Ricerca

Visite al sito

ViM Traductor...

Viandanti del blog...

Vivere il Medioevo 2014. Powered by Blogger.

Costume storico

Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume creativo...

Costume creativo...
Progetti di cucito rivolti ai più piccoli.

Portfolio

Portfolio
Entra nella sezione dedicata ai portfolio dei costumi e dei progetti di Vivere il Medioevo

I più letti...

Vita Mathildis Vestum

Il costume nell’Alto Medioevo italiano e tedesco attraverso le vesti e i personaggi delle miniature del codice di Donizone di Canossa

Indice

Il progetto

Il manoscritto e le fonti storiche: la realtà che non è mai stata raccontata

La Proposta ricostruttiva

Struttura del progetto sul sito

Tempi del progetto

Bibliografia

 

Il progetto

Il progetto Vita Mathildis Vestum prende il nome dall’omonimo manoscritto miniato, realizzato da Donizone di Canossa negli ultimi anni di vita di Matilde, sua protettrice, e ha come obiettivo la ricostruzione, il più fedele possibile, delle vesti illustrate nelle sette miniature che rappresentano la vita della dinastia Canossiana, a partire dal fondatore Adalberto Atto e proseguendo nella genealogia fino a Matilde. Si tratta di un’impresa ardua che consisterà nello studiare e realizzare circa una trentina di costumi (contando i tre già realizzati della scena del Perdono di Canossa, nel progetto ‘Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono’, realizzati tra 2016 e 2017 [1]). L’obiettivo principale è senza dubbio quello di fare una proposta ricostruttiva interpretando le fonti iconografiche del codice miniato in esame e riscoprire la storia dell’abbigliamento altomedievale del XI secolo; cui si aggiunge l’intenzione di far conosce per il possibile anche la quotidianità in cui quelle vesti erano utilizzate e su cui la documentazione è difficile da interpretare e consentire riproduzioni fedeli. Ancora una volta le fonti fanno riferimento quasi esclusivamente al costume nobiliare e a quello ecclesiastico, perché sono le due classi sociali: nobiltà e Clero, con cui Matilde ebbe maggiormente a che fare nel corso della sua vita. Si tratta di un lavoro di molti mesi che richiederà un certo investimento, anche in termini di studio ed energie e che mira a vedere la storia di Matilde e la sua epoca per quello che realmente fu, cercando per il possibile anche di presentare quelle figure che facevano parte della società in cui viveva Matilde e la servivano, ma che l’autore del manoscritto ha omesso, come le figure servili e del popolo, i mestieri, i militari. Far rivivere Matilde e la sua storia attraverso l’abbigliamento è uno dei progetti più importanti di Vivere il Medioevo e che si spera un domani anche di mostrare al pubblico.

Torna all’indice

 

Il manoscritto e le fonti storiche: la realtà che non è mai stata raccontata

Il Vita Mathildis, oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (Ms. Lat. 4922), è un manoscritto miniato pergamenaceo [2], realizzato da Donizone di Canossa verso la fine del periodo di governo di Matilde ed è l’unica biografia originale [3] esistente di Matilde di Canossa, personaggio femminile dell’Alto Medioevo italiano, vissuta nella seconda metà del XI secolo e inizi del XII. Su Matilde sono stati scritti volumi da ogni parte negli anni che di fatto non hanno gettato nuova luce su di lei né cancellato la crosta di mito che, presso la gente, ne ha fatto solo una ‘contessa’ come se quel titolo fosse il solo motivo per cui ricordarla; semmai quel mito è stato esageratamente esaltato proprio sulle note del Donizone. In realtà Matilde fu molto più di tutto questo: fu storia, non solo leggenda, se proprio di mito si vuole parlare. Se un po’ di mito non guasta mai, non deve sovrascrivere la realtà storica che fu molto meno romantica di come molti la vorrebbero. Celebrata quasi esclusivamente nelle regioni appenniniche del territorio reggiano e modenese e negli eventi che in quelle zone la videro protagonista, Matilde sembra per il resto essere un fantasma che vaga in cerca di una storia. Su Matilde ancora molto si dovrebbe scoprire, riesaminare e capire perché una donna come lei ha finito per essere dimenticata, deformata e ridotta a una sorta di eroina leggendaria del nord senza arte né parte. Poiché Donizone fu il biografo personale di Matilde, alla pari dell’Eginardo di Carlo Magno, a molti viene naturale considerarlo la fonte più importante, commettendo in buona fede l’errore di credere ad una sola voce, ma in realtà, la quantità di fonti che raccontano tutto (o quasi) di quei secoli di storia, in cui i membri della famiglia dei Canossa furono protagonisti di spicco sulla scena politica italiana ed europea, è decisamente vastissima e disomogenea, contradditoria a tratti e distribuita in modo disordinato sul territorio [4].

 

Donizone è la voce alta, tra le fonti a favore di Matilde, che ne racconta la vita, ma proprio per questo non è una fonte affidabile, a parere degli storici che si sono interessati a fare chiarezza sulla faccenda per amore di verità, come direbbe Muratori; perché in vero il Donizone oltre a cantare la sua mecenate, accenna anche ai fatti storici senza mai dilungarsi troppo. Numerose sono le occasioni in cui il monaco tace i passaggi che invece nella storia furono cruciali, perché ebbero Matilde o suoi diretti ascendenti o collaboratori protagonisti, e che una fonte di parte non può spiegare senza dire cose scomode. Si deve precisare che Donizone non intendeva fare lo storico [5], lui nel suo intento voleva essere più un poeta e un testimone buono di una donna come Matilde e se mai conobbe fatti famigliari o vicende private legate ai Canossa, felici o meno che fossero, facevano parte di un privato domestico che non conosceremo mai, e sul quale moltissime sono le domande che sorgono [6]. Così non si conoscono, nemmeno per descrizione testuale, gli ambienti della vita quotidiana, gli oggetti d’uso quotidiano e molto altro ancora [7]; la tradizione alimentare e la vita contadina, la vita militare [8]. I castelli, simbolo del Medioevo, in particolare dei castelli di Matilde, è rimasto veramente poco e quel che oggi è integro, non è pervenuto nell’aspetto originale poiché nel corso dei secoli sono stati trasformati in residenze o modificati per servire a scopi diversi, mentre le rocche come Canossa, cuore politico e da cui tutto prende il nome, sopravvivono come ruderi oggetto di studio e approfondimento. Donizone fu un selezionatore attento di testimonianze della vita di Matilde e lo dimostra in diverse occasioni, ma lo dimostrano anche, come già accennato, le altre fonti esterne che fanno luce dove lui preferì lasciare ombre e interrogativi. Donizone, se fu lui autore anche delle miniature e non solo della parte testuale, evita di illustrare quei personaggi che pur essendo della fazione opposta, alla fine riconobbero a Matilde i suoi meriti di mediatrice in una delle più sanguinose lotte per il potere: la Lotta alle Investiture. L’iconografia del Vita Mathildis rappresenta il giusto sull’importante e vasta genealogia di ascendenti di Matilde (fogli 20v, 21v e 28v e 30v) [9], mentre invece si trattava di una fittissima e importante rete di alleanze nel nord Italia che come una colla univano impero e feudi vincolati da giuramenti sia alla famiglia Canossa sia all’Impero di cui i Canossa erano vassalli.

 

Genealogia canossiana a partire da Adalberto Atto di Canossa a Tedaldo, padre di Bonifacio. È assente nella miniatura di destra la figlia Prangarda che sposò Olderico Manfredi I, da cui discese Adelaide di Susa e da lei Berta di Torino, prima moglie di Enrico IV, Imperatore. Miniature fogli 20v, 21v del Vita Mathildis. Fonte immagini: Wikipedia. [10]

 

Le due miniature ai fogli 28v e 30v del Vita Mathildis rappresentano Bonifacio e Beatrice. Fonte immagini: Wikipedia

 

Sono citate ma non rappresentate le scene di incontro e matrimonio tra Bonifacio e Beatrice di Lorena [11], le scene in cui sono presenti tutti e tre i figli di Bonifacio [12] e l’assassinio del marchese [13]. Non sono rappresentate le seconde nozze di Beatrice con Goffredo il Barbuto, né il di lui figlio Goffredo il Gobbo; queste nozze ebbero serie conseguenze anche per Matilde, perché si ritrovò a sposare un fratellastro che era anche un suo cugino [14] e che fu assassinato a sua volta. La vita matrimoniale di Matilde non fu felice, ma breve e tempestosa e dall’unione col marito nacque una bambina morta poco dopo il parto. Anche se non era necessario calcare la mano sull’aspetto emozionale della vicenda, nulla di quegli anni di vita di Matilde è stato rappresentato, nemmeno se fosse servito a umiliare il Gobbo anche da morto per essere stato un pessimo marito. Così la fuga di Matilde e gli appelli vani del marito che non ottenne niente nemmeno per intercessione papale, non sono rappresentati. A proposito di umiliazioni è raffigurata quella celebre e proverbiale di Canossa: Enrico IV è presente in miniatura (folio 49r) umiliato, ma nelle vesti imperiali quando la tradizione vorrebbe diversamente, ma non v’è alcuna miniatura dove sono rappresentati i suoi figli: Corrado il ribelle e il fratello Enrico V [15], con cui si estinse anche la dinastia imperiale e che reinvestì Matilde dei suoi feudi nel 1111 a Bianello. La miniatura dell’Umiliazione è l’ultima, quasi a voler mettere la parola fine a una serie di ‘ritratti’ di famiglia e di vicende storiche. Assenti miniature che rappresentano Arduino della Palude [16]. che le fu a fianco nelle missioni diplomatiche, citato in un passo che narra gli ultimi anni di vita di Matilde. Del tutto assenti rappresentazioni del secondo matrimonio di Matilde con Guelfo né al figlio adottivo che ne avrebbe dovuto accogliere l’eredità. Infine, non si accenna nel manoscritto alla Prima Crociata sulla quale la posizione di Matilde rimane un po’ un mistero né a Urbano II che ne fu promotore oltre ad essere stato favorevole alle nuove nozze di Matilde. Ultimo, non è rappresentato il nipote di Matilde e primo Re di Gerusalemme per antonomasia, Goffredo di Buglione, nipote acquisito con le nozze col Gobbo, in quanto figlio della di lui sorella e con il quale Matilde entrò in disaccordo per la questione dell’eredità cui lei come vedova aveva diritto.

 

La Comitissa (contessa) Matilde è quasi sempre rappresentata sola o con figure maschili, che non con figure femminili come potevano essere delle ancelle al suo servizio o quelle che nella memoria collettiva sono note come dame di compagnia. Il Vita Mathildis, purtroppo per la faziosità e lacunosità dell’iconografia non sarà la sola fonte ad essere considerata, e come è avvenuto per la riproduzione delle vesti della scena del Perdono o Umiliazione di Canossa saranno considerati anche tutti quei manoscritti miniati tedeschi e latini del XI secolo e di inizi del XII, specialmente quelli commissionati dalla famiglia imperiale e i cui membri sono rappresentati a partire da Ottone I di Sassonia, in modo da fare una ricostruzione il più completa e realistica possibile. È ferma intenzione considerare tutte le fonti iconografiche e non solo i manoscritti, ma anche dove possibile l’arte romanica italiana e germanica, per quanto concerne le decorazioni delle vesti e degli accessori. Non ultime saranno utilizzate anche le fonti archeologiche coeve per gli oggetti e gli accessori, anche se si tratta di fonti non strettamente delle regioni in cui Matilde visse.

Torna all’indice

La Proposta ricostruttiva e la scelta dei materiali

Realizzare costumi è un’impresa non semplice, richiede ore, giorni, settimane se non mesi di duro lavoro al solo di fine di fare una proposta di come poteva essere un certo tipo di abbigliamento in una certa epoca. L’ideale sarebbe mettere in moto tutto quel processo spesso utilizzato solo da musei e per ricostruzioni particolarmente importanti come è stato fatto dalla Morgan Library per alcuni manoscritti miniati nell’esposizione Illuminating Fashion: Dress in the Art of Medieval France and the Netherlands, da cui è stato ricavato anche un dettagliato catalogo [17], e quindi l’ideale sarebbe procedere dalla ricreazione ad hoc di tessuti con metodi e colori dell’epoca in esame, fino alla confezione vera e propria, con rifacimento di ogni dettaglio inclusi bottoni e gioielli. Essendo però la proposta fatta in un contesto ben più generico ed ampio, nel caso del Vita Mathildis e si rivolge fondamentalmente al pubblico in generale e non solo a quello dei rievocatori, si utilizzeranno tessuti storicamente corretti ma già pronti, dopo aver individuato le tinte e i filati per la realizzazione degli ornamenti. Parte ardua sarà la ricostruzione, secondo i modelli in uso all’epoca, di ogni veste e degli ornamenti, la scelta del tipo di cuciture da adottare e dei punti di ricamo. Le figure che si vogliono ricostruire non sono solo quelle rappresentate dal Donizone, ma si cercherà di rappresentare, come detto, anche quelle assenti in modo da colmare per il possibile i vuoti iconografici. La proposta ricostruttiva ovviamente non sarà mai quella perfetta, l’eccellenza del costume perché di fatto nessuno è depositario della verità storica: si possono fare solo idee e proposte, congetture sulla base di fonti storiche di vario genere, ma sempre al fine di far conoscere, accattivare il pubblico e divulgare una storia che non è mai stata un segreto.

 

Scelta dei materiali

La scelta dei materiali è lunga e richiede una certa ricerca, specie per individuare il tipo di fibra giusta, con la minor percentuale possibile di sintetico e non solo il colore giusto che possa rispecchiare i canoni dell’epoca, le fonti archeologiche coeve e quelle iconografiche in generale in base al personaggio da ricostruire. Si sceglieranno materiali di prima qualità, in particolare si è deciso di utilizzare tessuti non eccessivamente pesanti – spesso associati senza ragioni specifiche al Medioevo, insieme al tessile da tappezzeria – considerando anche che il periodo altomedievale fu un periodo dal punto di vista climatico estremamente mite (Optimum climatico medievale) cui seguì successivamente una piccola era glaciale nel Basso Medioevo e non il contrario come erroneamente si tende a credere e vedere nelle rievocazioni storiche. Dunque, il periodo altomedievale non era un periodo di gelo e stenti tanto che fu proprio quell’optimum climatico a favorire la cosiddetta rinascita del Mille mentre la crisi del Trecento, caratterizzata anche dalla pandemia di peste, fu il vero flagello del periodo medievale. Si precisa che la scelta dei tessuti è caduta su lana (tessuto di peso medio o leggero con qualche taglio di lana pesante per rappresentare personaggi ed eventi nei mesi invernali, anche se per i costumi del Perdono di Canossa, la scelta ha riguardato soprattutto la seta benché l’evento si fosse verificato nel mese di gennaio del 1077). La seta è la seconda fibra scelta anche per questo progetto specialmente per rappresentare le figure della più alta nobiltà, il punto più alto dell’ascesa dei Canossa di cui Matilde è simbolo (T. Lazzari; “Miniature e versi: mimesi della regalità in Donizone”). pur avendo incontrato diverse difficoltà nella ricerca di mercato essendo la seta grossa, tipo shantung, difficile da trovare e di non facile manutenzione, al contrario dei misti, da impiegare come nel caso misto lana-seta o seta-lino o addirittura seta-canapa (da non confondere con la juta) in alcune vesti inferiori nobili o superiori, sempre dei personaggi nobiliari.

 

Il lino è l’altro tessuto, più reperibile della seta e di alcuni tipi di lana, che si è scelto di utilizzare soprattutto per le vesti inferiori come le camicie e l’intimo o le tuniche superiori dei personaggi di rango inferiore, militari o cavalieri del seguito di un nobile (folio 19r) o alcune figure ecclesiastiche. Per alcuni accessori come cinture e scarselle la scelta è ricaduta su vera pelle, specie cuoio o strisce avanzate dal taglio in rispetto degli animali, anche se alcune tipologie di pelle pregiata (es, cervo, daino) per le figure nobiliari ha richiesto l’acquisto di intere pezze di cui si utilizzerà tutto onde evitare sprechi. Gli unici elementi parzialmente sintetici sono le pellicce di cui sono bordati o foderati alcuni elementi di vestiario: si è infatti scelto di evitare l’acquisto di pezze vere, non avendo senso per lo scopo del progetto l’acquisto di animali che devono essere allevati e uccisi per lo scopo e non essendo disponibile né il budget né la quantità richiesta per gli elementi in oggetto. Le pellicce individuate per la realizzazione di alcune parti sono state scelte considerando la specie animale originale utilizzata in epoca medievale, basandocisi anche sulle rarissime disponibilità di reperti e puntando ad una composizione il più naturale possibile con alte percentuali di lana o cotone rispetto al poliestere.

Il dettaglio dell’ornamento dei tessuti sarà realizzato con filo da ricamo oro o argento (sintetici, non lurex, ma nemmeno da goldwork) o in seta, essendo anche nelle miniature del codice presenti abiti a tinte unite e non di trama a broccato o damasco o sciamiti con particolari motivi come i tessuti che si trovano anche nelle fiere di settore né saranno importati simili dall’estero, vista anche l’emergenza Covid-19, i costi e i tempi che sarebbero eccessivi senza rispettare la qualità necessaria per questo lavoro.

 

Fibbie, ganci, spille non sono realizzati da copia storica uno ad uno, così come i gioielli, ma si è pensato di orientare la ricerca di mercato su elementi realizzati da artigiani specializzati. Caso particolare è quello delle calzature di cui si è a lungo discusso e ricercato per orientare la scelta ad un acquisto esterno da artigiani del settore o puntare ad un ulteriore acquisto di pelle o tessuti rigidi, sempre storicamente coerenti, per presentare una copia credibile dei modelli in uso all’epoca (confrontando anche le fonti storiche e archeologiche) non utilizzabili però in alcun evento pubblico della rievocazione storica, ma restando “pezzi da esposizione”, mancando la suola impermeabile. Essendo opportuno realizzare la calzatura di ogni personaggio, va considerato che non erano realizzate solo ed esclusivamente in pelle ma anche di tessuto, come dimostrato da molti esemplari ad oggi ben conservati.

 

Personaggi di cui si intendono ricostruire le vesti

Si è impostato il progetto in modo da creare i costumi di ogni personaggio una volta soltanto da non creare nel pubblico confusione. Solo Bonifacio e Matilde sono rappresentati due volte nel manoscritto, probabilmente un intento dell’autore di voler rimarcare la linea di successione da parte dei Canossa (la ascendenza di Beatrice infatti non è contemplata minimamente, pur essendo di rango superiore al marito). Solo Bonifacio, con cui si chiude la discendenza maschile dei Canossa, sarà rappresentato due volte anche nei costumi, poichè nell’intento di rappresentarlo con la consorte, si vogliono proporre costumi nuziali del XI secolo, di cui si sa pochissimo e poiché si è notato che sono l’unica coppia rappresentata separatamente rispetto alle precedenti della genealogia canossiana. Bonifacio è rappresentato una volta con il fratello da giovani e la seconda volta in trono come la consorte, ma con un aspetto decisamente più maturo, questo perchè convolò a nozze per la seconda volta che era vecchio per la sua epoca (52 anni) con una ventenne Beatrice. Questo matrimonio ebbe tanti effetti politici soprattutto dopo la morte di Bonifacio, essendo l’eredità che lasciava, specie alla vedova, un boccone per tutti i partiti in causa all’epoca, specie Impero e Papato. Rappresentare due vesti nuziali interpretando le fonti a disposizione è anche un tentativo di gettare luce su un aspetto della vita delle persone – nobili soprattutto – che corrispondeva nel matrimonio, non tanto ad una scelta personale, ma ad un sacrificio politico e di onore. Matilde viene invece rappresentata una volta sola, nel Perdono, essendo che in quella scena si concentra tutto il significato del suo ruolo, specie di mediatrice, tra l’Impero e il Papato. 

Rispetto alle miniature del Vita Mathildis si ricostruiranno le seguenti figure, a partire dalla prima miniatura

 

1. Soldato a sinistra di Matilde in trono (f. 7v). forse Arduino della Palude. Nel manoscritto si tratta di una figura non chiaramente identificata con un personaggio storico preciso (Arduino della Palude?). Sarebbe interessante approfondire questo aspetto perché getterebbe maggior luce e darebbe maggior fisicità al personaggio storico di cui non abbiamo ritratti.

2. Donizone di Canossa, al fine di riscoprire la veste benedettina in uso in Italia nel XI secolo, diversa da altre vesti religiose di altri rami del medesimo Ordine Benedettino, benchè nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono, ne sia già stato realizzato uno per Ugo di Cluny

3. Il Re (o Imperatore) nell’atto di consegnare le reliquie dei Santi Vittore e Corona ad Alberto Atto [18], folio 19r. In realtà questa figura non è di facile identificazione rispetto ai monarchi coevi di Adalberto con cui lui venne in contatto, imperatori inclusi, senza contare che a dispetto della celebrazione fatta per mezzo del suo testo, Donizone tende a mentire persino su alcuni fatti storici: le reliquie dei Santi Vittore e Corona della miniatura al folio 19r fanno pensare ad una donazione da parte di un Re ai Canossa, in realtà stando ad alcune fonti bresciane del XI secolo pare che non fu affatto un dono, ma un furto autorizzato dallo stesso figlio del capostipite perché nessun sovrano compare nella donazione delle reliquie a Canossa.

4. Soldati o funzionari (2) imperiali a sinistra e soldati e funzionari o figli di Adalberto Atto (2) a destra del folio 19r. Si può ipotizzare che gli uomini al fianco di ognuno dei due protagonisti della scena, altro non siano che i figli rispettivamente il futuro Enrico III e uno dei suo fratellastri, figlio di Gisella di Svevia dal precedente matrimonio con Ernesto I di Svevia da cui ebbe Ermanno IV di Svevia, poi coniugato ad Adelaide di Susa, la futura suocera di Enrico IV. Ad accompagnare invece Adalberto Atto potrebbero essere proprio i due figli, Tedaldo e Rodolfo ma non si capisce come mai non venga mostrato l’altro figlio maschio, divenuto Vescovo di Brescia: Goffredo così come nella miniatura successiva, nella genealogia attoniana non è mostrata la figlia femmina della coppia.

5. Il vescovo di Brescia Goffredo o Gotefredo insieme ad alcuni confratelli (2) nella scena in cui taglia un braccio di S. Apollonio per donarlo al padre (3 costumi ecclesiastici) (f. 19r)

6. Adalberto Atto in trono, nell’albero genealogico del folio 20v insieme alla consorte Ildegarda da cui discesero il vescovo di Brescia Goffredo, ma anche Tedaldo, conte di Brescia (1001); Rodolfo, premorto al padre

7. Prangarda, moglie di Olderico Manfredi I, figlia di Aldaberto e Ildegarda, non è rappresentata ma dalle sue nozze con Olderico Manfredi II derivano molti legami tra la famiglia Canossa e i del Vasto, Este, Monferrato e i Savoia e sulla quale purtroppo non si sa quasi nulla. La sua discendenza si intreccia poco successivamente con gli Svevi di cui fa parte Gisella, futura Imperatrice e madre di Enrico III il Nero.

8. Tedaldo di Canossa con la consorte Willa o Giulia figlia del conte Adimaro, figlio a sua volta di Bonifacio II, duca di Spoleto e marchese di Camerino (f. 21v), imparentato grazie alla moglie coi rami di Borgogna, Provenza e di Arles e dunque coi Re d’Italia.

9. I figli di Tedaldo e Giulia: Tedaldo vescovo di Arezzo; Bonifacio e Corrado [19] [20] (f. 21v)

10. Bonifacio di Canossa (f. 28v) in vesti nuziali

11. Beatrice di Lorena (f. 30v) in vesti nuziali

La scelta di produrre vesti nuziali sta nel voler ricostruire una fase, un momento della vita delle persone, nobili soprattutto essendo quelle di cui la storia ha maggior memoria, iconografica e scritta, come il matrimonio mai o quasi mai rappresentato e del quale non si conoscono tradizioni locali di alcun genere. La scena di matrimonio che meglio si conosce dell’Alto Medioevo è quella in cui si rappresentano le Nozze di Cana nei Vangeli miniati carolingi o tardo romani, e il matrimonio che si richiama in questo progetto è invece un matrimonio principesco, dove verosimilmente Donizone celebra un lusso e uno sfarzo che a quell’epoca per i personaggi particolarmente importanti era quasi d’obbligo. Delle nozze di Bonifacio e Beatrice nulla si sa, così se fu celebrato in chiesa o fu anche un vero e proprio contratto, un patto di vassallaggio tra Corrado II e Bonifacio.

      11a. I figli di Bonifacio e Beatrice prima della morte del marchese, mai rappresentati in alcun modo e la realizzazione di vesti infantili getterebbe anche maggior luce su quello che era proprio l’abbigliamento infantile, sebbene sia da sottolineare sin da ora che nelle rare rappresentazioni medievali in miniatura e più in generale nell’arte medievale, il bambino è rappresentato come un adulto in miniatura non essendo il valore dell’infanzia quello che viene attribuito oggi all’età dai zero ai dieci anni. Allo stesso modo anche l’adolescenza, tanto critica, non era valorizzata o considerata come oggi, piuttosto una tappa evolutiva dell’essere umano saltata e parificata all’ingresso nella maggiore età, quindi il mondo degli adulti, fatto di mercati e compromessi che non tenevano conto di alcun sentimento.

12. Corrado il Salico e Gisella di Svevia, non rappresentati, in realtà questi due personaggi vengono citati e sono un perno nella storia canossiana e non solo imperiale. Per la ricostruzione di questi costumi saranno un prezioso riferimento manoscritti ed iconografie tedeschi

13. Matilde di Svevia, non rappresentata fu madre di Beatrice e sorella di Gisella; fu un personaggio la cui ricca storia merita di essere approfondita anche attraverso i costumi, da ricostruire attraverso l’iconografia tedesca

14. Enrico III il Nero ed Agnese di Poitou, non rappresentati ma personalità importantissime nella storia di Matile e Beatrice sua madre. Rappresentati come il figlio Enrico IV nell’iconografia tedesca.

15. Enrico IV, già rappresentato nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono, è rappresentato anche nell’iconografia tedesca

16. Ugo di Cluny e Matilde di Canossa (f. 49r) già rappresentati nel progetto Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono

17. Berta di Savoia e Adelaide di Savoia, non rappresentate sono rispettivamente moglie e suocera di Enrico IV, imparentate con la famiglia imperiale e Canossa da quella figlia Prangarda, avuta da Adalberto Atto. Protagoniste di alto profilo delle vicende legate al Perdono

18. Gregorio VII, il papa della Lotta alle Investiture e della Riforma Gregoriana, nonché nemico numero uno di Enrico IV, non è rappresentato ma la sua vita e il suo ruolo furono fondamentali durante la vita di Matilde e sulla stessa contessa

19. Enrico V e Corrado. Figli di Enrico IV di primo letto, ebbero un ruolo chiave nella caduta del padre dal trono imperiale e dal potere, specie il primo che ne raccolse l’eredità e con lui finì la famiglia imperiale. Non sono rappresentati, ma il primo è colui che restituì a Matilde i suoi feudi nel 1111

20. Goffredo il Gobbo, marito e cugino, fratellastro di Marilde di Canossa. La sua figura è stata denigrata molto dal Donizone e dalle fonti di parte matildica o comunque contrarie all’Impero, essendone un sostenitore. In realtà la figura di quest’uomo, deforme dalla nascita, a giudizio di alcuni storici come Aubè sarebbe da rivalutare in parte. Anche di Goffredo non resta alcuna testimonianza iconografica se non qualche disegno successivo al Rinascimento. La figura di Goffredo offre anche uno spunto per scoprire come vivessero nel Medioevo le persone che pur essendo nate in famiglie agiate e nobili, fossero affette da deformità fisiche come la gobba o il labbro leporino, considerando l’epoca ricca di superstizioni in cui vivevano e che le costringeva ad essere emarginate.

21. Goffredo il Barbuto. Non rappresentato, è un’altra delle figure su cui cala l’oblio e di cui poco si discute nel contesto della storia matildica perché fu il secondo marito di Beatrice di Lorena e patrigno di Matilde e fu lui a voler che il figlio e la figliastra si unissero in matrimonio per suggellare maggiormente l’alleanza dell’asse anti-imperiale. Goffredo era inoltre parente di Beatrice ed ebbe un ruolo chiave nella seconda parte della lotta alle Investiture. I suoi figli furono molto legati alla casa dei Boulogne e alle vicende della Prima Crociata

22. Goffredo di Buglione. Non rappresentato. Fu un personaggio secondario o persino di terz’ordine nella vita di Matilde, entrando in conflitto con lei sulla questione dell’eredità di suo zio il Gobbo, fratello di sua madre per i possedimenti transalpini. Goffredo è celebrato da ogni fonte perché è considerato per antonomasia un eroe crociato, primo Re di Gerusalemme anche se fu il di lui fratello Baldovino a prendere la corona gerosolimitana alla rinuncia di Goffredo.

Torna all’indice

Struttura del progetto sul sito

Il progetto sarà strutturato in modo da seguire il filo cronologico di Donizone, raccontando cioè la storia dall’inizio e ricostruendo per il possibile tutti i principali personaggi che ne furono protagonisti, in modo da permettere al lettore e ai visitatori di conoscere le vicende in ordine, seppure è difficile seguire sempre un filo dritto senza tornare indietro. Ogni costume sarà presentato non solo parlando delle vesti e di come sono fatte (taglio, colore, ornamenti e simboli), ma anche del personaggio che lo indossa in modo da inserire le singole biografie in un progetto parallelo sul portale “Personaggi ed opere del Medioevo”. In questo modo si segue anche in discesa l’albero genealogico della famiglia di Matilde, spostandocisi di tanto in tanto ai rami più esterni.

Torna all’indice

Tempi del progetto

Mentre il progetto dedicato alle Vesti del Perdono aveva una data di scadenza, soprattutto per rispettare la ricorrenza del 28 gennaio 1077 – 28 gennaio 2017 [21] per i 940 anni dall’evento storico, questo progetto non si fisserà date. Si stima in modo approssimativo una conclusione dei lavori entro tre o quattro anni, viste le risorse e i tempi necessari, considerando che si tratta di un lavoro amatoriale e propositivo e non essendo una competizione né contro il tempo né contro altri che volessero cimentarsi in una simile impresa. Si spera di pubblicare di volta in volta i costumi in modo da far conoscere in modo graduale e continuo il proseguimento dei lavori. Si consideri inoltre che Vivere il Medioevo ha comunque in cantiere altri progetti riguardanti il costume storico, la sua ricostruzione; alcuni purtroppo destinati a rimanere solo in forma documentativa e riguardanti altri cicli e gruppi di iconografie medievali monotematiche.

 

Bibliografia

  • Donizone. (2008). Vita di Matilde di Canossa. (P. Golinelli, A cura di, & P. Golinelli, Trad.) Milano: Jaca Book.
  • Ferri, E. (2002). La Grancontessa. Vita, avventure e misteri di Matilde di Canossa. Mondadori.
  • Golinelli, P. (1991). Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo. Milano: Camunia.
  • Harald, Z. (2007). Canossa 1077. Storia e attualità (2a edizione ed.). Reggio Emilia: E.T.E.
  • Montanari, M. (1979). L'alimentazione contadina nell'Alto Medioevo. Liguori (collana Nuovo Medioevo).
  • Treccani, E. (1929). Arduinici (Enciclopedia-Italiana). (i. Pivano, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/arduinici_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1930). Bonifacio, duca e marchese di Toscana. (A. Falce, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/duca-e-marchese-di-toscana-bonifacio_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1931). Corrado II imperatore, detto il Salico. (V. A. Vitale, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-imperatore-detto-il-salico_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1931). Enrico IV Imperatore (Enciclopedia-Italiana). (G. Soranzo, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iv-imperatore_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1932). Donizone di Canossa. (G. Rotondi, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/donizone-di-canossa_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1932). Enrico III imperatore, detto il Nero (Enciclopedia Italiana). (G. Soranzo, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iii-imperatore-detto-il-nero_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1932). Enrico V (Enciclopedia Italiana). (G. Soranzo, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-v-imperatore_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1938). Adelaide di Savoia, Adelaide di Susa, Adelaide di Torino (Enciclopedia Italiana). (A. Tallone, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/contessa-adelaide_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • Treccani, E. (1960). Adelàide contessa di Savoia - Dizionario Biografico degli Italiani (Vol. I). (A. M. Patrone, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/adelaide-contessa-di-savoia/
  • Treccani, E. (1970). Beatrice di Lorena, marchesa e duchessa di Toscana (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7). (M. G. Bertolini, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/beatrice-di-lorena-marchesa-e-duchessa-di-toscana_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (1970). Corrado II (Enciclopedia-Dantesca). Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
  • Treccani, E. (1970). Matilde di Canossa (Enciclopedia-Dantesca). (S. S. Bernardi, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
  • Treccani, E. (1971). Bonifacio, marchese e duca di Toscana. (M. G. Bertolini, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/marchese-e-duca-di-toscana-bonifacio_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (1975). Bonifacio da Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 18 ). (G. Ortalli, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-da-canossa_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (1992). Donizone di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani). (P. Golinelli., A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/donizone_(Dizionario-Biografico)
  • Treccani, E. (2008). Matilde di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 72. (P. Golinelli, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (2010). Corrado II detto il Salico (Dizionario-di-Storia). Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-detto-il-salico_%28Dizionario-di-Storia%29/
  • Treccani, E. (s.d.). Adelaide di Savoia. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/adelaide-di-savoia_%28Dizionario-Biografico%29/
  • Treccani, E. (s.d.). Attoni di Canossa. Tratto da Attóni di Canossa
  • Treccani, E. (s.d.). Azzo Adalbèrto marchese di Canossa. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/azzo-adalberto-marchese-di-canossa/
  • Treccani, E. (s.d.). Beatrice di Lorena marchesa di Toscana. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/beatrice-di-lorena-marchesa-di-toscana/
  • Treccani, E. (s.d.). Bonifacio VIII - Enciclopedia dei Papi (2000). (E. D. Theseider, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-viii_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/
  • Treccani, E. (s.d.). Bonifacio VIII - Enciclopedia dell' Arte Medievale (1992). (S. Maddalo, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-viii_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/
  • Treccani, E. (s.d.). Corrado II imperatore, detto il Salico. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-imperatore-detto-il-salico/
  • Treccani, E. (s.d.). Duchi di Lorena. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/duchi-di-lorena/
  • Treccani, E. (s.d.). Enrico II il Santo. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-ii-imperatore-detto-il-santo/
  • Treccani, E. (s.d.). Enrico III (deto il Nero). Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iii-imperatore-detto-il-nero/
  • Treccani, E. (s.d.). Enrico IV imperatore. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iv-imperatore/
  • Treccani, E. (s.d.). Enrico V. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-v-imperatore/
  • Treccani, E. (s.d.). Goffredo conte di Buglione - Enciclopedia Dantesca (1970). (F. Frascarelli, A cura di) Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/goffredo-conte-di-buglione_%28Enciclopedia-Dantesca%29/
  • Treccani, E. (s.d.). Matilde di Canossa. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa/
  • Treccani, E. (s.d.). Tedaldo marchese di Canossa. Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/tedaldo-marchese-di-canossa/

 

Note

[1] Progetto di Vivere il Medioevo: https://armadiodelmedievalista.blogspot.it/p/matilde-e-limpero-le-vesti-del-perdono.html

[2] Il manoscritto conta meno di una decina di miniature dove sono raffigurati i protagonisti principali delle vicende di Matilde di Canossa e dei suoi avi, più qualche capolettera istoriato e raffigurato con oro.

[3] Donizone fu il primo a creare questa biografia celebrativa, non fanno testo in questo specifico caso, le copie e trascrizioni successive.

[4] Bisogna affidarsi a fonti di ogni genere, per quanto riguarda le fonti scritte, da quelle ecclesiastiche a quelle civili. Gli atti in cui i personaggi citati dal Donizone compaiono, consentono di fare luce su eventi e altri personaggi presenti ma non citati dal monaco, che invece furono importanti.

[5] (Treccani, Donizone di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani), 1992)

[6] Anche se Donizone tace su fatti privati e sui legami che c’erano tra i membri della famiglia dei Canossa, i rapporti anche personali con i membri della famiglia imperiale; altre fonti, più o meno di parte, parlano facendo emergere quadri più chiari e talvolta anche dettagli imbarazzanti.

[7] Assenti reperti archeologici di quell’epoca appartenuti direttamente alla famiglia dei Canossa, spesso emergono frammenti di terracotta di epoche precedenti o successive. Assenti pure reperti tessili o frammenti di tessuti, se mai ne trovarono in buono stato alla riapertura del sarcofago di Beatrice a Pisa nel Seicento, da poter dare una testimonianza più tangibile delle vesti dell’epoca.

[8] A tal proposito si è spesso favoleggiato che Matilde combattesse personalmente come un uomo, come una sorta di leggendaria amazzone, ma in realtà, ammesso che abbia mai partecipato in prima persona a una battaglia campale, è da escludere che abbia impugnato armi e sia scesa nella mischia; piuttosto ha approvato o negato le azioni militari come un supervisore appoggiato da comandanti in carica che il campo di guerra lo conoscevano bene. Inoltre dell’epoca di Matilde non si hanno trattati schermistici, e così pure non ci sono testimonianze riguardo i combattimenti con le spade fino a Fiore dei Liberi, nel XV secolo. Piuttosto le fonti riguardanti le guerre sono decisamente diverse, si parla di vincitori e di morti, di accordi di pace, ma non di donne in testa all’esercito. Le iconografie di guerra e battaglie o combattimenti sono riportate sulle scene bibliche di bassorilievi tardo romanici o qualche manoscritto miniato non italiano.

[9] Si limita infatti a descrivere i matrimoni più importanti degli ascendenti per spiegare chi era Bonifacio, di chi era figlio e di chi era nipote, rappresentando tre generazioni a partire dal fondatore fino ai genitori di Matilde. In realtà, a partire dai figli del fondatore Adalberto Atto, grazie probabilmente alle conoscenze nella famiglia imperiale e ai legami politici dell’epoca, la rete delle alleanze stipulate con l’uso della politica matrimoniale imparentarono i Canossa con gli imperatori tedeschi, con la casa d’Este e con i Del Vasto piemontesi e i Monferrato, i Savoia. I nomi sfumano nel tempo, ma riappaiono nitidi quando si arriva alle vicende dell’Umiliazione che coinvolsero quei parenti che Donizone tace, ma che altre fonti ricordano.

[10] Non è possibile riprodurre liberamente le immagini originali del codice digitalizzato della BaV.

[11] Favoleggiate già all’epoca, l’iconografia purtroppo assente avrebbe permesso di gettare luce su come avveniva un matrimonio di quel livello nell’Alto Medioevo. Se anche le miniature fossero state rozze, avrebbero comunque gettato luce su vesti e cerimonie nuziali del XI e XII secolo che Donizone sicuramente conosceva.

[12] In questo modo, se non è il lettore a cercare l’informazione, passa al pubblico che la sola figlia nata dalle nozze fu Matilde, mentre invece furono ben tre i figli, tra cui un maschio, senza contare eventuali e non documentati aborti di Beatrice. La sposa aveva almeno trent’anni in meno del marito che era alle sue seconde nozze, mentre le prime erano state sterili e lui giungeva vedovo alle seconde.

[13] Anche su questo evento le fonti e gli storici non sono sempre concordi, ma certamente chi voleva Bonifacio morto era qualcuno che ne temeva il crescente potere e dunque la possibilità che si potesse ribellare. In tal caso l’iconografia avrebbe avuto un ruolo importante e invece è assente; pur non facendo nomi perché le identità del mandante e dell’assassino non sono mai state sicure, si poteva certamente rappresentare la cerimonia funebre, ma sarebbero state messe in pubblico situazioni ed emozioni private, del tutto inappropriate, per la circostanza.

[14] Probabilmente la situazione era scandalosa già all’epoca perché in un certo senso rasentava un grave incesto da cui nulla derivò di buono e anzi, peggiorò di molto la situazione perché Matilde fuggì.

[15] Enrico IV è rappresentato con Enrico V in un manoscritto miniato tedesco (Cronica di Ekkehard von Aura), mentre il padre, Enrico III il Nero è rappresentato con la moglie nell’Evangeliario di Speyer e su internet si trovano miniature difficili da associare a manoscritti precisi e così è difficile identificare i personaggi.

[16] Fu uno dei più importanti vassalli e collaboratori di Matilde di Canossa e il Dizionario Biografico degli Italiani nella voce curata da Gloria Casagrande in Treccani, grazie a numerosissime fonti modenesi e reggiane, documenta la vita di questo personaggio politico soprattutto nel periodo finale del governo di Matilde, quando probabilmente aumentò la sua importanza e il casato acquistò il suo pregio. Donizone lo cita ma non lo rappresenta mai.

[17] http://www.themorgan.org/collection/Illuminating-Fashion/replicas

[18] Non è specificato chi sia il re citato da Donizone, ma molto probabilmente si tratta di un imperatore (Ottone o un suo diretto successore, mentre Adalberto era ancora in vita). Questa figura ovviamente verrebbe ricostruita anche utilizzando l’iconografia dei manoscritti germanici, al fine di ricostruire una veste storicamente aderente

[19] Non si ha alcuna notizia su altra figlia della coppia: Maria, moglie di Ugone d'Este. Non si conosce l’esatta identità dei consorti, da non confondere con le famiglie toscane coeve che hanno altra parentela.

[20] Anche di Corrado si hanno poche notizie

[21] Per cause di forza maggiore, il progetto fu ultimato e pubblicato solo ad aprile 2017

0 commentarium:

Posta un commento

Gentile Viandante, il tuo commento sarà pubblicato non appena approvato dall'Amministratore entro 24h. Si raccomanda di non usare questo spazio per fare commenti o domande su argomenti che non centrano con quanto scritto nel post che ti accingi a commentare. Se hai delle richieste specifiche clicca qui: Scrivici. Non si risponde tramite questo servizio poiché non sempre vi è la certezza che l'utente riceva o legga la risposta. Puoi usare questo spazio anche per esprimere apprezzamenti, nel rispetto delle norme della buona educazione e del regolamento del sito.

Gli utenti che utilizzeranno questo spazio per scrivere insulti a noi o altri utenti del blog, bestemmie o inviare link con virus o materiale illegale, saranno segnalati alla Polizia Postale.