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Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume storico

Questionario

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Questionario sulla rievocazione storica ed il costume.
Vivere il Medioevo 2014. Powered by Blogger.

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I simboli della regalità: la corona di Costanza d’Aragona

Introduzione

Biografia di Costanza

La corona di Costanza

     Descrizione della corona

     La riproduzione della Corona

Riconoscimenti e ringraziamenti

Fonti bibliografiche

 

Introduzione

Il seguente articolo vuole proporre al pubblico altri due splendidi esempi di ricostruzione storica nell’ambito del costume medievale: la riproduzione della Corona di Costanza, il cui originale è custodito nel Museo della Cattedrale di Palermo e che fa parte del Tesoro della Cattedrale. I manufatti sono stati realizzati da Katia Foti, autrice dei costumi nuziali di Eleonora d’Angiò e Federico III d’Aragona presentati precedentemente su questo blog al link: Matrimonio di Eleonora d'Angiò e Federico III d'Aragona.

 

Biografia di Costanza

Costanza nacque presumibilmente nel 1184, secondogenita del re Alfonso Il d'Aragona e di Sancia di Castiglia. Della sua infanzia non si hanno notizie e le fonti riprendono la storia nel 1199, quando quindicenne sposò il Re Emerico d’Ungheria il quale cercava l'appoggio pontificio per rafforzare la propria posizione nei confronti del fratello minore, il futuro re Andrea [1]. Quale dotario [2] Emerico assegnò alla sposa due contee e 30.000 once d'oro. Il destino non fu magnanimo con Emerico che morì qualche anno dopo nel 1204, lasciando Costanza vedova e con un figlio, nato nel 1200 e al quale fu dato il nome di Ladislao. La situazione geopolitica dell’epoca, specie per quanto riguarda l’impero, non fu favorevole nemmeno per Costanza che non riuscì a rivendicare il trono d’Ungheria per il figlio [3], incoronato re (per strategia ovviamente) lo stesso anno della morte del padre. Andrea, cognato di Costanza, approfittò della situazione e usurpato il trono costrinse la regina a fuggire col figlioletto e a trovare ospitalità presso Leopoldo d'Austria. Ancora una tragedia famigliare nella vita di Costanza: nel 1205 morì infante il figlioletto Ladislao, a soli cinque anni [4] e rimasta completamente sola, con solo l’aiuto dello zio, Costanza fece ritorno in Ungheria. La situazione geopolitica dell’epoca subì una sorta di pausa, come se il tempo si fosse fermato e proprio in quel momento era necessario studiare una nuova manovra politica per rovesciare la Germania e i partigiani tedeschi. Già in passato però, proprio i tedeschi avevano pensato a fare una mossa simile per girare la situazione a loro vantaggio: l'imperatrice Costanza [5], morta nel 1198, aveva accarezzato l'idea di un matrimonio del figlio Federico con una delle sorelle del re Pietro II d'Aragona e fu proprio Innocenzo III, il quale assunse la tutela del giovane Federico dopo la morte della madre, a riprendere nel 1202 questo progetto. Costanza d’Aragona era più vecchia di Federico di ben dieci anni, una cosa un po’ insolita all’epoca vista l’opposta tendenza in cui erano i mariti ad essere più vecchi delle mogli. L’età degli sposi comunque era il problema minore in un certo senso e il Papa mirava a creare un nuovo asse di opposizione alla Germania imperiale, unendo due regni mediterranei: quello Aragonese e quello siciliano che per altro lo riconoscevano come loro signore feudale. La scelta inizialmente non prevedeva Costanza come futura sposa del giovane Federico, anch’essa più vecchia di parecchio del giovane principe, ma alla fine questa venne data in moglie nel 1211 al conte Raimondo di Tolosa. Inoltre nel 1202 non erano ancora accaduti i disastrosi fatti che avevano costretto prima la fuga e poi il rientro di Costanza in Ungheria a causa delle ostilità. Fu proprio il rientro di Costanza a far cambiare la posizione delle pedine sulla scacchiera del Papa e Innocenzo III scelse la sua regina. Le trattative matrimoniali iniziate nel 1204 per Sancia mutarono a favore di Costanza ma si trascinarono fino al 1208, quando il futuro Federico II di Svevia avrebbe raggiunto la maggiore età (14 anni) [6] e probabilmente perché la situazione del Regno di Sicilia aveva assunto una certa urgenza. Nel febbraio del 1208 il vescovo di Mazara si recò a Saragozza per conto di Innocenzo III e di Federico II con l'incarico di condurre la sposa nel Regno; ma il risultato della missione fu soltanto la conclusione definitiva del contratto nuziale che fu confermato da Innocenzo III nell'agosto dello stesso anno. In base a questo contratto Costanza assunse il titolo di regina di Sicilia. Verso la metà del 1209 Costanza lasciò finalmente l'Aragona giungendo a Palermo il 15 agosoto 1209. Le nozze furono celebrate alcune settimane più tardi, perché Federico Il si trovava a Messina al momento dell'arrivo della sposa. Federico II assegnò a Cosnza il consueto dotario delle regine siciliane: alcuni feudi nell'isola di Sicilia, tra cui Taormina e Vieste. Come previsto dal contratto nuziale, Costanza era stata condotta in Sicilia dal fratello Alfonso conte di Provenza alla testa di 500 cavalieri che dovevano sostenere Federico II nella lotta contro la nobiltà del Regno. Ancora una volta la sfortuna cagionò danno alla non più giovane regina: l’esercito fu colpito da una grave epidemia e così il corposo aiuto militare si rivelò invece piuttosto modesto. Le fonti attribuiscono a Costanza, sin dai primi anni di matrimonio, una certa influenza nella politica del marito oltre ad un’attiva partecipazione nelle decisioni più importanti. Non va dimenticato che Costanza essendo più vecchia del marito aveva alle spalle anche una maggiore esperienza e gli atti la vedono partecipe negli atti di confisca di Federico II e nell’allontanamento di figure ribelli come Gualtieri di Palearia membro del Consiglio del re [7]. Federico II era figlio di Enrico VI imperatore e di Costanza d’Altavilla, ma per nascita non era automaticamente il nuovo imperatore e infatti in quell’epoca regnava Ottone IV, che proprio nel 1210 fu scomunicato da Innocenzo III [8]. La scomunica di Ottone IV diede ai sostenitori del partito guelfo il pretesto per mettere un altro al suo posto e in accordo con il papa offrirono la corona imperiale a Federico II, che partì. Costanza vedeva però questa unione, a cui il papa precedentemente si era opposto, come un’avventura incerta e rischiosa. Dopo la partenza di Federico II per la Germania ella assunse la reggenza nel Regno di Sicilia e contemporaneamente la tutela del figlio ed erede al trono Enrico, nato nel 1211, che già era stato incoronato re di Sicilia [9]. Costanza soggiornò in Sicilia fino al 1216 e le fonti attestano che la sua residenza preferita fosse Messina. Lo stesso anno partì da qui, insieme al figlio Enrico, all'arcivescovo Berardo di Palermo e dal conte tedesco Alberto di Everstein per raggiungere Federico in Germania. Costanza arrivò a Norimberga nel dicembre 1216 e da allora seguì Federico in tutti i suoi spostamenti in Germania, ma senza distinguersi più con iniziative proprie. Non sappiamo, quindi, se abbia avuto una parte nelle trattative di Federico II con Onorio III relative alle questioni romana e siciliana. Costanza accompagnò il marito nella discesa in Italia e fu incoronata imperatrice da Onorio III in S. Pietro a Roma il 22 novembre 1220 [10]. Dopo l'incoronazione l'imperatrice si recò di nuovo in Sicilia, passando per Montecassino, Sessa, Capua, Puglia e Calabria. Dopo il suo ritorno in Sicilia alla fine di maggio 1222, Federico II fu completamente assorbito dall'assedio dei Saraceni a Iato e non rivide più Costanza che nel mentre si trovava invece a Catania dove morì il 23 giugno 1222 [11].

 

Costanza fu deposta in un sarcofago di marmo antico, posto accanto a quelli di porfido in cui riposavano le spoglie di Ruggero II, di Enrico VI e di sua moglie Costanza.

 

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La corona di Costanza

Durante la sepoltura della moglie, con gesto di particolare rispetto Federico II fece deporre nella tomba di Costanza la propria corona. Quando nel 1491 si iniziarono le prime indagini ufficiali sulle tombe reali della Cattedrale di Palermo, il sarcofago venne trovato ed aperto e dentro vi era ancora la corona [12]. Francesco Daniele nel suo “I regali sepolcri del Duomo di Palermo riconosciuti e illustrati” del 1784 cita:

 

“Inditi. MCCCCLXXXXL Fu apertu hi monumentu di marmora, chi è in lu locu, unni stannu li quattru monumenti di porfidi; in hi quali fu trovatu unu scrignu firratu, intra lu quali chi fu truvata una patena di ramu, supra unu pannu di oru, subtu la quali chi era un corpu mortu, in la quali patena lu epitaphiu Hoc efì corpus. In testa di lu quali corpu chi fu truvata una coppula tutta guarnuta di petri preciuse, perni grossì e minuti, e piagi di oru massizzu e un cullaru di oru cum petri preciusi, li quali joyi foru livati e purtati in lu thesauru di la majuri Panurtnitana ecclesia” [13]

 

Si tratta di una descrizione della corona definita come in rame ed oro e tempestata di gemme preziose; descrizione generica e fatta sulle prime fonti del XV secolo probabilmente, e che documenti successivi, specie quelli redatti in occasione della seconda indagine del 1781, contraddicono aggiungendo invece dei dettagli non indifferenti, riguardanti anche gli altri gioielli presenti nel sarcofago e tutt’ora custoditi nel Tesoro della Cattedrale di Palermo. Stando alle fonti e ai vari autori che parlano di questa corona, tra i più recenti si ricorda Claudia Guastalla che riporta un restauro alla corona, avvenuto probabilmente prima del Novecento, e che avrebbe dato alla corona stessa l’aspetto attuale [14].

 

Da quanto riportano le fonti storiche dell’epoca e quelle successive durante l’esplorazione dei sarcofagi reali, si deduce che la corona forse in origine non era propriamente di Costanza quando era in vita, ma presumibilmente di Federico. Alcuni come Lipinsky, sostengono che Federico prese la corona maschile normanna per sé e si sarebbe trattato del Kamelaukion (Camaleuco) bizantino portato da Ruggero II alla fine del XII secolo. In effetti la corona somiglia molto ad esemplari raffigurati nei mosaici bizantini cristiani, tra cui quelli del Duomo di Monreale (Palermo) e quelli della Martorana a Palermo e anche in mosaici di epoche precedenti, anche nel Nord Italia si ritrovano rappresentate corone con i due caratteristici pendenti ai lati. Altri sostengono che la corona fosse quella della madre di Federico, passata a Costanza al momento dell’incoronazione. Nella Enciclopedia Federiciana a proposito del Tesoro Imperiale [15] si parla in più occasioni di una corona della quale sono a sua volta dubbie le origini. Già dal 1248, quando Federico II assediò Parma si inizia a parlare, tra gli oggetti preziosi depredati dai difensori della città di Parma, di una corona d'oro dell'imperatore: era ornata di pietre preziose e perle e nella descrizione dell'inventario si parla anche di "multas habens ymagines fabrefactas et elevatas". Infine si ha notizia di una corona appartenente all'eredità di Federico II che re Enrico III d'Inghilterra desiderava acquistare per suo figlio Edmondo ‒ in quanto pretendente al trono del Regno di Sicilia ‒ e che era giunta in possesso di finanziatori genovesi. Altre fonti ancora parlano poi di una corona appartenuta niente meno che ad a Santa Elisabetta di Turingia, ma è improbabile che si tratti dello stesso oggetto.

 

La fattura della corona rinvenuta nel sarcofago di Costanza è tale che più studiosi hanno ipotizzato che non fu realizzata per il corredo funebre – molto diverso in generale, per tradizione, rispetto a quello imperiale d’oltralpe – e non fu fatta fare in Germania, ma a Palermo presumibilmente da maestri orafi e artigiani siciliani [16]. Infine, gli esperti hanno supposto che la Corona fu realizzata in epoca normanna, verso la fine del XII secolo, tra gli anni ’70 e ’80.

 

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Descrizione della corona

La corona originale è di forma emisferica e inizialmente realizzata con un telaio in rame che le dava rigidità, specie alle parti in tessuto che erano di seta e ricamate con pietre preziose. Il telaio interno in rame fu rimosso in quanto era talmente ossidato da aver rovinato il tessuto. Fu sostituito con una imbottitura. La corona è circondata da tre galloni: uno alla base e due trasversali nella parte sferica che formano quattro spicchi. Tutti e tre i galloni sono arricchiti da lamine in oro e smalti, delimitati da perle grezze. Sono inoltre presenti, tra una lamina e l’altra delle pietre incastonate. Una pietra incastonata si trova anche nel punto di intersezione dei due galloni trasversali. La corona è poi ornata anche con altre pietre preziose tra cui rubini e zaffiri. Sotto alla fascia che circonda la base della corona si trova un altro gallone in oro sul quale sono stati incastonati dei turchesi. Infine, i due pendenti laterali (infula o pendilia) sono in oro, di forma triangolare e sono ornati con smalti e granati.

 

Figura 1 – Disegno rappresentativo della Corona di Costanza, rinvenuta nel sarcofago. Rappresentazione tratta dal libro I regali sepolcri del Duomo di Palermo riconosciuti e illustrati di Francesco Daniele, 1784

 

Figura 2 – Corona di Costanza d’Aragona, custodita nel Museo del Tesoro Imperiale della Cattedrale di Palermo. Fonte immagine: Wikipedia

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La riproduzione della Corona

La riproduzione della corona è stata realizzata interamente a mano, con metodi artigianali, da Katia Foti, autrice dei costumi nuziali di Eleonora d’Angiò e Federico III d’Aragona. Si tratta di un lavoro lunghissimo durato ben sei mesi. La corona è fedele in tutto e per tutto all’originale. La struttura portante è in rame sulla quale sono stati fatti tanti buchini per poter cucire tutte le perle e perline con ago e filo. L'interno invece è foderato in seta color ocra. Infine, i pendenti laterali sono composti da lastrine di rame tagliate a mano e bucate con chiodo e martello per poter cucire i decori. Il tutto è stato poi invecchiato con smalti e colori vari sia per la forma sia per il tipo di lavorazione. Le pietre invece non sono vere, ma sintetiche.

 

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Figura 3 – Riproduzione della corona di Costanza d’Aragona, realizzata da Katia Foti

 

Riconoscimenti e ringraziamenti

Un sentito ringraziamento a Katia Foti che mi ha permesso di pubblicare questo articolo dedicato alla corona di Costanza d’Aragona ed alla sua fedelissima riproduzione, prova di una grande, unica abilità artigianale.

 

Fonti bibliografiche

 

Note

[1] Questo matrimonio sembra essere stato intermediato e voluto dallo stesso pontefice, Innocenzo III. Emerico era inoltre tra i pretendenti al trono imperiale e l’appoggio del papa non poteva che fargli comodo.

[2] Fa riferimento alla controparte, in questo caso, Emerico che da alla sposa una “controdote”, ossia un’ulteriore dote.

[3] Emerico, re dell’Ungheria, nella lotta al trono imperiale aveva appoggiato il futuro imperatore Ottone IV, a sua volta appoggiato dallo stesso Papa Innocenzo III. Il gioco di alleanze, suggellate molto spesso attraverso complicate e calcolate politiche matrimoniali, aveva creato un asse di opposizione al partito ghibellino, che univa l’Ungheria al Mezzogiorno d’Italia e che coinvolgeva anche la Chiesa.

[4] Non deve affatto sorprendere l’altissimo tasso di mortalità infantile in epoca medievale e colpiva tanto il popolo che viveva nella maggior parte dei casi in precarissime condizioni igieniche, quanto le case regnanti dove almeno in teoria un minimo di igiene in più ce lo si poteva permettere.

[5] Costanza I di Sicilia, nota come Costanza d'Altavilla (Palermo, 2 novembre 1154 – Palermo, 27 novembre 1198), ultima della sua stirpe, è stata regina di Sicilia, imperatrice (come moglie di Enrico VI di Svevia) e madre di Federico II di Svevia. Costanza era figlia postuma di Ruggero II re di Sicilia e della sua terza moglie Beatrice di Rethel.

[6] Federico all’epoca aveva solo 14 anni, per la nostra epoca sarebbe ancora un adolescente imberbe, ma in realtà in epoca medievale si trattava di un’età ideale per far convolare a nozze i rampolli delle case nobiliari e regali.

[7] Fu riabilitato nel 1213 per intervento del papa.

[8] È bene fare qui una precisazione: Ottone IV era nipote dell’Imperatore Enrico VI, figlio a sua volte del Barbarossa. Alla morte di Enrico VI, salì al trono il figlio Enrico VII eletto imperatore e di partito ghibellino mentre gli oppositori della dinastia Staufen elessero imperatore il cugino Ottone, invece di partito Guelfo. Enrico era appoggiato dal Re di Francia Filippo Augusto mentre Ottone da Riccardo d’Inghilterra e poi dal fratello Giovanni. La partecipazione di Enrico VII alla crociata cambiò le sorti dell’Impero e la scelta cadde su Ottone, eletto imperatore e incoronato ad Aquisgrana dall’Arcivescovo di Colonia, che era il solo a poter fare un’incoronazione legittima. Ottone non era un cugino qualunque di Enrico VII, era il figlio di Enrico il Leone, cugino a sua volta di Enrico Barbarossa a cui negò l’aiuto nella per la campagna in Italia, favorendo di fatto la disfatta tedesca nella battaglia di Legnano e per questo fu doppiamente condannato al bando nel 1180 perdendo la Sassonia e spogliato ulteriormente di beni e terreni dallo stesso Barbarossa. Il suo tradimento gli costò caro e il figlio che certo non ereditava tutti gli originari feudi paterni sottratti dalla corona, non poteva che essere di partito opposto all’impero e dunque essere guelfo, per questo ottenne il favore del Papa Innocenzo III. La scelta del Papa non fu dettata semplicemente dalla presa del suo partito da parte del giovane rampollo imperiale, piuttosto la sua vera intenzione era impedire l’unificazione del Regno di Sicilia con il Sacro Romano Impero. Ottone giurò dunque fedeltà alla Chiesa in segno di sottomissione e non solo di alleanza, ma col tempo nacquero dei disaccordi, insuperabili per la corona e si giunse dunque alla ribellione al Papato, al tradimento di tutti i giuramenti fatti e Ottone IV venne scomunicato. La situazione di Ottone peggiorò quando anche il cugino di ritorno dalle crociate si fece incoronare alla stessa maniera imperatore e i due vennero alle armi provocando una guerra civile, terminata solo con l’assassinio di Enrico. Come se non bastasse Ottone IV era arrivato a chiedere atto di sottomissione proprio allo stesso Federico II di Svevia, fratello di Enrico VII, atto che né Federico né il papa poterono tollerare.

[9] Anche questa è da intendersi come manovra politica per impedire ad altri di mettere le mani sul Regno di Sicilia.

[10] Nel 1216 morì Papa Innocenzo III. Nato Lotario dei Conti di Segni (Gavignano o Anagni, 22 febbraio 1161 – Perugia, 16 luglio 1216), fu il 176º papa della Chiesa cattolica dal 1198 alla morte. Fu anche autore del De contemptu mundi, tradotto anche come Il disprezzo del mondo, una sorta di risposta per rimproverare e condannare i libertini contenuti dei testi cortesi. Fu tutore di Federico II di Svevia, ruolo nel quale gli succedette Onorio III che fu anche il suo successore.

[11] Costanza non aveva quarant’anni quando morì e anche se non si hanno notizie sulle cause della morte è lecito presumere che potesse aver contratto una malattia grave, forse di natura infettiva, durante il viaggio.

[12] Un segno importante questo perché significa che, contrariamente ad altri casi anche successivi e di epoca odierna, la tomba non fu trafugata da alcuno.

[13] I regali sepolcri del Duomo di Palermo riconosciuti e illustrati di Francesco Daniele, 1784. Pp. 84-85

[14] Il restauro è documentato dal Bock e sarebbe avvuto nel 1848, da allora non sono riportate più modifiche alla corona se non per modificarne il rivestimento interno, durante il deposito in Vaticano, per proteggerla durante il primo conflitto mondiale.

[15] Un tempo l'idea che Federico II possedesse immensi tesori e che, soprattutto, questi superassero largamente quanto era consueto a nord delle Alpi si fondava sullo splendore esteriore che caratterizzava l'imperatore ‒ da lui coltivato con piena consapevolezza ‒, che si estendeva perfino al folto seguito di cui si circondava nelle apparizioni pubbliche e allo stuolo di animali che, a quanto sembra, non mancava mai nei suoi cortei. Nemmeno quand'era in guerra, per esempio durante l'assedio di Parma nel 1248, Federico rinunciò a questo sfarzo. Naturalmente quest'attitudine era connessa allo splendore della corte siciliana in cui si rifletteva il fasto dei sovrani bizantini e fatimidi. La seconda circostanza che palesemente suscitò un'impressione straordinaria fu la necessità di utilizzare non meno di centocinquanta bestie da soma per il trasporto del tesoro che Enrico VI, dopo la conquista di Palermo, fece trasferire nel 1195 al castello imperiale di Trifels in Germania, e si trattava solo di una parte del tesoro regale. Infatti, non molto tempo dopo, l'imperatore ricevette la notizia che dietro una porta segreta era stato ritrovato anche il tesoro di Ruggero II. Una parte di esso fu donata alle chiese, come nel caso delle due corone bizantine destinate a S. Michele di Bamberga, il cui aspetto ci è noto soltanto grazie alle incisioni e alle descrizioni settecentesche. Alcune delle stoffe preziose prodotte dalla stessa officina ‒ come la fodera del manto regale di Ruggero II provengono dalle ricchezze di cui Enrico VI riuscì a impadronirsi in Sicilia. Federico II ricevette senz'altro una cospicua eredità della quale fece anche uso, come nel caso degli abiti siciliani appartenenti al tesoro imperiale. L'imperatore, da parte sua, incrementò notevolmente questo tesoro. Possediamo alcune notizie episodiche sugli oggetti preziosi in possesso di Federico II che purtroppo non possono essere identificati con quelli che sono giunti fino a noi. È possibile riconoscere solo le parti siciliane del Tesoro Imperiale.

[16] Gli esperti non hanno però escluso una collaborazione tra artigiani siciliani e quelli tedeschi della corte imperiale di Federico II.

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