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Il cavaliere dell’Ordine di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme (parte storica)

 

Indice

Le Crociate e l’affermazione degli Ordini

     Il costume dell’Ordine

     Un abbigliamento a regola

     L’uniforme

     No ai turbanti per i cavalieri di un ordine cristiano

     Non sandali ma normali scarpe

     Un costume bollato

Le Armi dei cavalieri dell’Ordine

     Armi da difesa e armature: questione di costi

     Il destino dell’Ordine dal Medioevo ad oggi. Non più Cavalieri di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme

Fonti Bibliografiche

     Fonti internet

     Testi

     Fonti delle illustrazioni

 

Figura 1 – Il Gran Maestro e l’Ordine in un dipinto del 1307

 

Le Crociate e l’affermazione degli Ordini

Siamo nell’Anno 1099 e la prima, grande Crociata cristiana che è costata sangue e vite a centinaia di migliaia è finita, i cristiani hanno vinto, hanno per poco rischiato la disfatta ma alla fine hanno vinto, in teoria ora dovrebbe regnare la pace, ma non è così: la caldera dell’inferno in vero è solo all’inizio, altro sangue sarà sparso per anni ed anni. Per la Terra Santa questo non è in vero periodo di gloria, di gioia e ricchezza ma di grande dolore e sofferenza, tanto più che quella sanguinosa guerra costata la vita non solo a militari cristiani e musulmani, è costata la vita a tantissimi civili innocenti e soprattutto è stata inutile; molti pensano che sia stata la cattiveria di un bambino egoista che ha voluto a tutti i costi prendersi qualcosa che doveva essere suo. Le cose purtroppo non sono davvero così, gli interessi in gioco per questa crociata erano troppi perché i pretesti mancassero, il massacro per molti era necessario, per molti il sacrificum era necessario. È poco dopo che nascono, o meglio iniziano ad affermarsi e mettersi in campo i cosiddetti Ordini Monastico Cavallereschi, scoppiò come una moda, destinata a portare molti di quegli stessi ordini a estinguersi e rimanere solo col nome, a volte nemmeno quello, sui nostri libri di storia. Come spesso, purtroppo accade, in casi come le crociate, si trattò di guerre per ragioni politiche, economiche e anche religiose dovute purtroppo a loro volta anche alla mentalità dell’epoca e non dimentichiamo che il vero impulso che spinse il braccio della Morte non furono tanto coloro che ebbero l’iniziativa, ma coloro che la colsero e la fecero propria. Costoro, questi predicatori che si facevano paladini di Dio, erano purtroppo molto spesso dei fanatici ed estremisti e fecero della parola religione una delle più attive macchine di morte che mai l’uomo abbia messo sulla faccia della terra, perché sotto la parola religione purtroppo sono stati commessi i più tremendi ed efferati crimini della storia dell’umanità e venivano chiamati volontà di Dio. Bisogna allora face un passo indietro, all’affermazione dei vari Ordini Monastico Cavallereschi che non vanno confusi con gli Ordini Cavallereschi (e basta), questi Ordini avevano il preciso scopo di proteggere la popolazione civile, i pellegrini; tuttavia rappresentarono al tempo stesso le forze militari più importanti nelle crociate successive e questo portò a divergenze nelle funzioni e negli scopi, per cui si arrivò ad avere una parte che combatteva e l’altra che curava le vittime del campo di battaglia. Alcuni Ordini, come quello dei Templari, nati con il nome latino di "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), finirono per divenire uno dei più ricchi ordini del loro tempo e pagarono i più con la loro vita, sui roghi di Filippo IV il Bello, re di Francia e la ricchezza era il concetto opposto ai loro stessi voti, cioè la castità. Le Crociate per molti ordini furono il trampolino di lancio, la catapulta per altri, la fossa per la maggior parte; gli Ordini protagonisti delle Crociate di fatto non nacquero come molti credono subito dopo la prima Crociata, ma molto prima e l’ordine che tratteremo ora è uno dei più importanti che ancora oggi sopravvive col nome di Ordine di Malta, si tratta dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni dell'ospedale di Gerusalemme, chiamati anche Cavalieri Ospitalieri. In particolare in questo articolo vedremo i loro costumi, che ancora oggi affascinano milioni di persone in tutto il mondo e vedremo anche come poterli riprodurre.

 

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Il costume dell’Ordine

Un abbigliamento a regola

Le sole fonti che abbiamo sono quelle di pietra, quelle scolpite nella roccia che sono certamente delle immagini poco colorate poiché raramente venivano coperte con pigmenti colorati e poi abbiamo le fonti scritte, le fonti che costituivano la loro Regola che per l’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri non era dettagliata e chiara circa la divisa e l’armamento dei membri. La regola degli Ospitalieri era enfatica su tali questioni, ma al tempo stesso era difficile garantire che tutti i membri seguissero il regolamento alla perfezione, poiché l’origine dei membri stessi era diversa e non tutti potevano permettersi una cosa o l’altra. Lo Statuto Ospitaliero o le sentenze dei capitoli proibivano varie forme di attrezzature decorate e finemente o riccamente lavorate. Nel 1262 uno statuto proibì l'uso della cotta di maglia a protezione delle spalle (espaliers d'armes) e la parte di maglia a protezione delle gambe (chausses). Nel 1278 la regola si inasprisce però, ancora di più, per quanto riguarda l’abbigliamento e si vieta assolutamente il riciclo [1] delle armi e della armature recuperate magari dopo una battaglia, ogni confratello doveva provvedere al mantenimento ed alla conservazione del proprio equipaggiamento, anche come segno di penitenza. Sebbene l’inasprimento della Regola avesse determinato una maggior responsabilità dei membri, con lo scopo di raggiungere anche una certa ortodossia, in relazione con lo scopo dell’Ordine stesso, all’interno dell’Ordine non erano tutti uguali ma vi era una gerarchia e già a partire dalla metà del XIII secolo si era provveduto perché i vari gradi e i vari compiti fossero facilmente distinguibili dall’equipaggiamento di ognuno, anche in risposta forse al problema suddetto, cioè al fatto che non era possibile garantire un equipaggiamento uguale ed uniforme perché non tutti se lo potevano permettere. Vi fu infatti la creazione di una sorta di divisione per sezioni dell’Ordine.

 

I cavalli e le loro armature, la cura della scuderia erano affidate al Maresciallo [2], le armi e armature, la biancheria, gli abiti spettavano al Drapier [3]. Tutti le altre sezioni, dalla cucina alla gestione degli oggetti e dei libri liturgici erano affidati agli Ufficiali Giudiziari Capitolari, comandanti dal maresciallo; i documenti giudiziari erano affidati al Gran Comandante mentre il denaro veniva gestito da una figura nota anche come Tesoriere dell’Ordine. Nel 1288, cioè dieci anno dopo l’inasprimento della regola viene introdotto un nuovo statuto che stabiliva la restituzione delle armi per i confratelli che andavano in Medioevo Oriente in modo che quelle stesse armi ed armature potessero tornare disponibili per nuovi confratelli o per gli altri in caso di bisogno. Successivamente l’inasprimento della regola di dieci anni prima finirà per cessare di esistere e non essere più considerata e le armature oltre che l’equipaggiamento in generale dell’Ordine e dei suoi membri si arricchirà e torneranno a comparire le imbottiture e le protezioni necessarie sia per i cavalieri sia per i cavalli.

 

Compariranno in particolar modo le rivestiture dei cavalli e le loro bardature, per alcuni addirittura la cotta e si riprenderà per necessità l’usanza di riutilizzare le armature e le armi dei confratelli morti in battaglia, anche se la loro amministrazione in particolar modo spettava al Maresciallo dell’Ordine.

 

L’uniforme

L’uniforme dei cavalieri Ospitalieri era una vera e propria divisa, inizialmente però molto più somiglianti alle tuniche dei primi monaci che non ad un particolare ordine. Il colore delle tuniche era il nero ed era spesso indossata sopra l’armatura. A lungo andare fu evidente che erano necessarie protezioni maggiori per il combattimento, specie quello di spade e si dovette attendere fino al 1248 quando Papa Innocenzo IV “legalizzò” l’uso di protezioni imbottite, con cucita sopra una croce, ma solo in «zone pericolose» come ad altezza del cuore. Le croci erano cucite sulla tunica e sui mantelli, ma erano cucite in modo da poterle facilmente rimuovere prima di passare in terre non cristiane. Nei secoli XIII e XIV il mantello diventa semicircolare, mentre prima non lo era e copriva interamente il corpo, chiuso da fibbie o cordoni fatti con lo stesso tessuto della divisa. Sembra che nella parte davanti del mantello fosse cucita una croce di 7-10 cm di larghezza ad otto punte, forma che comincia a vedersi solo a partire dal XIII secolo. Per quanto riguarda le calzature erano molto molto semplici. Quanto alle pelli e tessuti pregiati erano vietate le pelli di animali selvatici ma non le pellicce utilizzate per foderare i mantelli.

Ogni confratello, per comporre la propria uniforme consisteva di tre camicie, tre coppie di calzoni, una cotta, una tunica, un abito monastico con cappuccio, due mantelli uno dei quali rivestito internamente di pelliccia. Quanto alla biancheria ognuno possedeva tre lenzuoli di lino contenuti in un sacco fatto dello stesso tessuto. In un documento di fine XIII sec., del 1295 per la precisione, compare anche una seconda tunica, con relativi sotto tunica, mantello e cappuccio e il mantello era rivestito internamente, inoltre nello stesso periodo un altro decreto introdurrebbe la possibilità di usare tessuti leggeri nell’uniforme per le cerimonie importanti. Quanto al colore dell’uniforme, continua ad essere il nero anche nel XIV secolo, probabilmente il colore era scelto soprattutto come simbolo della mortificazione della carne e della rinuncia, della morte, del sacrificio, anche se successivamente compariranno altri colori nell’uniforme.

 

No ai turbanti per i cavalieri di un ordine cristiano

Sulla testa ogni confratello indossava una cuffia bianca che prima doveva essere di doppio spessore e più tardi divenne mono strato, semplice. Tranne che durante determinati momenti , la cuffia indossata era coperta da una specie di berrettino che arrivava alle orecchie da ambo i lati e aveva probabilmente uno scopo protettivo, specie quando sopra vi veniva messa la cotta di maglia e infine l’elmo. Anche se per noi può apparire insensato, dal 1280 in poi questa specie di protezione diventa obbligatoria anche quando non è necessaria e non poteva essere tolta anche se il cavaliere avesse sentito caldo, specie in estate. Nello stesso periodo viene vietato l’uso di copricapo a turbante, cosa che invece altri cavalieri cristiani usavano fare. Il turbante, un copricapo tipico dei paesi orientali era molto diffuso sia nella moda maschile sia in quella femminile anche nei territori di Gerusalemme e vedere dei cavalieri che lo indossavano fu probabilmente per molti una vera e propria ispirazione tanto che i francesi che andarono in crociata lo adottarono e lo inserirono nella loro moda, specie i militari. La cosa in parte è sospetta perché potrebbe anche essere stata una strategia per confondersi facilmente con gente di etnia e religione musulmana, tanto più che il turbante spesso era dotato di una parte che copriva il naso e la bocca (una protezione nell’attraversare i deserti con le tempeste di sabbia) e si potevano vedere solo gli occhi; senza simboli di riconoscimento, un cristiano poteva indisturbatamente passare nei territori occupati dai musulmani senza essere fermato, magari per portare informazioni nei vari accampamenti cristiani. Il fatto che quest’Ordine avesse vietato l’uso del turbante non sta tanto a significare un rifiuto nei confronti dei musulmani e dei loro costumi; piuttosto sta a significare che non era un indumento necessario, specie per i confratelli di un ordine monastico i quali limitarono il proprio abbigliamento strettamente alle loro funzioni, cioè di proteggere i pellegrini e i la popolazione civile e usare le armi all’occorrenza.

Figura 2 – Costume del confratello dell’Ordine a partire dal 1206.

Non sandali ma normali scarpe

Anche se erano più monaci che soldati, i confratelli dell’ordine non potevano certo indossare dei sandali (planeaus) né i copri scarpe usati nel mondo islamico (galoches [4]) ma solo normali scarpe da soldato. Solo dalla fine del XII secolo fu permesso portare stivali come già facevano i cavalieri della loro epoca, anche se dato che questi erano fatti di tessuti di un certo costo, l’uso degli stivali dalla fine del XIII secolo divenne limitata ai momenti di vita quotidiana e non per il combattimento. Gli stivali inoltre non dovevano essere appuntiti davanti. Come detto prima, lo stivale doveva essere fatto in molti casi di tessuti di animale e le pelli costavano moltissimo anche all’epoca per cui il loro uso nell’ordine fu limitato all’indispensabile; questo anche perché non era l’ordine che li comprava per i suoi confratelli, ma si trattava di una spesa personale che poteva avvenire solo se un soldato risparmiava abbastanza soldi. In questo senso si cercò probabilmente di non eccedere nelle restrizioni, specie quando un indumento come lo stivale poteva far comodo ed essere utile, mantenendo però al tempo stesso alto il valore della povertà.

 

Come abbiamo detto all’inizio la provenienza dei confratelli dell’Ordine era diversa e non erano del tutto monaci né del tutto soldati per cui chi aveva i mezzi, nonostante le restrizioni e le regole sulla povertà, non si guardò dalla tentazione di spendere in beni anche di lusso. Bisogna inoltre fare qui una precisazione importante: all’interno dell’ordine c’erano cavalieri e soldati comuni senza l’investitura, questo potrebbe voler dire non tanto che l’investitura avveniva all’interno dell’ordine, ma che probabilmente si entrava già da cavalieri, e quindi si entrava come classe sociale e ovviamente adeguarsi ad uno stile di vita del tutto differente da quello cui si era abituati non dovette essere facile e probabilmente creare un’uniforme che potesse soddisfare le regole dell’ordine e quelle dei suoi membri (la posizione nell’ordine e forse anche l’origine sociale) dovette essere un vero e proprio rompicapo per i capi dell’ordine stesso.

 

Un costume bollato

All’interno dell’Ordine i cambiamenti sull’abbigliamento erano sempre in atto, tanto che a volte le varie regole finivano per entrare tra loro in contrasto. Nel 1259 Papa Alessandro IV concesse un caratteristico costume ai fratelli cavalieri degli Ospitalieri che faceva delle distinzioni tra chi era cavaliere e chi invece non lo era. I cavalieri dovevano indossare indumenti neri mentre gli altri confratelli indumenti di un marrone molto scuro. In guerra invece bisognava indossare il rosso nella tunica e la croce doveva essere bianca. La bolla del papa suscitò non gioia ma solo del gran malcontento perché non corrispondeva in alcun modo all’aiuto di cui forse i capi dell’Ordine avevano bisogno per creare qualcosa che andasse bene a tutti e infatti la bolla fu revocata dopo diciannove anni.

Figura 3 – Alcune immagini dell’abbigliamento dei confratelli dell’ordine

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Le Armi dei cavalieri dell’Ordine

Armi da difesa e armature: questione di costi

Ultima parte che qui tratteremo in breve è quella delle armi di questi cavalieri. Inizialmente pare che le armi e le parti di armatura usate non fossero diverse da quelle comunemente usate all’epoca, la sola differenza stava probabilmente nella mancanza assoluta di elementi di decorazione. Nel XII secolo il corredo bellico del cavaliere consisteva di uno scudo, di un usbergo [5], di spada e pugnale. Sotto la cotta veniva indossata una specie di maglia trapuntata e anche le cosce erano protette nello stesso modo. La testa veniva protetta oltre che dagli indumenti precedentemente descritti anche dall’elmo. Oltre a spada e pugnale alcuni soldati potevano portare lance corte da fanteria e mazze da fanteria.

Le armature dell’Ordine erano quasi tutte di importazione europea e non erano realizzate negli Stati Crociati. Il valore delle varie parti dell’armatura era vario e abbiamo fonti da Genova e Venezia. Tra la fine del XII e la prima metà del XIII secolo a Genova (una delle aree portuali da cui partivano i crociati) un usbergo costava cinque volte il camaglio mentre la corazza costava meno della metà di un usbergo. A Venezia invece i valori cambiavano decisamente e abbiamo anche dei numeri: un elmo costava 30 denari [6] mentre una spada arrivava fino a 45-50 denari. Se consideriamo la divisione di Carlo Magno con la riformazione monetaria

 

 

 

Per comprare un elmo ci voleva circa un soldo, ovvero circa 20 gr di argento, mentre per una spada ce ne voleva più del doppio. Le armi di legno come archi e balestre costavano poco più di un denaro anche perché le parti metalliche erano in ferro. Nel 1262 un Cavaliere dell’Ordine Ospitaliere per comparsi un intero equipaggiamento, solo di armi arrivava a spendere fino 2000 denari (1, 380 kg di argento!) mentre un sergente ne spendeva fino a 1500 (poco più di un kg) e da qui deduciamo che per l’epoca non tutti potevano permettersi un equipaggiamento che permettesse la minima protezione in battaglia. Non si hanno, per il resto, notizie in merito alla fabbricazione di armi negli Stati Crociati, probabilmente anche qui era necessaria l’importazione. Se delle armi sono state fatte negli Stati Crociati, specie a Gerusalemme o ad Acri, si potrebbe presumere che fossero per lo più armi in legno che non in metallo e probabilmente si procedeva qui più alla riparazione che non alla realizzazione ex novo di armi e armature. La spada era una delle armi migliori per questi cavalieri e i pezzi che sono arrivati a noi oggi, i più ben conservati arrivano a pesare fino ad 1,5 kg mentre i pugnali sono pochi; all’epoca erano anche usati molto poco al contrario di quanto avveniva nel mondo musulmano dove il cavaliere aveva sempre con sé spada e pugnale e poteva usare entrambi nel combattimento.

 

Figura 4 – Equipaggiamento del soldato, armi e armature. (1) elmo in ferro con lacci laterali (2) e protezione nasale (3). Maglia con camaglio incorporato (4, 8, 9 e 10, 11) e cotta imbottita (5, 12 e 13). Scarpe (6) e speroni (7). Lancia in legno di abete rosso con punta metallica (14). Parti dal 16 al 21 sono tutte della spada con impugnatura in legno ad una mano, fodero in cuoio con protezione punta in rame. Le parti dalla 22 alla 27 sono dello scudo in legno, rivestito in pelle con una borchia di ferro a metà sulla parte anteriore. Internamente era fatta in modo da proteggere, quando indossato, tutta la spalla ed il petto. Le cinghie e l’impugnatura sono di pelle.

 

Trattandosi di cavalieri necessitavano oltre che del loro equipaggiamento e degli indumenti anche di un elemento fondamentale che rappresentava forse il vero patrimonio di questi uomini: il cavallo e anche lui doveva essere protetto e quindi possiamo facilmente immaginare quanti pochi potessero realmente permettersi di entrare a far parte di un Ordine o solo di diventare cavalieri. Della composizione reale dell’armatura dei cavalieri Ospitalieri non si sa molto e le poche fonti che abbiamo sono in lingua francese e dobbiamo immaginarci questi cavalieri vestiti, anche in battaglia, grosso modo, con gli indumenti descritti fino ad ora, con l’elmo, la cotta e sotto ancora la maglia trapuntata, la camicia. Le brache erano indossate sotto a dei cosciali trapuntati cui probabilmente sopra andavano dei cosciali di ferro, legati strettamente alla gamba. In vita era legata la spada e poi bisognava riuscire a tenere ben saldo lo scudo di legno e le proprie armi. In sostanza il cavaliere e non solo lui, anche la fanteria, era enormemente appesantita e quindi non era agevolata dalla propria protezione durante i combattimenti, i movimenti erano impacciati e questo rendeva la protezione praticamente quasi inutile. anche il capo era protetto ma gli elmi per quanto chiusi potessero essere impedivano una corretta visuale e quindi difendersi era davvero difficile.

 

Figura 5 – Armature ed abbigliamento del Cavaliere Ospitaliero a partire dal 1230. Le parti sono le stesse, circa dell’immagine precedente eccezion fatta per il cambiamento dell’abbigliamento sotto la cotta e l’aggiunta di cosciali di pelle oltre alle protezioni imbottite da mettere sotto l’armatura. Cambia anche l’elmo che protegge ora tutta la faccia. Il camaglio inoltre è dotato di una parte che circonda il capo e ha una maggior funzione protettiva.

 

Dalle fonti a noi oggi pervenute che includono anche sculture sappiamo che l’elmo inizialmente era aperto e dotato solamente di una protuberanza dalla forma nasale che proteggeva il setto omonimo; successivamente a partire da XIII secolo l’elmo ha invece una vera e propria visiera che prende i tratti facciali umani e avvolge tutto il viso mento compreso.

L’armatura completa era probabilmente indossata solo ed esclusivamente durante gli assedi pesanti anche perché di fondo questo ordine era nato più con scopi difensivi che non offensivi e quindi l’armatura era usata proprio nei casi strettamente necessari. Non dimentichiamo inoltre che ogni membro doveva provvedere a sé e quindi anche mantenere intatte armi ed armatura era molto importante poiché la perdita delle stesse per distruzione comportava dei costi che non era facile sostenere, soprattutto negli Stati Crociati. Chi non poteva pagare rischiava di perdere con quello che gli restava e gli poteva costare anche la vita. Anche i cavalli raramente erano armati come i cavalieri che li cavalcavano e spesso la protezione era costituita da una parte imbottita inferiore e quella di maglia di ferro andava sopra. Si deve anche considerare che si trattava di cavalli da guerra, addestrati per portare i cavalieri in combattimento e si deve inoltre considerare il costo che doveva avere anche l’armatura del cavallo; possiamo dunque supporre che fossero davvero pochissimi quelli che si potevano permettere un equipaggiamento del genere. L’armatura del cavallo era diffusa nel mondo musulmano da VII secolo e si diffuse nel mondo cristiano degli Stati Crociati solo verso la fine del XII secolo, rimanendo qui una possibilità di pochi.

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Il destino dell’Ordine dal Medioevo ad oggi. Non più Cavalieri di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme

L’Ordine perse il nome di Ordine di San Giovanni dell'ospedale di Gerusalemme e divenne Ordine dei Cavalieri di Cipro e Rodi nel 1291 con la caduta di San Giovanni d’Acri. Dopo sette anni di spostamenti della loro sede principale in Europa, la confisca dei loro territori in Inghilterra dopo il divorzio di Enrico VIII, i Cavalieri si insediarono quindi a Malta nel 1530 per iniziativa di papa Clemente VII e dell'imperatore Carlo V, con il consenso del loro feudatario il Re di Sicilia (che a quell'epoca era poi lo stesso imperatore Carlo V). Il tributo annuale di vassallaggio per l'isola di Malta era un singolo falcone maltese, che essi dovevano dare nel giorno di Ognissanti al Viceré di Sicilia, che faceva le funzioni di rappresentanza del re (questo fatto storico fu utilizzato per la trama del famoso romanzo di Dashiell Hammett, Il falcone maltese). I Cavalieri possedevano in questo periodo ancora la città di Tripoli, l'attuale capitale della Libia, detta Tripoli di Berberia per distinguerla dall'altra Tripoli, detta di Siria, nell'attuale Libano. Questa città venne loro tolta da Dragut nel 1551. Per il possesso dell'arcipelago maltese, i Cavalieri Ospitalieri vennero dunque soprannominati Cavalieri di Malta e continuarono la loro azione contro la guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari provenienti dal Nordafrica berbero. Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirando nuovamente le ire degli Ottomani, che non erano affatto felici di vedere l'Ordine ristabilito. Di conseguenza essi riunirono un'altra grossa forza militare con lo scopo di eliminare i Cavalieri da Malta e nel 1565 invasero l'isola, dando inizio al grande assedio di Malta. Infine il 6 settembre, quando ormai i difensori di Malta erano ridotti a circa 600 (da 9000 che erano inizialmente, di cui 700 Cavalieri), arrivò in loro aiuto la flotta spagnola partita dalla Sicilia. Anche gli Ottomani erano ormai così provati che si ritirarono quasi senza combattere: avevano perso circa 30000 uomini. Dopo l'assedio fu necessario costruire una nuova città: l'attuale città della Valletta, così chiamata in memoria del valoroso gran maestro Jean de la Valette che aveva organizzato e diretto la difesa. In essa, continuando la tradizione assistenziale dell'Ordine, fu costruito anche quello che era allora il più grande e moderno ospedale d'Europa, dove cristiani, musulmani ed ebrei venivano curati insieme senza distinzione. L’Ordine fu smantellato da Napoleone alla fine del XVIII secolo, che voleva impossessarsi dei beni dell’ordine, ma non avvenne mai perché la nave che li trasportava fu affondata da Nelson. Dopo la cacciata da Malta i Cavalieri di San Giovanni si “smarrirono”, si divisero e oggi sono tre i rami più grossi:

 

  • Lo SMOM (i Cavalieri rimasti in Italia sotto la protezione della Chiesa Cattolica) discende dal Gran Maestro Fra' Ferdinando von Hompesch. Questi "abdicò" a favore dello Zar Paolo I e, alla sua morte, Fra' Bartolomeo Ruspoli fu nominato Gran Maestro da Papa Pio VII) e, dopo di lui, fu il turno di Fra' Giovanni Battista Tommasi, il quale stabilì la sede dell'Ordine a Messina (1803). È l'unico ordine cavalleresco riconosciuto da oltre 80 Stati e gode di un posto di "osservatore" alle Nazioni Unite. Ha un suo governo, e molte prerogative di Stato autonomo. Da lui dipende il Corpo militare dell'ACISMOM, ausiliario dell Esercito Italiano.
  • La S.O.G.IT (Soccorso dell'Ordine di San Giovanni Italia) Sezione Italiane della Johanniter International
  • Il Venerabile ordine di San Giovanni, con sede in Londra con a capo S.A.R. la Regina d'Inghilterra. L'Ordine gestisce ambulanze ed Ospedali, è fortemente diffuso in tutto il Regno Unito. Ha stretto alleanza con lo SMOM.

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Fonti Bibliografiche

Fonti internet

Drap, Dizionario online Treccani, ITA

Denaro, Dizionario online Treccani, ITA

Maresciallo, Dizionario online Treccani, ITA

Quattrino, Dizionario online Treccani, ITA

Cavalieri Ospitalieri – Wikipedia, ITA

Testi

Knight Hospitaller (Vol. I) 1100-1306 - D. Nicolle; Christa Hook, Osprey ed., 2001 - 68 pp.

Fonti delle illustrazioni

Knight Hospitaller (Vol. I) 1100-1306 - D. Nicolle; Christa Hook, Osprey ed., 2001 - 68 pp.

 

Note

[1] Nel Medioevo era usanza riciclare le armi, ovvero raccogliere tutte quelle recuperabili e non sul campo di battaglia, anche a costo di spogliare i cadaveri, per poterle riutilizzare o farne delle nuove fondendo il metallo. Questo costume fu severamente proibito nel 1278 dalla Regola dell’Ordine Ospitaliero.

[2] Grado di sottufficiale (tra il sergente maggiore e il sottotenente) che presenta quattro categorie (m. ordinario, m. capo, m. maggiore, m. aiutante). [Dal fr. maréchal, che è il lat. mediev. marescalcus 'marescalco']. In origine il termine, corrispondente al latino comes stabuli, era il titolo del governatore delle scuderie regie nelle corti dei regni barbarici. Nel periodo carolingio divenne uno dei tre grandi dignitari (con il siniscalco e il coppiere) che presiedevano alla corte regia. In Francia, sotto i Capetingi, molti m. dipendevano dal conestabile; dopo la soppressione di tale ufficio a opera di Richelieu (1627), i m. di Francia (creati da re Filippo Augusto nel 1185) continuarono a essere considerati come grandi ufficiali della corona. In Germania, alla corte del Sacro Romano Impero, quella di m. costituì una delle cariche più elevate (Erzamter) spettante allora al duca di Sassonia. La dignità fu introdotta anche dai principi tedeschi, che ebbero propri sovrintendenti di corti.

[3] Non esiste una traduzione corretta per questo termine francese medievale, la traduzione più vicina non è drapiere perché non esiste, ma è sarto. In sostanza era colui che si occupava dell’abbigliamento e della biancheria, della sua gestione e probabilmente anche della riparazione. Il nome deriva da drap che sta ad indicare un tipo di stoffa di lana, morbida e insieme consistente, la cui superficie, in seguito a speciale trattamento di garzatura (detto, nell’industria tessile, drapé), si presenta lucida e vellutata, con pelo coricato uniformemente nel senso dell’ordito.

[4] Anche se potrebbe sembrarvi strano erano gli antenati medievali delle scarpe che noi oggi chiamiamo comunemente “anfibi”.

[5] La cotta di maglia senza cappuccio. Il cappuccio quando presente era chiamato anche camaglio.

[6] Prima dell’adozione del sistema metrico decimale, si espresse in denaro il titolo dell’argento; nel sistema di misure “troy” usato in Inghilterra per i metalli preziosi e altre merci, il denaro (penny-weight) è la ventesima parte dell’oncia e si divide in 24 grani; equivale a 1,555 g. Presso gli antichi Romani, era moneta emessa la prima volta in argento (269 a. C.), equivalente a 10 assi o 2 sesterzi e mezzo. Durante l’impero, diminuì la percentuale argentea del denaro, in un primo tempo di ottima lega, e giunse a essere del 50%. Il rapporto con l’oro, inizialmente di 1:25, peggiorò sempre: nel 307 d.C. era di 1:2000 e continuò a decadere. Si chiamò denaro anche la moneta che per qualche secolo ebbe corso in tutta l’Europa occidentale in seguito alla riforma monetaria di Carlomagno (794?) che segna l’origine della monetazione medievale, basata sulla divisione della libbra d’argento in 20 soldi, ognuno diviso in 12 denari. La massa originaria d’argento con l’aumento del valore del metallo andò diminuendo, ridotta dopo 3 secoli ad appena 1/3; il traffico crescente richiese l’adozione di una moneta più pesante, il denaro grosso, con il quale si rese effettivo il soldo equivalente a 12 denari detti da allora piccoli, che però scomparvero presto dalla circolazione, sostituiti dai multipli, specialmente dal quattrino. Il quattrino è una piccola moneta creata sul finire del 13° sec. e adottata fino al 19° sec. pressoché da tutte le monetazioni italiane per la sua comodità; fu da principio di mistura, poi a poco a poco divenne di solo rame.

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