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Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume storico

Questionario

Questionario
Questionario sulla rievocazione storica ed il costume.
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Gli ostacoli che si incontrano nella riproduzione di costumi storici medievali

Indice

Gli ostacoli

      Gli ostacoli personali e psicologici

      Gli ostacoli economici

 

Gli ostacoli

Gli ostacoli che si incontrano nella realizzazione di un costume storico sono diversi, ma i principali sono di natura psicologica ed economica e sono i primi a favorire o compromettere il risultato finale durante le fasi di lavorazione. Gli ostacoli natura psicologica sono sia individuali sia di gruppo perché di frequente la realizzazione di costumi medievali all’interno dei gruppi storici o comitati di rievocazione richiede un lavoro di gruppo, visti i tempi richiesti dalle diverse fasi ed essendo spesso numerosi i costumi che si devono produrre.

 

 

Figura 1 – I principali ostacoli che si incontrano nella ricostruzione storica di un evento e in particolar modo nella realizzazione di costumi medievali.

 

Gli ostacoli personali e psicologici

L’ostacolo principale, sul piano psicologico, che si incontra nella ricostruzione di un evento e nella realizzazione di costumi storici è la mancanza di fiducia. Essa si presenta sotto vari aspetti sia nel lavoro individuale sia nel lavoro di gruppo. Nel lavoro individuale la persona è da sola e deve gestire ogni fase del lavoro assumendosi la responsabilità di ogni cosa, dalla scelta delle fonti a quella dei materiali, dalla scelta del modello a quella delle decorazioni o degli ornamenti, oltre a farsi carico di tutte le eventuali spese necessarie per fare un buon lavoro. Nel lavoro di gruppo, invece, i membri si suddividono i compiti e le spese, e inoltre ognuno ha diverse responsabilità. Il fattore di rischio è diverso nei due contesti e diventa maggiore quando si è da soli alle prime esperienze, perché è più facile sbagliare e questo scoraggia. Nel lavoro di gruppo la mancanza di fiducia degli individui si manifesta in due modi diversi e per cause diverse: quando ad esempio non tutti hanno le stesse capacità e ognuno lavora con una qualità diversa per cui il risultato finale non sarà il risultato di una mano sola, ma di un lavoro a più mani e a più riprese. Le capacità diverse sono anche frutto di esperienze diverse per cui in un gruppo ci sarà la persona specializzata nel taglio, quella specializzata nella cucitura a mano e quella specializzata nel realizzare i ricami, ecc. Anziché essere motivo di unione, le diverse capacità delle persone di un gruppo diventano nella maggior parte dei casi motivo di attriti e rivalità e di discriminazione, mentre dovrebbero servire a costruire un processo produttivo dove gli individui stessi maturano la loro esperienza e si specializzano in più cose e non una semplice catena di montaggio. In questo modo chi in un gruppo ha meno esperienza perde la fiducia nelle proprie capacità e quello che sarebbe un buon risultato finale, anche se a più mani, rischia di essere compromesso. Nel lavoro individuale la fiducia viene a mancare quando si crede di aver meno possibilità di riuscita rispetto ad un professionista del settore o ad un gruppo, si pensa erroneamente che da soli non si hanno le stesse possibilità di riuscita. Il risultato finale di un lavoro di gruppo è sì il risultato di un lavoro a più mani ma nel complesso deve essere omogeneo, mentre nel lavoro singolo è una sola la mano che esegue il lavoro. Un costume ben fatto non è diverso se a realizzarlo è uno solo o più individui e gli strumenti a disposizione sono praticamente gli stessi. Un altro falso mito abbastanza diffuso che scoraggia chi vorrebbe cimentarsi nella realizzazione di un costume storico individualmente, è la convinzione che nei gruppi di lavoro ci siano degli esperti, ma in realtà non è vero. Nella maggior parte dei casi questi gruppi sono formati da persone, in genere donne della generazione dei nostri genitori o anche dei nostri nonni, che hanno acquisito conoscenze manuali nel corso di brevi apprendistato presso sartorie o simili e non è detto che abbiano poi esercitato quel mestiere nella vita; si tratta di gruppi formati per la necessità di mettere insieme capacità ed esperienze diverse al fine di fare un lavoro entro tempi tutt’altro che lunghi. Sono pochissimi i gruppi formati da esperti, al massimo ce ne sarà uno che dà le dritte, insegna e corregge, controlla un po’ lo svolgimento del lavoro al fine di garantire una certa qualità. Mediamente un costume solo, con complementi d’abbigliamento e accessori richiede tra i sei ed i dodici mesi di lavoro, quando opera soprattutto una persona sola e anche il lavoro di gruppo non richiede meno tempo come erroneamente si crede. Un costume ben fatto richiede tempi lunghi e quello che compromette il risultato non è il numero di persone che vi lavorano me bensì la diffusa cattiva tendenza a cominciare all’ultimo secondo, quando teoricamente i costumi dovrebbero essere tutti pronti per la rievocazione. Possiamo dunque dire che fino a qui un privato non ha meno possibilità di un concorrente specializzato né di un gruppo: ha gli stessi strumenti e le stesse eventuali spese economiche, gli stessi tempi e gli stessi parametri da rispettare. In realtà quello che molti non sanno, e per questo si scoraggiano davanti alla mole di lavoro, è che si hanno tantissimi strumenti a disposizione per fare un costume bello e soprattutto coerente con il periodo che si scegliesse di rappresentare. Certamente in una bottega specializzata che fa di tutto dall’abito al borsello, e oggi sono pochissime, si hanno macchinari e strumenti industriali che difficilmente un privato può permettersi (per esempio macchinari per lavorare le pelli per fare calzature storiche o cinture [1]), ma questo non vuol dire che un privato sia per questo privo di risorse ed escluso a prescindere dalla competizione. Un privato può servirsi delle stesse medesime risorse di cui si servono le botteghe specializzate per quanto riguarda soprattutto le fonti storiche, ma anche per quanto riguarda gli strumenti per lavorare i tessuti: oggi infatti le principali aziende di macchine da cucire mettono a disposizione anche dei privati varie tipologie di macchine che non sono difficili da usare e hanno varie fasce di prezzo, ma questi aspetti li tratteremo nella parte dedicata agli ostacoli economici. Non solo: i privati, alla stessa maniera delle botteghe specializzate, possono accedere a quella vastissima gamma di strumenti specifici come aghi, righelli, uncini e filati prodotti e offerti dalle aziende del settore e questo perché le medesime aziende che prima trattavano quasi esclusivamente con altre aziende o comunque con clienti provvisti di partita IVA oggi trattano anche con i clienti che ne sono privi. La rete commerciale che offre strumenti specifici, anche professionali (non industriali), è estesa oggi anche nel web per cui si può comprare direttamente da casa grazie ai negozi online. Questi strumenti messi oggi a disposizione dei privati, non sono difficili da usare e questa è un’altra delle componenti che demoralizza le persone che vorrebbero cimentarsi nella ricostruzione di un costume, per non parlare della comune ed erronea convinzione che da privati e soprattutto senza particolari titoli di studio non si possa accedere alla vastissima gamma di fonti e risorse che fornirebbero, una volta studiate, tutte le informazioni necessarie per non sbagliare tessuti, colori e taglio. Certo è che senza una solida base di nozioni di taglio, cucito e ricamo le difficoltà per un privato sarebbero anche maggiori, ma si tratta di un ostacolo superabile grazie alla manualistica esemplificata ed illustrata di taglio e cucito disponibile sul mercato, anche online. Le conoscenze informatiche e linguistiche minime sono a loro volta necessarie, soprattutto per accedere alle informazioni ed alle fonti del web e in letteratura, e oggi è difficile trovare qualcuno che manchi di queste conoscenze basilari. Forza di volontà e spirito di iniziativa sono fondamentali in un singolo individuo, specie alle prime armi, perché se mancano questi due fattori è meglio lasciar perdere, si rischierebbe di spendere tempo e denaro per nulla. Anche lo spirito di competizione per un privato è fondamentale perché agisce da propulsore, ma esso deve essere moderato e non rasentare l’esaltazione, fenomeno meno raro di quanto si pensi. Lo spirito di competizione non deve essere negativo, ossia non si deve partire col presupposto di voler fare il meglio in assoluto, scavalcare gli altri, nel gergo comune ‘fare i fenomeni’ perché in questo modo si rischia di spendere un’enormità quando e di sbagliare tutto, senza contare il fattore tempo. Non stiamo andando ad una gara di chi fa il meglio in assoluto nel minor tempo possibile perché la gara è la morte dello spirito rievocativo. Non bisogna strafare né infervorarsi al punto da rasentare la presunzione perché il passo verso l’arroganza è breve ed è quello che fa inevitabilmente sbagliare, senza possibilità di rimedio. Questo è validissimo per i singoli privati, quanto per i gruppi. Molto spesso all’interno dei gruppi di rievocazione esiste uno spirito di competizione che non è quello sano legato alla storia della propria contrada o rione, e perché no alla disputa di un premio che è conteso anche da altre contrade; molto spesso si vede infatti un’insana rivalità proprio per quanto riguarda i costumi, la quale spinge all’interno degli stessi gruppi a far si che chi può permettersi la stoffa più costosa, la sarta o ha le migliori capacità possa lavorare a nuovi costumi mentre chi ha meno possibilità viene escluso, col risultato che il rione diventa una nicchia elitaria e i costumi potrebbero essere completamente sbagliati, fino al paradosso nel contesto della sfilata storica.

 

Se in un gruppo le persone cominciano ad insultarsi a vicenda perché c’è il fenomeno di turno che fa tutto lui e sa tutto lui, il risultato può sembrare in un primo momento positivo ma in realtà nel lungo periodo diventa uno stillicidio psicologico inutile per cui partecipano alla rievocazione solo gli ‘eletti’ e non la comunità che rappresenta quel gruppo con la sua tradizione storica ed i suoi costumi. Questo è validissimo anche per un privato nei confronti di altri privati o di gruppi, anche se ad oggi i privati che partecipano con costumi propri realizzati da loro, all’interno di sfilate storiche sono pochissimi e sono persone comprese nella fascia dai 40 ai 60 anni di età, non giovani. All’interno delle rievocazioni storiche e dei gruppi che vi lavorano si è registrata negli ultimi anni una drammatica diminuzione dei giovani partecipanti, e questo è un dato negativo perché significa che questi non hanno altro interesse che accorrere per accaparrarsi il costume da nobile più bello, e se non lo trovano se ne vanno. E sono invece proprio loro, i giovani, la più preziosa e importante risorsa che permette di mantenere viva la tradizione storica di un luogo. Non a caso i gruppi che lavorano ai costumi storici sono composti da persone di mezza età e non da giovani, come si diceva all’inizio. Si pensa sempre che i giovani siano ignoranti e non sappiano fare niente, figurarsi saper cucire e ricamare, ma questo è anche dovuto al fatto che nessuno ha fiducia nelle loro capacità e non si da loro nessun tipo di compito e nessuna responsabilità, nessuno vuole assumersi l’onere di insegnare a questi fanciulli qualcosa che sia diverso dal cliccare su internet. Il risultato è che i giovani non si interessano né si interesseranno mai a imparare a fare qualcosa di diverso e soprattutto non si interesseranno mai alla storia di una rievocazione e di una tradizione che vedranno sempre più con disprezzo come ad un carnevale alternativo; la stessa cosa succede a quelli che si interessano e vorrebbero provare ma si sentono dire di no e per loro il rifiuto è un’umiliazione, perché si sentono etichettati come incapaci. Fare entrare i giovani in questi gruppi, insegnare e mostrare loro il lavoro immane che può star dietro ad un costume storico, può servire a far capire loro che fare rievocazione non è giocare a fare le figurine nobili e quindi le principesse, la rievocazione non è raduno di un gioco di ruolo né un carnevale. Se poi uno non fosse tagliato per i lavori manuali, può fare ricerca per trovare le fonti, perfezionare le conoscenze del gruppo e siccome queste fonti sono anche nel web anziché giocare su internet o chattare con gli amici si fa ricerca unendo l’utile al dilettevole. Essendo infine che i giovani sono per di più quelli freschi di scolarizzazione e adesso nelle scuole l’inglese è d’obbligo, essi possono diventare i ‘ricercatori’ all’interno delle rievocazioni, specialmente perché la maggior parte delle fonti che trattano di costumi e realizzazione dei costumi sono in lingua inglese. Se non diamo ai giovani nessuna possibilità per tirare fuori il meglio e loro capacità, questi saranno sempre dei bambini e non sapranno mai quante cose buone possono fare. Non si passerà certo alla storia per aver fatto un costume preciso, per aver contribuito alla rievocazione della propria città, e la collaborazione in questi gruppi non deve essere incoraggiata dalla ricerca di gloria e fama, ma sarà certamente fondamentale l’apporto dato per il mantenimento di una tradizione. Un luogo senza storia e senza tradizioni è come il deserto dove batte il sole e non cresce l’erba e lo stesso vale per quei luoghi dove la storia e le tradizioni non sono mantenute in vita. Se una persona nel suo piccolo sa di poter fare qualcosa per rendere il mondo migliore, lo faccia, anche in cambio di niente, chissà che un domani quando nessuno se lo aspetta, qualcuno si ricordi che noi abbiamo fatto la nostra parte per salvare la nostra identità storica e culturale.

 

Gli ostacoli economici

L’ostacolo economico non è facile da superare e ha una sua componente psicologica; molti lo vivono infatti in modo drammatico pensando di dover spendere un’esagerazione, questo anche perché spesso si ragiona in termini di competizione spietata e si vuole il costume più bello al minor prezzo, ma non è così che funziona. Abbiamo fatto un’indagine dei prezzi sia della commissione a sartorie specializzate sia dei costi di noleggio di costumi per vedere quali fossero le fasce di prezzo. I costumi storici realizzati dalle sartorie specializzate hanno un costo enorme che oscilla dalla media di 200 € per una camicia ai 1800 € per l’abito completo mentre per il noleggio i prezzi si aggirano tra i 300 ed i 500 € mediamente per la durata massima di tre giorni.

 

Grafico 1 – Schema delle fasce di prezzo medie di mercato per i costumi storici o parti di essi.

 

Ora, certamente non si può pagare un simile prezzo tutte le volte che s’intende partecipare ad una rievocazione, o meglio: non tutti se lo possono permettere e comunque la realizzazione di un costume richiede un certo tempo anche per gli esperti, dunque bisogna mettersi in lista d’attesa. D’altro canto se uno sa di non avere alternative perché non sa cucire e ricamare o non vuole perché non ne ha voglia, è costretto a rivolgersi ad un sarto o noleggiare un costume. In realtà la maggior parte delle persone, per evitare spese, sceglie tra quelli proposti dai gruppi di rievocazione su prenotazione. Chi invece sa un cucire e vuole mettersi alla prova è scoraggiato dall’idea di dover spendere un’enormità, ma abbiamo visto prima che in realtà la spesa per un costume è praticamente la stessa che sosterrebbe un gruppo. Si crede erroneamente che per fare un buon lavoro ci vogliano tessuti molto costosi e di una certa qualità, con un certo tipo di decorazioni e passamanerie altrimenti il costume non vale niente. Non è vero: in realtà si può spendere una cifra molto contenuta e fare un buon lavoro, durevole nel corso del tempo ed è bene sapere sin da ora che la spesa reale o complessiva che si andrà a sostenere non è rappresentata solo dall’acquisto dei tessuti, ma ha numerose componenti. Prima di mettere mano alla cassetta dei risparmi, bisognerebbe disfarsi definitivamente di tutti i luoghi comuni del caso.

 

Tanto per fare un esempio, per fare un buon lavoro occorre che il tessuto sia di qualità, e per essere di qualità non deve essere firmato dal grande stilista italiano di moda del momento né deve essere costosissimo; un tessuto per essere di qualità deve essere resistente al lavaggio, alla stiratura e deve potersi lavorare. È indispensabile in tal caso conoscere le fibre tessili, per discernere quelle coerenti con il periodo storico del costume che vogliamo fare da quelle non coerenti. Le fibre sintetiche ed elasticizzate vanno bandite, utilizzando solo ed esclusivamente quelle realizzate con materiali naturali, anche quando fossero elaborate nella trama (damaschi e broccati per esempio, ma sono coerenti anche tessuti naturali misti come lino e seta o seta e lana [2]). Le uniche eccezioni ammissibili riguardo al sintetico, per questioni etiche più che economiche, riguardano l’uso di pelli e pellicce ecologiche al posto di quelle vere, cuoio escluso [3]; e ammissibili sono anche le fodere non elasticizzate, da utilizzare per curare le parti di costumi che altrimenti mostrerebbero il rovescio di ricami o cuciture diverse, come ad esempio la parte interna dei mantelli [4]. Per la realizzazione di un costume medievale potrebbe inoltre essere necessario l’acquisto di più tessuti, di colore diverso e in quantità diverse, e accade più frequentemente per costumi del Basso Medioevo che dell’Alto Medioevo. Si aggiunga la possibilità dell’acquisto di filati per eseguire ricami, bottoni o lacci per la chiusura di scollature o maniche, perle e passamanerie per decorazioni e tutto quello che serve per la realizzazione di accessori come cinture, borselli o calzature quando possedessimo gli strumenti necessari per lavorare metalli e cuoio.

 

 

Figura 2 – Schema dei fattori che influiscono sulla spesa necessaria alla realizzazione di un costume.

 

Un altro elemento che potrebbe indurci in inganno e che apparentemente sembra farci spendere meno è la comune convinzione che i costumi dei primi secoli del Medioevo sono poveri mentre quelli della fine del Medioevo siano i più ricchi, per cui logica vorrebbe che fare un abito altomedievale sia molto meno dispendioso che farne uno bassomedievale. Quello che in alcuni casi non spenderemmo in tessuto andrebbe speso nell’acquisto di filati, materiali o strumenti di lavoro non sempre sono economici; dunque non facciamoci sempre ingannare dai luoghi comuni che attribuiscono all’Alto Medioevo l’oscurantismo che in realtà non gli appartiene. Con i tessuti giusti, le opportune decorazioni e i giusti elementi accessori un costume dell’Alto Medioevo potrebbe benissimo avere eguale valore di un costume del Quattrocento. Certamente per chi è alle prime armi è bene non partire subito con l’idea di farsi un abito sontuoso, ma si cominci invece da cose semplici e non troppo elaborate. Gli estremi sono sempre nocivi, sia in eccesso sia in difetto. Quando si deve realizzare un costume storico medievale non bisogna mai fermarsi al solo abito o ai soli elementi del vestiario, vanno considerati anche gli accessori come cinture e borselli e le calzature. Nella maggior parte dei casi comprare questi oggetti presso botteghe specializzate costa molto meno che acquistare il materiale e farli da zero, senza contare che dovremmo comprare tutta la strumentazione necessaria quando non si possieda già per altre ragioni; in quel caso bisognerebbe poi saper anche lavorare il cuoio per fare un manufatto durevole nel tempo. Si deve considerare anche il fatto che si tratta di oggetti di uso non comune e che durano nel tempo. Altro tipo di accessori sono i gioielli, di uso soprattutto femminile, i quali non vale la pena farli realizzare veri da mastri orafi specializzati e con materiali veri, così come è assurdo andare a comprare vere pietre per fare delle riproduzioni che utilizzerete se va bene poche volte senza mai riuscire a rifarvi della spesa. Esistono delle alternative molto meno costose e alla portata di tutti, e il fatto di utilizzare pietre sintetiche al posto di quelle vere non rende un lavoro ben fatto e filologicamente corretto, meno bello e importante della riproduzione di un originale fatta con materiali costosi e veri. È ovvio che in questo caso il nostro è un ‘falso d’autore’, ma ci serve per fare una rievocazione e null’altro: si tratta di una ricostruzione fedele e simbolica che non può essere venduta e tanto meno spacciata come autentica. Filologicamente scorretto e purtroppo di largo uso sono le corone di plastica stile carnevale con patine dorate che si rovinano facilmente. Ricostruire dei gioielli in conformità ed esemplari originali richiede in genere una spesa modestissima, ma anche un certo tempo e una certa dimestichezza e attenzione nel lavorare i metalli e saper applicare le pietre già incastonate su una superficie metallica, in tal caso ci vengono in aiuto alcuni validi manuali [5].

 

Un altro aspetto che raramente si tiene in considerazione nella realizzazione di un costume e dunque nella spesa è l’importanza della figura che si vuole riprodurre. in epoca medievale l’abito anche rappresentativo di uno status sociale ben preciso e dunque aveva una funzione. Tessuto, colori, decorazioni e forme erano nel loro insieme un messaggio; un aspetto, questo, spesso dimenticato nel contesto delle rievocazioni, nelle quali si mira invece a far trionfare lusso e colori sulla funzione del costume e delle figure rappresentanti la società di un determinato periodo ed in un determinato luogo. Se si deve quindi fare un abito da nobile si deve giustamente puntare al lusso ma senza esagerazioni perché si rischia di andare fuori contesto. Nel caso di un costume da povero, per esempio il costume da lebbroso, spenderemo sicuramente meno in tessuti, decorazioni, ecc, ma in epoca medievale era una figura con un significato particolare, al di là che fossero emarginati e isolati nei lebbrosari e ricostruire il costume non è facile come sembra. La figura di un vescovo, importantissima in epoca medievale, deve essere rappresentata da un costume particolarmente elaborato e questo non significa che bisogna comprare tessuti ecclesiastici (costosissimi) perché hanno nella trama motivi religioni, moderni e diversi rispetto al Medioevo. Né, d’altra parte, vanno acquistati tessuti con trame stampate con croci o simboli religiosi: in epoca medievale l’abbigliamento ecclesiastico era ricamato e sopravvivono ancora oggi alcuni esemplari in cui si vedono rappresentate nei ricami scene della Bibbia o dei Vangeli, oppure Santi. Anche le figure meno rilevanti, in ambito ecclesiastico, meritano comunque di essere rappresentate degnamente e dunque i frati, a prescindere dall’Ordine, non vanno rappresentati come straccioni per spendere meno in tessuto e per rappresentare la povertà, la quale ha un significato importantissimo, valido ancora oggi. Un saio, dunque, deve essere fedele anche alla tradizione storica e religiosa dell’ordine che si decide di rappresentare e non limitarsi ad un semplice sacco di juta, tessuto che tra le altre cose in epoca medievale non esisteva nemmeno.

 

Riguardo la figura sociale che si decide di rappresentare, per i privati che vorrebbero partecipare ad una sfilata storica, è sempre meglio informarsi per tempo sulle figure maggiormente ricercate, prima di effettuare studi ed acquisti di ogni genere; oltre ad accertarsi della concreta possibilità di partecipare con un costume proprio. In genere le rievocazioni sono eventi tradizionali e aperti al pubblico con cortei composti prevalentemente da volontari e quindi anche per questo le associazioni di rievocazione da parte loro danno, su prenotazione e gratuitamente, i propri costumi; questi di anno in anno vengono indossati da persone diverse essendo spesso taglie ‘universali’ [6]. Sfortunatamente la maggior parte delle persone vorrebbe partecipare con costumi propri non si informa per tempo sulle figure più ricercate e altrettanto fanno coloro che prendono a prestito o noleggio costumi storici. Si osserva così uno dei fenomeni che rende spesso e volentieri i cortei medievali poco coerenti con la realtà storica, ossia ci si ritrova con una miriade di nobili signori ed un pugno di contadini; un paradosso che anche la gente percepisce ma si è così attratti dai costumi signorili, principali protagonisti delle sfilate storiche, che quasi non ci si accorge delle figure del popolo. A tale fenomeno corrisponde la mancanza di volontari per ricoprire queste figure che vengono viste come inutili e soprattutto nessuno le nota, a meno chè non siano particolari come il lebbroso o la strega i quali spesso e volentieri, però, non hanno nulla a che fare con la tradizione storica del luogo e servono a fare più scena che altro. Pochi sono disposti a mettersi costumi da figure del popolo mentre tutti, specie le donne, vorrebbero indossare costumi nobiliari e gli uomini non sono da meno. Per la gente comune purtroppo fare il popolano significa fare lo straccione e pochi sono disposti a prendere quei panni, ma non è rimediando stracci o vecchi abiti malconci che si fa un buon lavoro, tutt’altro, in quel modo sì diventa straccioni per davvero e si rischia la farsa. Non bisogna dimenticare l’importanza della plebe nel Medioevo, assai più numerosa della nobilità e un costume da popolano, per quanto povero possa essere, merita di essere ricostruito fedelmente, alla pari di quello nobiliare e richiede quindi una spesa minima. Spendere il minimo, in ultimo, non significa rimediare con materiali poco costosi che magari in epoca medievale non esisteva, si deve sempre scegliere il tessuto giusto e del colore giusto, applicare il taglio giusto. A spendere si fa sempre in tempo, ma è la qualità del lavoro ben fatto che fa la differenza.

 

Note

[1] Anche nei gruppi di rievocazione o rioni o contrade non si possiedono attrezzature speciali industriali come macchine da ricamo o macchine per cucire pelli per fare calzature. Calzature e cinture sono quasi sempre acquistate esternamente e i ricami sono nella maggior parte dei casi un lavoro eseguito interamente a mano, quindi anche in questi gruppi certe macchine non solo non ci sono ma per ragioni ovvie di praticità e convenienza economica non servono nemmeno. Eccenzion fatta per le botteghe specializzate che possono essere anche gruppi di persone in società, i gruppi rappresentanti contrade o rioni sono associazioni di privati che hanno le stesse risorse di un privato singolo.

[2] Sono numerosi i reperti riportati alla luce e datati al Medioevo, dove un frammento di abito o arazzo, è composto da fibre diverse come lana e seta, lino o seta.

[3] Il cuoio viene ricavato dalla pelle conciata di animali destinati al macello come sottoprodotto dell'industria della carne, mentre le altre pelli come quella di cervo, daino, ecc., ritenute pregiate richiedono l’uccisione dell’animale appositamente e lo stesso vale per le specie da pelliccia.

[4] In epoca medievale avrebbero usato della seta o un altro tessuto naturale come lino o lana per foderare un mantello, mentre oggi l’uso della prima è da riservare esclusivamente a costumi di un certo pregio, visto il suo costo, e possono essere utilizzati alternativamente tessuti come lino o lana se non si vuole utilizzare il acetato, poliestere o viscosa.

[5] Manuale di oreficeria e di lavorazione dei metalli di Tim McCreight, Tecniche Nuove ed., 2001 - 216 pagine

[6] In realtà la taglia universale non esiste, si tratta di costumi fatti in modo tale da essere indossati da più persone possibili di taglia media e per ovviare al problema delle taglie, per vestire ad esempio dalla 44 alla 50 si usano lacci che rendono un po’ più indossabile anche se non confortevole l’abito sulle persone più robuste. Raramente gli abiti vengono realizzati su misura in questi casi e proprio per questo motivo sono poco coerenti con il periodo rappresentato.

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