 1 d x

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0002/bsb00027174/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&bandnummer=bsb00027174

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6467

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/fulldisplay.aspx?Ref=Royal MS 2 b vii

  • Salterio di Arundel o di Eadui – British Library, Arundel 155

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=86

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Arundel MS 155

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0005/bsb00056556/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00056556

  • Salterio di Melisenda – British Library, Ms. Egerton 1139

· Rif. Info: https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8095

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Egerton MS 1139

· Rif. versione indicizzata: http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/0006/bsb00064970/images/

· Rif. versione nuova: https://bildsuche.digitale-sammlungen.de/index.html?c=viewer&lv=1&bandnummer=bsb00064970&pimage=00064970

· Rif. Info http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8572

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Add MS 10292

  • Storia della conquista del mondo – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Supplément Persan 206 (Rif. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84229930)
  • Storia universale (Libro della Storie Antiche) – British Library, Additional 15268

· Rif. Info: http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8326

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=add ms 15268

  • Storie d’Oltremare (Histoire d'Outremer) – British Library, Yates Thompson 12

· Rif. Info http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=8129

· Rif. Manoscritto: http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Yates Thompson MS 12

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 9198 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8451109t)

· Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Français 9199 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b105325908)


Testi consultati scaricabili online

Note

[1] Molto spesso la figura del monaco è piuttosto semplice con saio di cotone o lana marrone che però assomiglia fin troppo all’odierno abito monastico dell’Ordine Cappuccino; in realtà nel Medioevo e già nell’Alto Medioevo, con la nascita di numerosi Ordini monastici nacque anche il bisogno di distinguersi gli uni dagli altri nell’abito e si tratta di un particolari non sempre preso in considerazione nella riproduzione dei costumi. A volte si trovano persino costumi di ordini decisamente successivi come epoca a quella che si vuole rappresentare come i Domenicani nel XI secolo quando sono posteriori di oltre un secolo di storia.

[2] Dati riferiti al sondaggio “Rievocazioni e cortei storici...qual è lo status quo?” edizione 2017

[3] Antico nome della pianeta sacerdotale, nella forma ampia, a campana, con una sola apertura per la testa, dalla quale viene infilata, rimasta in uso fino al sec. 13° e ora ripresa, con lo stesso nome, nella nuova liturgia, per la celebrazione della messa.

[4] Bibbia di Vivien. Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 1 - https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8455903b/f853.item.zoom

[5] Per approfondire vedi: https://www. treccani. it/enciclopedia/tours (Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/.

[6] Sacramentarium. Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Latin 1141 - https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b53019391x/f14.image

[7] Folchart Psalter (Psalterium Gallicanum with Cantica), St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 23 – https://www.e-codices.unifr.ch/en/csg/0023/12 

[8] Vite di santi benedettini, St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 565 - http://www.e-codices.unifr.ch/it/csg/0565/242/0/Sequence-593

[9] In questo senso la miniatura funge un po’ come un fumetto e accanto a personaggi illustri sono scritti i loro nomi in latino

[10] Forse San Bartolomeo di Vir, (†1157), vescovo cistercense a Laon, celebrato il 26 giugno

[11] Evangeliario di Enrico il Leone, Herzog August Bibliothek, Mss. Cod. Guelf. 105 Noviss. 2°, folio 171v - http://diglib.hab.de/mss/105-noviss-2f/start.htm?image=019r

[12] (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179) è stata una religiosa e naturalista tedesca. Benedettina, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica; nel 2012 è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI. Nella sua vita fu, inoltre, scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista e compositrice, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, naturalista, consigliera politica e profetessa.